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La metamorfosi dei fondi europei dallo sviluppo alla spesa elettorale

Дата публикации: 04-06-2026 08:06:00

Con l’apertura del Commissario europeo Raffaele Fitto ad utilizzare i fondi europei per fronteggiare l’aumento dei prezzi dell’energia si consuma un altro passo della metamorfosi della politica di coesione. I...

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Con l’apertura del Commissario europeo Raffaele Fitto ad utilizzare i fondi europei per fronteggiare l’aumento dei prezzi dell’energia si consuma un altro passo della metamorfosi della politica di coesione. I fondi per la coesione nascono come asse portante del progetto stesso di integrazione europea. La necessità di destinare fondi, che non a caso si chiamano “strutturali”, verso le aree meno sviluppate, nasce dall’esigenza politica di giustizia sociale caro ai fondatori del mercato comune. Il progetto comunitario doveva poggiare su un mercato comune dal quale tutti traggono benefici. In termini economici si traduce nel concetto di convergenza: tutti i territori si sviluppano, ma chi è indietro deve essere aiutato a crescere più velocemente. Il mercato comune deve dunque favorire un processo di sviluppo economico equilibrato e armonico. Per questo i fondi strutturali sono sempre stati concepiti come fondi per finanziare investimenti strutturali (come le infrastrutture), e non la spesa corrente, nelle regioni meno sviluppate. Data la loro natura di finanziamenti di lungo periodo, tali fondi sono stati soggetti a programmazione settennale, come lo stesso bilancio europeo.

Ciò posto, da alcuni anni è in atto una metamorfosi della politica di coesione. Dai primi anni duemila i fondi per la coesione cominciano ad essere progressivamente integrati nella politica industriale e nella competitività. Ma è con la recente pandemia che si avvia la torsione più marcata. Nell’emergenza della recessione causata dalla pandemia da Covid19, la Commissione Europea ha rapidamente modificato i regolamenti per poter impiegare le risorse della coesione, soprattutto i fondi regionali, a sostegno delle famiglie e delle imprese in difficoltà. Lo scorso anno ha preso avvio il dibattito che porterà nei prossimi mesi a definire la struttura del nuovobilancio europeo del settennio 2028-2035. In quella sede è stata ribadita la necessità di aumentare la quota di “flessibilità” dei fondi da poter essere impiegati in caso di emergenze non previste. Nella revisione di medio termine della politica di coesione presentata lo scorso anno, inoltre, la Commissione ha inserito tra le nuove aree di impiego dei fondi anche i grandi progetti di politica industriale europea, la difesa e l’abitare.

Nonostante l’opposizione di una parte del Parlamento Europeo e del Comitato Europeo delle Regioni, la proposta della Commissione ha introdotto un ulteriore elemento di novità nella governance dei fondi di coesione, nella forma di un marcato riaccentramento. La proposta, infatti, prevede per la prossima programmazione che partirà dal 2028 un ruolo dei governi centrali molto più incisivo a dispetto di quello dei governi regionali. L’apertura del Commissario Fitto all’impiego dei fondi per l’emergenza energetica si inserisce coerentemente in un quadro che vede, da un lato, una crescente apertura a impiegare i fondi di coesione per “emergenze” nazionali e, dall’altro, un rafforzamento del ruolo dei governi centrali di gestione e indirizzo. L’impiego dei fondi europei per finanziare la casa, e ora l’apertura al loro utilizzo per fare fronte alla crisi energetica, segnano un passo ulteriore verso una completa metamorfosi dei fondi europei: da investimenti per lo sviluppo a forte trazione territoriale, a disponibilità finanziarie nelle mani dei governi centrali impiegate per fare fronte a spese che non trovano spazio all’interno dei vincoli del Patto di Stabilità.

Un dato politico ulteriore da non sottovalutare è che il governo italiano si avvicina al termine del mandato e deve affrontare un anno elettorale. Tradizionalmente in questo anno i governi in carica tendono ad incrementare la spesa corrente per aumentare il consenso in vista delle elezioni. Consentire un impiego eccessivamente disinvolto dei fondi europei per fare fronte ad emergenze nazionali, come un aumento dei prezzi, che hanno un forte impatto sul consenso politico, può creare un precedente ancora più significativo sull’uso improprio dei fondi europei, aggravato dalla circostanza della presenza di un Commissario della stessa nazionalità che suggerisce la proposta.

* Dirigente di Ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Issirfa-CNR, e affiliato al Center for International and Strategic Studies – Università Luiss.

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