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Quando fa caldo, il cuore è costretto a un superlavoro: «È come correre una maratona da fermi», dice il medico. Ecco come aiutarlo

Дата публикации: 10-08-2026 04:24:48

Il caldo non mette alla prova soltanto la capacità di sopportare temperature elevate. Anche il cuore può trovarsi a lavorare più del normale quando l’organismo cerca di difendersi dalle alte temperature. E non solo facendo sport o affrontando uno sforzo […]
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Il caldo non mette alla prova soltanto la capacità di sopportare temperature elevate. Anche il cuore può trovarsi a lavorare più del normale quando l’organismo cerca di difendersi dalle alte temperature. E non solo facendo sport o affrontando uno sforzo fisico intenso: nelle giornate più torride il sistema cardiovascolare viene comunque sottoposto a un impegno maggiore per mantenere stabile la temperatura corporea. «Il caldo trasforma il cuore in un organo sotto sforzo anche senza attività fisica. Come se si corresse una maratona stando fermi», spiega Leonardo De Luca, direttore della Cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia e vicepresidente della Fondazione per il Tuo cuore Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri).

I cibi amici del cuore: gli alimenti preferiti dai cardiologi

Una metafora che rende bene il motivo per cui l’estate può rappresentare un periodo delicato soprattutto per chi ha già problemi cardiovascolari. «Le alte temperature mettono sotto stress tutto il sistema cardiovascolare, sia il cuore che i vasi», sottolinea il cardiologo. Quando il corpo deve disperdere calore, infatti, mette in moto una serie di meccanismi che hanno un costo per l’organismo. Secondo il ministero della Salute, le ondate di calore possono infatti aggravare condizioni croniche già presenti e richiedono particolare attenzione soprattutto negli anziani e nelle persone affette da patologie cardiovascolari.

Perché il caldo fa lavorare di più il cuore

Quando la temperatura esterna aumenta, il corpo deve liberarsi del calore in eccesso. E per farlo aumenta il flusso sanguigno verso la superficie della pelle. «Il cuore» spiega de Luca in un’intervista all’Adnkronos Salute, «deve pompare più sangue per aiutare il corpo a disperdere calore e va in tachicardia». Quindi anche restando fermi il battito può aumentare: questo perché il sistema cardiovascolare sta cercando di compensare lo sforzo richiesto dalla termoregolazione.

Il caldo costringe il cuore a un superlavoro (Getty Images)

Anche i vasi sanguigni partecipano a questa risposta: con il caldo si dilatano per favorire la dispersione del calore. Questo meccanismo, utile per raffreddare l’organismo, può però contribuire ad abbassare la pressione, soprattutto nelle persone più fragili. E a rendere il quadro più complesso interviene anche la sudorazione. Per raffreddarsi, infatti, il corpo perde acqua ma anche sali minerali importanti, come sodio e potassio. Queste sostanze sono fondamentali anche per il corretto funzionamento elettrico del cuore.

«La perdita degli elettroliti ha un effetto sull’attività elettrica del cuore, favorendo le aritmie in soggetti che sono ovviamente predisposti», chiarisce il cardiologo. Il risultato può essere quindi un aumento della frequenza cardiaca, una riduzione della pressione dovuta alla diminuzione del volume di sangue circolante per evaporazione e sudorazione, e un’alterazione dell’equilibrio dei sali minerali.

Chi rischia di più con le alte temperature

Il caldo però non colpisce tutti allo stesso modo. Un organismo giovane e in buona salute riesce generalmente ad adattarsi meglio, mentre chi ha già un cuore affaticato può avere maggiori difficoltà a compensare lo stress termico. Il rischio, quindi, è maggiore «per le persone che hanno alle spalle una storia di malattie cardiache», spiega De Luca. Tra le persone più vulnerabili ci sono soprattutto gli anziani, che più frequentemente presentano problemi cardiovascolari, possono disidratarsi più facilmente e talvolta non percepiscono correttamente il bisogno di bere.

