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Luca, vittima dei social: «Lì dentro ci sono tutti i miei amici, a qualsiasi ora trovo chi mi ascolta»

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

«Lì dentro c'è tutta la mia vita. I miei amici, le persone con cui parlo, quelle che mi ascoltano. Se alle tre di notte ho bisogno di qualcuno, so che una risposta la trovo...

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Luca ha 11 anni quando viene risucchiato prima da WhatsApp e poi da Telegram: all'inizio era solo un gioco

Luca, vittima dei social: «Lì dentro ci sono tutti i miei amici, a qualsiasi ora trovo chi mi ascolta»

di Laura Pace

3 Minuti di Lettura

sabato 11 luglio 2026, 00:15 - Ultimo aggiornamento: 00:17

«Lì dentro c'è tutta la mia vita. I miei amici, le persone con cui parlo, quelle che mi ascoltano. Se alle tre di notte ho bisogno di qualcuno, so che una risposta la trovo sempre, che sia da un chatbot o da un essere umano. Fuori, invece, mi sento solo». Luca ha 14 anni e vive a Milano. Ma quando ne aveva 11 ha iniziato a passare sempre più tempo sui social. Oggi è seguito dal Centro Re.Te. di Fondazione Carolina, il centro per il recupero terapeutico dei disagi giovanili. Luca è arrivato lì dopo essere diventato un ritirato sociale: per sei mesi non è più andato a scuola e ha smesso di uscire dalla sua stanza. Davanti allo schermo riusciva a trascorrere anche dodici ore consecutive. «È iniziato tutto con un gruppo WhatsApp della classe. Ci mandavamo meme, video, reel. All'inizio era un gioco, poi non riuscivo più a smettere. Aprivo Instagram, poi TikTok, poi Telegram. Continuavo a scorrere senza neanche rendermene conto, per tutto il giorno». Quella che sembrava una semplice abitudine, nel giro di pochi mesi si è trasformato in qualcosa di molto più grande. «Era come se il telefono mi chiamasse continuamente. Mi dicevo "ancora cinque minuti", ma passavano le ore». In quella spirale non c'era solo lui. «Eravamo sette o otto amici. Tutti facevamo la stessa cosa. Alcuni, per fortuna, sono riusciti a fermarsi. Io no». Con il passare del tempo però il mondo fuori dalla stanza scompare piano piano. «Non avevo più voglia di uscire.

Non mi interessava vedere nessuno. Tanto i miei amici erano già lì, dentro il telefono». A casa, però, nessuno immaginava fino in fondo cosa gli stesse succedendo. «I miei genitori vedevano che stavo sempre con il cellulare, ma pensavano fosse una fase. Hanno provato a mettermi delle regole: niente telefono a tavola, meno ore online. Io mi arrabbiavo. Tantissimo».

La situazione precipita il giorno in cui, durante alcuni lavori in casa, salta la connessione internet. «È come se qualcuno mi avesse tolto l'aria. Ho iniziato a urlare, ho risposto malissimo ai miei genitori. Li ho anche spinti. Oggi mi vergogno tantissimo di quel momento, ma allora vedevo solo una cosa: dovevo tornare online». È lì che la famiglia chiede aiuto. «Io ero convinto che il problema fossero loro. Non riuscivo a vedere che ormai la mia vita era diventata solo quella». Nel frattempo arriva anche Telegram. «Lì è stato ancora peggio. Giravano immagini pornografiche, video di ogni tipo. Entravi in un gruppo e finivi subito in altri dieci. Non c'erano controlli. Era tutto normale, almeno per me». Nel frattempo Luca smette di mangiare regolarmente, interrompe la scuola e si chiude nella sua stanza. «Mi alzavo e prendevo il telefono. Mangiavo con il telefono. Mi addormentavo con il telefono». Oggi il percorso terapeutico gli sta permettendo, lentamente, di ricominciare. Frequenta attività educative e prova a ricostruire relazioni reali. Ma ammette che la dipendenza non è scomparsa. «Se mi chiedi dove mi sento davvero ascoltato, la risposta è ancora lì, dentro ai social».

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