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– Recensione

Дата публикации: 08-07-2026 10:00:09

L’ultimo Assassin’s Creed numerato perde la numerazione nel titolo, e tutti i riferimenti alla timeline del presente nelle vicende giocate. Ma guadagna delle meccaniche di gioco modernizzate, diverse chicche di Quality of Life e un bel po’ di side quest ed extra narrattivi.  Sviluppatore / Publisher: Ubisoft / Ubisoft SIngapore  Prezzo: 59,99 € Localizzazione: Completa PEGI: 18 Multiplayer: Assente Disponibile Su: PC (Steam), PS5, Xbox Series X|S Data di Lancio: 9 luglio  Resynced. Risincronizzato. E in effetti è un ottimo modo per descrivere l’operazione dietro questo remake di Black Flag: il materiale originale è (quasi) tutto lì, solo messo al passo con un 2026 che non è e non può essere il 2013 che ha visto Edward Kenway solcare i Caraibi per la prima volta. Giocare Black Flag Resynced vuol dire affrontare il paradosso della Nave di Teseo pad alla mano – o tastiera sotto le dita. Come nella storia raccontata da Plutarco, Ubisoft Singapore ha seguito il design originale, sostituendo i pezzi che col tempo si sono deteriorati in questi 13 anni. Il risultato, giocoforza, è qualcosa di diverso e uguale al gioco originale. Ma è anche qualcosa che mette da parte l’approccio a la The Witcher che la serie ha abbracciato da Origins in poi per tornare ad essere quell’Assassin’s Creed che i più vecchi tra noi ricordano. Proprio col capitolo che spesso e volentieri viene definito quello “meno Assassin’s Creed”. Un paradosso. Come la Nave di Teseo. DRUNKEN SAILOR Una delle prime cose che Ubisoft ha detto quando s’è iniziato a parlare di Black Flag Resynced è che tutta la storyline relativa alla timeline del presente era stata tagliata. Nel Black Flag originale, il primo Assassin’s Creed ambientato post-Desmond, la finzione narrativa ci voleva nei panni di un anonimo dipendente della Abstergo incaricato di esplorare i ricordi di Edward Kenway per trovare informazioni sui Saggi. Erano tutti elementi che servivano a gettare le fondamenta per una sottotrama che tredici anni fa era nuova, ma oggi si è già conclusa (in modo anche piuttosto sbrigativo). Soprattutto è cambiato – di nuovo – l’approccio alla timeline del presente nella serie, con Shadows che ha deciso di affrontarla più lateralmente, senza di fatto mai uscire davvero dall’Animus. Resynced si… Sincronizza a tutto questo ed entra a far parte dell’Animus Hub lanciato proprio con Shadows, con l’idea che nella finzione di gioco sia il giocatore stesso ad usare il software per rivivere i ricordi genetici. C’è un altro paradosso, qui, o forse è sempre quello della Nave di Teseo in un’altra forma, nel vedere un gioco che parla di come la memoria si conservi anche attraverso i secoli che decide di non preservare un pezzo dell’esperienza originale. Bisogna ammettere però che non era uno dei pezzi pregiati. E a dirla tutta l’approccio senza soluzione di continuità nell’Animus porta in dote anche delle nuove quest, le Fratture, che introducono degli scenari “What If” che finiscono per portare avanti la storyline del presente. L’approccio delle Fratture ricorda alla lontana quello delle fasi in prima persona di Assassin’s Creed Revelations: per quanto si giochi comunque sempre in terza persona e con lo stesso schema di controlli dell’esperienza base, qui l’accento è sul platforming, e man mano che si prosegue nella sezione i dialoghi sviluppano gli eventi. Ma ci sono delle aggiunte sul piano narrativo anche per quanto riguarda la storia di Edward, che in Resynced viene espansa con un nuovo capitolo end game, nuove quest secondarie e nuove isole esplorabili. Ma è nulla rispetto a quanto risincronizzato a livello di gameplay. RANDY DANDY OH Da Origins in poi la serie come detto ha preso una deriva molto più GDR, tanto da vanificare spesso l’efficacia dell’approccio stealth e della lama celata impedendogli di compensare la differenza di livello rispetto ai nemici, quando si cercava di affrontare NPC più carrozzati