Nei casi più estremi, e comunque in persone particolarmente predisposte, il caldo può contribuire anche al peggioramento di uno scompenso cardiaco, favorire aritmie importanti o aumentare il rischio di eventi coronarici. «Sono evenienze molto rare che riguardano pazienti particolarmente predisposti», precisa De Luca. Il problema, spiega il cardiologo, è soprattutto legato alla combinazione tra caldo, disidratazione e condizioni cardiovascolari già compromesse. La perdita di liquidi rende infatti il sangue più concentrato e viscoso e può aumentare il rischio di trombosi in chi ha già problemi circolatori o coronarici.

Caldo e cuore, le spie rosse da non sottovalutare

Durante le giornate più calde ci sono alcuni segnali che possono indicare che il cuore sta facendo troppa fatica o che l’organismo non riesce più a compensare correttamente la perdita di liquidi. Tra questi ci sono una difficoltà respiratoria insolita, palpitazioni o un battito molto irregolare, gonfiore alle gambe o alle caviglie, episodi di confusione, vertigini o svenimento. Anche il dolore al petto e un aumento rapido del peso corporeo possono rappresentare campanelli d’allarme, quest’ultimo possibile segnale di una ritenzione di liquidi. «Sono tutti dei sintomi o dei campanelli d’allarme di elevata disidratazione o di aumentata ritenzione di liquidi che in questi momenti di caldo bisogna tenere monitorati», spiega De Luca.

Per affrontare le alte temperature senza mettere sotto pressione il sistema cardiovascolare servono alcune semplici precauzioni. «Ci sono, soprattutto nei cardiopatici e negli anziani, degli accorgimenti pratici», sottolinea De Luca. Il primo riguarda l’idratazione, che deve essere adeguata alle temperature ma anche alle condizioni cliniche della persona. Bere abbastanza è fondamentale per compensare le perdite dovute alla sudorazione, ma non significa che tutti debbano aumentare indiscriminatamente la quantità di liquidi assunti. Nei pazienti con scompenso cardiaco, infatti, l’eccesso di acqua può diventare un problema e peggiorare la situazione. È invece consigliabile limitare alcolici e bevande molto zuccherate, che non solo «non aumentano l’apporto idrico, ma anzi favoriscono la disidratazione».

Un altro aspetto importante riguarda il movimento. In estate l’attività fisica non deve essere eliminata, ma adattata alle condizioni climatiche: soprattutto anziani e persone con problemi cardiovascolari dovrebbero evitare gli sforzi intensi nelle ore più calde della giornata. Anche l’ambiente in cui si vive può fare la differenza: mantenere gli spazi freschi e ventilati, scegliere abiti leggeri e traspiranti e cercare di non esporsi inutilmente alle temperature più elevate aiuta l’organismo a ridurre lo sforzo necessario per raffreddarsi.

Infine, anche l’alimentazione può contribuire a proteggere il cuore durante i periodi di caldo intenso. Meglio evitare pasti troppo abbondanti, che impegnano maggiormente digestione e circolazione, e preferire cibi più leggeri, con una buona presenza di frutta e verdura, ricche di acqua e sali minerali.

Farmaci per il cuore: mai sospendere la terapia da soli

Un errore frequente durante l’estate riguarda i farmaci per la pressione. Alcune persone, temendo che il caldo possa abbassare troppo la pressione, decidono autonomamente di ridurre o sospendere le terapie. «No al fai da te», avverte De Luca. «È bene che non seguano il “consiglio dell’amico” sulla sospensione, soprattutto degli antipertensivi». «Tutto va condiviso con il medico curante», ribadisce il cardiologo, perché anche una variazione apparentemente semplice può avere conseguenze sulla stabilità cardiovascolare.

La famiglia può essere un aiuto prezioso per gli anziani

L’ultimo consiglio del cardiologo riguarda la presenza e l’attenzione verso le persone più fragili. Nei periodi di caldo intenso, soprattutto per gli anziani che vivono soli, il rischio è che piccoli segnali vengano trascurati. «Stare in famiglia», suggerisce De Luca, è importante «per tener d’occhio l’alimentazione, l’ambiente e l’idratazione adeguata». Soprattutto d’estate.

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