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Ranucci, la telefonata nella notte con Lavitola dopo la perquisizione: «Valter, magari eri lì per caso»

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

«Questi sono matti. Questa è una cosa incredibile, ignobile...». Sigfrido Ranucci ha appena saputo che Valter Lavitola è stato perquisito dai carabinieri con l'accusa...

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«Questi sono matti. Questa è una cosa incredibile, ignobile...». Sigfrido Ranucci ha appena saputo che Valter Lavitola è stato perquisito dai carabinieri con l'accusa di essere il mandante dell'attentato dinamitardo del 16 ottobre scorso sotto casa sua.

E cosa fa? Alle 3.56 di notte parla al telefono con lui. «Siamo stati due ore e mezzo, mi ha chiamato lui - riferisce Lavitola a un altro imprenditore - e mi ha mandato dei documenti. Mi ha detto che non sarebbe finita lì, che lui avrebbe...».

Le carte dell'inchiesta

Invece che porsi delle domande sul conto di un amico pluripregiudicato che in teoria avrebbe potuto agire per conto di un clan mafioso, date le modalità di azione dei 4 esecutori campani; invece di prendere tempo in attesa di avere un quadro più chiaro dell'inchiesta della Procura di Roma che aveva portato a indagare Lavitola per strage aggravata dal metodo mafioso; Ranucci critica gli inquirenti («questi sono matti») e lo difende a spada tratta («comunque vada non c'è un movente»).

Anzi, comincia a suggerirgli una serie di spiegazioni alternative che possano giustificare la presenza di Lavitola e del suo factotum camerunense Gomes Clesio Tavares sotto casa sua il 15 settembre scorso, un mese prima dell'attentato subito dal conduttore di Report (per gli inquirenti un sopralluogo preventivo alla bomba).

Ma per il gip capitolino Iole Moricca, che due giorni fa ha ordinato l'arresto di Lavitola e Tavares: il primo è finito nel carcere di Rebibbia, il secondo è latitante in Africa, Ranucci era «manipolato» dall'ex direttore dell'"Avanti!" - che lo voleva candidare come futuro premier per il centro sinistra - e quindi «in buona fede» quando lo difendeva.

La vicenda

Alle 19,40 del 4 luglio scorso, i carabinieri si presentano sotto casa di Lavitola mentre sta caricando la sua valigia nell'auto della compagna Natalia, che lo avrebbe dovuto accompagnare all'aeroporto di Fiumicino per prendere un volo alle 23 per Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia. Il giorno prima, al telefono con Tavares, gli aveva detto: «Domani ci vediamo». Un biglietto comprato in fretta e furia, subito dopo l'arresto della banda irpina autrice dell'attentato.

Ranucci viene a sapere quasi "in diretta" (gli inquirenti non sanno attraverso quali canali) della perquisizione in corso, due giorni prima che l'informazione diventasse di dominio pubblico. Lo riferisce subito a un suo collaboratore di Report, Daniele Autieri, che scrive a Lavitola: «Ciao Valter mi ha chiamato Sigfrido. Mi ha detto che i carabinieri sono venuti da te? Ci vogliamo sentire?». Una sua iniziativa, dirà Autieri agli inquirenti. In quel momento Lavitola non gli risponde, sta ancora con i carabinieri. Ma appena esce dalla caserma inizia la lunga telefonata notturna con Ranucci (non si sa da chi è partita).

«Devi passare davanti casa mia per forza... se esci dalla Pontina vai all'aeroporto Pratica di Mare... devi andare a Torvaianica piazza... devi passare», suggerisce Sigfrido. «Nonostante i vani tentativi compiuti da Ranucci di giustificare perché per recarsi a Terracina l'amico avrebbe dovuto attraversare Torvajanica - spiega il gip - era lo stesso Lavitola a smentire l'ipotesi avanzata dalla persona offesa. A quel punto Ranucci ribatteva dicendo di ricordarsi che "in un paio di situazioni" gli aveva detto che era passato davanti a casa sua ("questo me loro ricordo come se fosse ieri")».

La telefonata

A quel punto nella telefonata era intervenuta anche la compagna di Lavitola suggerendogli che nella prima settimana di settembre si era recato a pranzo a casa di Ranucci. Il conduttore tv «confermava tale ricordo ("sì, è vero... sei venuto a mangiare")», ma ancora una volta - precisa il gip - era lo stesso Lavitola che chiariva che non poteva essere quello l'episodio ritenuto rilevante dagli investigatori, in quanto in quell'occasione Tavares non era con lui ("è impossibile, avevano le celle telefoniche mie e di Gomez"). Ancora, i tre cercavano di trovare una giustificazione alla circostanza contestata nel decreto di perquisizione a Lavitola, senza però trovare una soluzione».

Ranucci ipotizzava che fosse il giorno in cui l'amico lo aveva raggiunto a Rocca Massima per mangiare insieme o a quando si era recato a Torvajanica «a bere una cosa» con tale Giordano. «Me lo ricordo come se fosse ieri», ribadisce Ranucci. «Ma anche tali ipotesi non convincevano l'indagato», taglia corto il gip, precisando che quella telefonata con Sigfrido «aveva fornito (a Lavitola, ndr) delle informazioni utili che avrebbe reso il quadro probatorio a suo carico meno chiaro».

«È il più vicino ai giudici»

«Questo andrà a determinare con certezza se lui dirà la verità, come mi ha detto ieri notte - riferisce Lavitola a un suo amico, parlando di Ranucci - Siamo stati due ore a parlare al telefono, mi ha dato molte informazioni. Mi ha aiutato a chiarire le cose, questo porterà ad una confusione terribile». Non si sa se l'indagato sospettasse di essere intercettato in quella telefonata.

Fatto sta che, in un'altra conversazione, spiega la strategia: «Se lui mi difenderà, anche per una questione di reputazione, sarà diverso. Sarà la stessa cosa di Berlusconi». «Tuttavia, manifestava anche la preoccupazione che Ranucci potesse, a un certo punto, non tutelarlo più e, in tal caso, si chiedeva se avesse dovuto o meno attaccarlo», si legge nell'ordinanza. «Spero che continui a fare questo (difendermi, ndr). Questo è un giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia». Altrimenti: «Dovrò attaccare un mio fratello?». Un rapporto stretto al punto che Ranucci (per il gip estraneo al piano di Lavitola) avrebbe condiviso con l'ex editore anche dettagli delle indagini, ossia che i pm avevano individuato gli esecutori dell'attentato 5 mesi prima del loro arresto, ma aspettavano di "capire cosa c'è dietro".

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