di Bayek o Kassandra. In Origins debuttava anche il selettore di difficoltà, con l’idea di tenere il piede in due scarpe e accontentare sia i giocatori che erano a bordo per la fabula di Assassin’s Creed che quelli che avrebbero voluto una sfida più interessante pad alla mano. Black Flag Resynced lascia perdere la deriva RPG, ma non si dimentica del selettore: lasciando le impostazioni di default, il livello di sfida è paragonabile a quello del gioco originale, con – va detto – una CPU più sveglia e capace di attaccare Edward anche a gruppi, non più muovendosi uno alla volta. Si può intervenire per abbassare la difficoltà oppure alzarla, ma già col setup normale si apprezzano le tante piccole migliorie apportate all’azione. Con una parata perfetta si può assassinare subito il nemico che ha attaccato. Allo stesso modo è possibile eseguire una spazzata e farlo cadere a terra o calciarlo per allontanarlo, cosa che si traduce in uno stordimento (con ovviamente possibilità di kill istantanea) se lo si manda a sbattere contro una parete o un ostacolo. Schivando addosso a un avversario è possibile scavalcarlo, rendendo decisamente più dinamica l’azione sul campo di battaglia, anche perché da un certo punto della trama in poi Edward ha anche la possibilità di usare una sorta di rampino per colpire sulla media distanza e destabilizzare i nemici. Resynced ha aggiunto anche alcune nuove spade con abilità e modificatori inediti, andando, in questo e praticamente solo in questo aspetto, a rifarsi un po’ alla deriva ruolistica dei capitoli moderni, laddove per il resto invece l’approccio è quello classico opportunamente svecchiato e rivisitato. E infatti anche lo stealth ha beneficiato di una revisione. Edward può accovacciarsi in qualunque momento, riducendo la sua visibilità – dotata di un suo indicatore a schermo, influenzato anche dal meteo perché per esempio nei momenti in cui c’è pioggia la copertura aumenta. Il rampino impatta anche qui, permettendo di eliminare i nemici da un’altura senza ricorrere ad un’uccisione con la lama celata più vistosa e rumorosa, ma appendendoli “alla Batman”. Dalle opzioni è possibile decidere se disattivare o no l’opzione che consente di saltare durante la corsa acrobatica, ma chi decide di lasciarla attiva viene ricompensato da un controllo maggiore sull’azione durante il parkour, complice anche la revisione generale alle animazioni, che adesso possono essere interrotte più facilmente. Se l’idea era dimostrare che l’approccio classico della serie, una volta opportunamente ricostruito, poteva ancora dire la sua, l’obiettivo è stato centrato senza il minimo dubbio. Perfino qui nei Caraibi, dove mancano i palazzoni visti in tutti gli altri capitoli e si vive molto meno nelle cittadine e molto di più sulla tolda della Jackdaw, Black Flag restituisce quel feeling ultimi anni zero/primi anni 10 che aveva fatto girare la testa a milioni di giocatori. E chissà cosa si potrebbe fare decidendo di sviluppare un Assassin’s Creed inedito mantenendo questa formula. Chissà se Black Flag Resynced non sia in realtà un esperimento per saggiare quanti giocatori gradirebbero altri “ritorni risincronizzati” a quello che Assassin’s Creed era ormai un’epoca fa. LEAVE HER, JOHNNY Un altro paradosso all’interno di Black Flag Resynced è che in realtà la nave, a differenza di quella di Teseo, è sostanzialmente rimasta se stessa. L’unica revisione rilevante del gameplay quando si comanda la Jackdaw riguarda i cannoni di poppa, dotati di una modalità di mira manuale ripresa da Assassin’s Creed Rogue. Per il resto Ubisoft Singapore qui si è limitata ad aggiungere delle munizioni alternative a quelle classiche, mantenendo la dotazione di armi a livello di cannoni e mortai già vista nel 2013. La Jackdaw era l’anima e il centro di Black Flag, e in Resynced la musica non è cambiata. Al massimo, s’è aggiunta qualche canzone da raccogliere nell’Open World e poi far cantare ai propri marinai quando si esplorano i Caraibi e non si sta litigando con le