La plenaria di Strasburgo ha approvato la posizione negoziale dell’Europarlamento: un bilancio più ricco grazie a maggiori entrate dirette. Ma rimangono grandi distanze con il Consiglio dell’Unione europea, dove siedono i 27 Stati membri
Parlando con la stampa prima del voto, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini ha dichiarato che “il sostegno agli agricoltori, alle aree rurali e alle regioni è stato rafforzato”, ma ha precisato di non poter “sostenere così com’è” la relazione a causa di “lacune” in ambito migratorio, “troppa enfasi su politiche legate al Green Deal”, “l’introduzione di nuove risorse proprie” e “un’ulteriore centralizzazione”.
Il voto delle delegazioni italianeSul voto, la maggioranza di Governo italiana si è divisa. Forza Italia ha votato a favore, la Lega contro mentre il gruppo di Fratelli d’Italia si è astenuto. Anche l’opposizione ha avuto posizioni diverse, con il Movimento 5 Stelle contrario, alcuni eurodeputati di Avs astenuti e altri favorevoli. Favorevole anche l’intera delegazione del Partito democratico, con Stefano Bonaccini soddisfatto del “cambio di rotta” che l’Europarlamento ha chiesto rispetto alla proposta della Commissione e alle richieste “dei governi frugali e conservatori”.
Gli esecutivi di diversi stati membri, come Germania, Paesi Bassi e alcuni Paesi nordici, hanno già chiesto un bilancio pluriennale ancora più piccolo di quello proposto dalla Commissione. Il Qfp, insieme all’attualità internazionale, è stato al centro del Consiglio europeo informale che si è tenuto a Cipro la scorsa settimana. I capi di Stato e di Governo dei 27 hanno discusso per tre ore, senza arrivare a una sintesi.
“È un negoziato difficilissimo”, ha commentato in quell’occasione la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Le linee rosse dell’Italia riguardano i fondi della coesione e della Politica agricola comune (Pac)”, ha aggiunto, dicendosi però anche d’accordo nel finanziare le nuove priorità come “difesa e competitività”. Il punto è dove trovare le risorse per tutti questi obiettivi.
Poiché non sembra più all’ordine del giorno la possibilità di emettere debito comune europeo, una delle opzioni al centro del dibattito è aumentare le cosiddette risorse proprie dell’Ue, in pratica quei fondi che non passano dagli Stati membri ma che vengono raccolti direttamente dall’Unione con delle tasse continentali. La Commissione ha inserito cinque linee di finanziamento nella sua proposta e il Parlamento ha avanzato delle alternative, sottolineando l’importanza di generare 60 miliardi di euro annui di entrate. Alcuni Stati però si oppongono, sia per evitare nuove tasse sia per non dare eccessiva autonomia all’UE.
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