navi spagnole o inglesi. Il combattimento navale funziona allo stesso modo, così come è lo stesso il level design dell’esperienza, che in pratica è quanto di più vicino c’è sul mercato videoludico ad una versione multipiattaforma di The Legend of Zelda: The Wind Waker. Le aggiunte qui sono essenzialmente di volume, altre rotte da navigare e altre isole dove attraccare per dedicarsi all’esplorazione. Era forse l’elemento che rendeva Black Flag “meno” Assassin’s Creed, ma è anche quello più iconico e caratterizzante del capitolo. Se tredici anni dopo tantissimi giocatori ancora lo ricordano con affetto e addirittura canticchiano le canzoni che la ciurma della Jackdaw cantava per accompagnare l’esplorazione è proprio perché all’epoca tutto questo funzionava di già, e non c’era bisogno di aggiornarlo se non con qualche aggiunta di Quality of Life come la possibilità di dire alla nave di seguire la rotta verso il segnalino impostato in autonomia. O poter usare il viaggio rapido per tornare direttamente alla Jackdaw, che peraltro segue il giocatore quando si usa il viaggio rapido verso gli altri punti di interesse che lo consentono. ALL FOR ME GROG Quello che forse interessa maggiormente in un’operazione di questo tipo, però, è l’aspetto tecnico. Su console l’esperienza ha tre profili diversi. Performance è quello che punta ai 60 frame al secondo, a costo di accontentarsi col Ray Tracing, decisamente più aggressivo in Fidelity (che si dà come target i 30 FPS) e nella modalità bilanciata (40 FPS). La risoluzione, tranne che ovviamente su Xbox Series S, è sempre 4k upscalata. È chiaramente su PC dove ci si può sbizzarrire di più con le opzioni. Ubisoft Singapore ha inserito un tool in-game per il benchmark che aiuta a trovare la configurazione più adatta, e non guasta riesca anche a dire a che temperatura poi arriva la CPU, specie in queste giornate di estate estrema. Al netto di quello e dei preset a disposizione si può customizzare tutto: si può indicare il frame rate desiderato, settargli un cap oppure lasciarlo libero e anche, se la GPU lo consente, sfruttare le tecnologie di frame generation – dovendo però in questo caso rinunciare al V-Sync. Si può giocare con i parametri dell’upscaling (anche qui, sono presenti dei preset, ma si possono modificare i valori minimi, massimi e la risoluzione di partenza). Nel menu scalabilità, oltre a regolare il ray tracing, si può intervenire sul livello di dettaglio dei modelli dei personaggi, impostare quanto deve essere accurata la fisica dei capelli, settare particellari e texture e regolare anche l’accuratezza del terreno, impostando anche quanto dettagliate devono essere le impronte che restano sulla sabbia. Non mancano poi tutte quelle opzioni che permettono di attivare e disattivare motion blur, attivare la modalità per daltonici, disattivare lo shaking della telecamera che il gioco utilizza per trasmettere il feedback dei colpi in alcune circostanze e disattivare il sangue a schermo, che però insomma, in un gioco di pirati è un po’ come togliere l’alcol o i riferimenti all’alcol… In Breve: Assassin’s Creed Black Flag Resynced, come la Nave di Teseo, è un paradosso. Nuovo nella grafica e in qualche contenuto di contorno, orfano di tutta la narrativa della timeline del presente (che in realtà per noi è comunque già passato?), classico nella formula che rinnega la deriva RPG dei capitoli più recenti. Eppure paradossalmente è proprio qui che si respira un’aria nuova in-game. Se l’hai odiato nel 2013 lo odierai ancora, se l’hai amato, beh, vento in poppa. Piattaforma di Prova: PC Configurazione di Prova: AMD Ryzen 7 7800X3D, 32 GB di RAM, GeForce RTX 5070 TI Com’è, Come Gira: Sulla build usata per la prova nessun bug “alla Ubisoft” degno di nota, nemmeno lo spawn della nave sott’acqua diventato un meme iconico del Black Flag originale. Per il resto nelle opzioni su PC c’è da sbizzarrirsi per cucirsi l’esperienza addosso, sia per quanto riguarda il gameplay che soprattutto a livello di grafica e prestazioni.

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L’ultimo Assassin’s Creed numerato perde la numerazione nel titolo, e tutti i riferimenti alla timeline del presente nelle vicende giocate. Ma guadagna delle meccaniche di gioco modernizzate, diverse chicche di Quality of Life e un bel po’ di side quest ed extra narrattivi. 

Sviluppatore / Publisher: Ubisoft / Ubisoft SIngapore  Prezzo: 59,99 € Localizzazione: Completa PEGI: 18 Multiplayer: Assente Disponibile Su: PC (Steam), PS5, Xbox Series X|S Data di Lancio: 9 luglio 

Resynced. Risincronizzato. E in effetti è un ottimo modo per descrivere l’operazione dietro questo remake di Black Flag: il materiale originale è (quasi) tutto lì, solo messo al passo con un 2026 che non è e non può essere il 2013 che ha visto Edward Kenway solcare i Caraibi per la prima volta. Giocare Black Flag Resynced vuol dire affrontare il paradosso della Nave di Teseo pad alla mano – o tastiera sotto le dita. Come nella storia raccontata da Plutarco, Ubisoft Singapore ha seguito il design originale, sostituendo i pezzi che col tempo si sono deteriorati in questi 13 anni. Il risultato, giocoforza, è qualcosa di diverso e uguale al gioco originale.

Ma è anche qualcosa che mette da parte l’approccio a la The Witcher che la serie ha abbracciato da Origins in poi per tornare ad essere quell’Assassin’s Creed che i più vecchi tra noi ricordano. Proprio col capitolo che spesso e volentieri viene definito quello “meno Assassin’s Creed”. Un paradosso. Come la Nave di Teseo.

DRUNKEN SAILOR

Tagliata la storyline del presente, Ubisoft Singapore si è divertita con le Fratture

Una delle prime cose che Ubisoft ha detto quando s’è iniziato a parlare di Black Flag Resynced è che tutta la storyline relativa alla timeline del presente era stata tagliata. Nel Black Flag originale, il primo Assassin’s Creed ambientato post-Desmond, la finzione narrativa ci voleva nei panni di un anonimo dipendente della Abstergo incaricato di esplorare i ricordi di Edward Kenway per trovare informazioni sui Saggi. Erano tutti elementi che servivano a gettare le fondamenta per una sottotrama che tredici anni fa era nuova, ma oggi si è già conclusa (in modo anche piuttosto sbrigativo). Soprattutto è cambiato – di nuovo – l’approccio alla timeline del presente nella serie, con Shadows che ha deciso di affrontarla più lateralmente, senza di fatto mai uscire davvero dall’Animus. Resynced si… Sincronizza a tutto questo ed entra a far parte dell’Animus Hub lanciato proprio con Shadows, con l’idea che nella finzione di gioco sia il giocatore stesso ad usare il software per rivivere i ricordi genetici. C’è un altro paradosso, qui, o forse è sempre quello della Nave di Teseo in un’altra forma, nel vedere un gioco che parla di come la memoria si conservi anche attraverso i secoli che decide di non preservare un pezzo dell’esperienza originale. Bisogna ammettere però che non era uno dei pezzi pregiati.

Una vista che ti riporta indietro.

E a dirla tutta l’approccio senza soluzione di continuità nell’Animus porta in dote anche delle nuove quest, le Fratture, che introducono degli scenari “What If” che finiscono per portare avanti la storyline del presente. L’approccio delle Fratture ricorda alla lontana quello delle fasi in prima persona di Assassin’s Creed Revelations: per quanto si giochi comunque sempre in terza persona e con lo stesso schema di controlli dell’esperienza base, qui l’accento è sul platforming, e man mano che si prosegue nella sezione i dialoghi sviluppano gli eventi. Ma ci sono delle aggiunte sul piano narrativo anche per quanto riguarda la storia di Edward, che in Resynced viene espansa con un nuovo capitolo end game, nuove quest secondarie e nuove isole esplorabili. Ma è nulla rispetto a quanto risincronizzato a livello di gameplay.

RANDY DANDY OH

Da Origins in poi la serie come detto ha preso una deriva molto più GDR, tanto da vanificare spesso l’efficacia dell’approccio stealth e della lama celata impedendogli di compensare la differenza di livello rispetto ai nemici, quando si cercava di affrontare NPC più carrozzati di Bayek o Kassandra. In Origins debuttava anche il selettore di difficoltà, con l’idea di tenere il piede in due scarpe e accontentare sia i giocatori che erano a bordo per la fabula di Assassin’s Creed che quelli che avrebbero voluto una sfida più interessante pad alla mano. Black Flag Resynced lascia perdere la deriva RPG, ma non si dimentica del selettore: lasciando le impostazioni di default, il livello di sfida è paragonabile a quello del gioco originale, con – va detto – una CPU più sveglia e capace di attaccare Edward anche a gruppi, non più muovendosi uno alla volta. Si può intervenire per abbassare la difficoltà oppure alzarla, ma già col setup normale si apprezzano le tante piccole migliorie apportate all’azione. Con una parata perfetta si può assassinare subito il nemico che ha attaccato.

Assassin’s Creed torna al classico col capitolo “meno Assassin’s Creed”

Allo stesso modo è possibile eseguire una spazzata e farlo cadere a terra o calciarlo per allontanarlo, cosa che si traduce in uno stordimento (con ovviamente possibilità di kill istantanea) se lo si manda a sbattere contro una parete o un ostacolo. Schivando addosso a un avversario è possibile scavalcarlo, rendendo decisamente più dinamica l’azione sul campo di battaglia, anche perché da un certo punto della trama in poi Edward ha anche la possibilità di usare una sorta di rampino per colpire sulla media distanza e destabilizzare i nemici. Resynced ha aggiunto anche alcune nuove spade con abilità e modificatori inediti, andando, in questo e praticamente solo in questo aspetto, a rifarsi un po’ alla deriva ruolistica dei capitoli moderni, laddove per il resto invece l’approccio è quello classico opportunamente svecchiato e rivisitato.

Praticamente Wind Waker ma PEGI 18.

E infatti anche lo stealth ha beneficiato di una revisione. Edward può accovacciarsi in qualunque momento, riducendo la sua visibilità – dotata di un suo indicatore a schermo, influenzato anche dal meteo perché per esempio nei momenti in cui c’è pioggia la copertura aumenta. Il rampino impatta anche qui, permettendo di eliminare i nemici da un’altura senza ricorrere ad un’uccisione con la lama celata più vistosa e rumorosa, ma appendendoli “alla Batman”. Dalle opzioni è possibile decidere se disattivare o no l’opzione che consente di saltare durante la corsa acrobatica, ma chi decide di lasciarla attiva viene ricompensato da un controllo maggiore sull’azione durante il parkour, complice anche la revisione generale alle animazioni, che adesso possono essere interrotte più facilmente. Se l’idea era dimostrare che l’approccio classico della serie, una volta opportunamente ricostruito, poteva ancora dire la sua, l’obiettivo è stato centrato senza il minimo dubbio. Perfino qui nei Caraibi, dove mancano i palazzoni visti in tutti gli altri capitoli e si vive molto meno nelle cittadine e molto di più sulla tolda della Jackdaw, Black Flag restituisce quel feeling ultimi anni zero/primi anni 10 che aveva fatto girare la testa a milioni di giocatori. E chissà cosa si potrebbe fare decidendo di sviluppare un Assassin’s Creed inedito mantenendo questa formula. Chissà se Black Flag Resynced non sia in realtà un esperimento per saggiare quanti giocatori gradirebbero altri “ritorni risincronizzati” a quello che Assassin’s Creed era ormai un’epoca fa.

LEAVE HER, JOHNNY

Un altro paradosso all’interno di Black Flag Resynced è che in realtà la nave, a differenza di quella di Teseo, è sostanzialmente rimasta se stessa. L’unica revisione rilevante del gameplay quando si comanda la Jackdaw riguarda i cannoni di poppa, dotati di una modalità di mira manuale ripresa da Assassin’s Creed Rogue. Per il resto Ubisoft Singapore qui si è limitata ad aggiungere delle munizioni alternative a quelle classiche, mantenendo la dotazione di armi a livello di cannoni e mortai già vista nel 2013. La Jackdaw era l’anima e il centro di Black Flag, e in Resynced la musica non è cambiata. Al massimo, s’è aggiunta qualche canzone da raccogliere nell’Open World e poi far cantare ai propri marinai quando si esplorano i Caraibi e non si sta litigando con le navi spagnole o inglesi.

Non potevano certo tagliare le battaglie navali.

Il gameplay è stato profondamente rivisto e aggiornato al 2026

Il combattimento navale funziona allo stesso modo, così come è lo stesso il level design dell’esperienza, che in pratica è quanto di più vicino c’è sul mercato videoludico ad una versione multipiattaforma di The Legend of Zelda: The Wind Waker. Le aggiunte qui sono essenzialmente di volume, altre rotte da navigare e altre isole dove attraccare per dedicarsi all’esplorazione. Era forse l’elemento che rendeva Black Flag “meno” Assassin’s Creed, ma è anche quello più iconico e caratterizzante del capitolo. Se tredici anni dopo tantissimi giocatori ancora lo ricordano con affetto e addirittura canticchiano le canzoni che la ciurma della Jackdaw cantava per accompagnare l’esplorazione è proprio perché all’epoca tutto questo funzionava di già, e non c’era bisogno di aggiornarlo se non con qualche aggiunta di Quality of Life come la possibilità di dire alla nave di seguire la rotta verso il segnalino impostato in autonomia. O poter usare il viaggio rapido per tornare direttamente alla Jackdaw, che peraltro segue il giocatore quando si usa il viaggio rapido verso gli altri punti di interesse che lo consentono.

ALL FOR ME GROG

Quello che forse interessa maggiormente in un’operazione di questo tipo, però, è l’aspetto tecnico. Su console l’esperienza ha tre profili diversi. Performance è quello che punta ai 60 frame al secondo, a costo di accontentarsi col Ray Tracing, decisamente più aggressivo in Fidelity (che si dà come target i 30 FPS) e nella modalità bilanciata (40 FPS). La risoluzione, tranne che ovviamente su Xbox Series S, è sempre 4k upscalata.

Che piacevole ritorno, quello dello stealth senza statistiche da RPG.

Black Flag Resynced si può cucire sulla propria build e sul proprio gusto

È chiaramente su PC dove ci si può sbizzarrire di più con le opzioni. Ubisoft Singapore ha inserito un tool in-game per il benchmark che aiuta a trovare la configurazione più adatta, e non guasta riesca anche a dire a che temperatura poi arriva la CPU, specie in queste giornate di estate estrema. Al netto di quello e dei preset a disposizione si può customizzare tutto: si può indicare il frame rate desiderato, settargli un cap oppure lasciarlo libero e anche, se la GPU lo consente, sfruttare le tecnologie di frame generation – dovendo però in questo caso rinunciare al V-Sync. Si può giocare con i parametri dell’upscaling (anche qui, sono presenti dei preset, ma si possono modificare i valori minimi, massimi e la risoluzione di partenza). Nel menu scalabilità, oltre a regolare il ray tracing, si può intervenire sul livello di dettaglio dei modelli dei personaggi, impostare quanto deve essere accurata la fisica dei capelli, settare particellari e texture e regolare anche l’accuratezza del terreno, impostando anche quanto dettagliate devono essere le impronte che restano sulla sabbia. Non mancano poi tutte quelle opzioni che permettono di attivare e disattivare motion blur, attivare la modalità per daltonici, disattivare lo shaking della telecamera che il gioco utilizza per trasmettere il feedback dei colpi in alcune circostanze e disattivare il sangue a schermo, che però insomma, in un gioco di pirati è un po’ come togliere l’alcol o i riferimenti all’alcol…

In Breve: Assassin’s Creed Black Flag Resynced, come la Nave di Teseo, è un paradosso. Nuovo nella grafica e in qualche contenuto di contorno, orfano di tutta la narrativa della timeline del presente (che in realtà per noi è comunque già passato?), classico nella formula che rinnega la deriva RPG dei capitoli più recenti. Eppure paradossalmente è proprio qui che si respira un’aria nuova in-game. Se l’hai odiato nel 2013 lo odierai ancora, se l’hai amato, beh, vento in poppa.

Piattaforma di Prova: PC
Configurazione di Prova: AMD Ryzen 7 7800X3D, 32 GB di RAM, GeForce RTX 5070 TI
Com’è, Come Gira: Sulla build usata per la prova nessun bug “alla Ubisoft” degno di nota, nemmeno lo spawn della nave sott’acqua diventato un meme iconico del Black Flag originale. Per il resto nelle opzioni su PC c’è da sbizzarrirsi per cucirsi l’esperienza addosso, sia per quanto riguarda il gameplay che soprattutto a livello di grafica e prestazioni.

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