Il ceo di Paramount sostiene sul New York Times che le contestazioni all'accordo con Warner Bros. Discovery siano motivate da ragioni politiche più che antitrust.
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ore 16.12 - 05/08/2026ore 16.49 - 05/08/2026
Il ceo di Paramount sostiene sul New York Times che le contestazioni all’accordo con Warner Bros. Discovery siano motivate da ragioni politiche più che antitrust.
<?xml encoding="UTF-8">Con la maxi acquisizione da 111 miliardi di dollari di Warner Bros Discovery ancora bloccata in tribunale, David Ellison ha scelto di esporsi pubblicamente. In un editoriale pubblicato martedì sul New York Times, il ceo di Paramount ha sostenuto che le contestazioni legali presentate dalla coalizione di 12 Stati e dalle organizzazioni sindacali Writers Guild of America West e Writers Guild of America East contro la fusione “non riguardano realmente la quota di mercato”, ma dipenderebbero invece da motivazioni politiche.
A sostegno di questa sua affermazione, Ellison ha infatti sottolineato che l’accordo “è stato esaminato e approvato dalle autorità di regolamentazione di 65 Paesi, compresi gli Stati Uniti”.
“La questione è se ci si possa fidare di me come custode della CNN di Warner. Si è molto speculato sulla mia politica, sulle mie lealtà e sulle mie intenzioni”, ha scritto Ellison. “Purtroppo non posso mostrare a nessuno ciò che ho nel cuore e nella mente, ma posso dire questo: ho regolarmente votato candidati di entrambi i partiti; ho alcune opinioni che verrebbero definite conservatrici e altre che verrebbero definite liberali, proprio come la maggior parte degli americani.”
Le polemiche nei confronti di EllisonSecondo diverse testate giornalistiche, Ellison e suo padre Larry, cofondatore di Oracle, avrebbero convinto le autorità federali ad approvare la fusione garantendo una copertura televisiva, sia da parte di CBS News sia di CNN, più favorevole al governo Trump. Rafforzerebbero tali sospetti non solo il fatto che la scorsa estate, mentre la società degli Ellison Skydance Media siglava una fusione da 8,4 miliardi di dollari con Paramount Global, CBS annunciò la cancellazione di ‘The Late Show with Stephen Colbert’, una delle trasmissioni di satira politica più feroce nei confronti di Trump, sospesa lo scorso 21 maggio dopo 11 stagioni; ma anche che, a fusione avvenuta, sia stata scelta a dirigere CBS News Bary Weiss, giornalista fondatrice della testata indipendente The Free Press, spesso criticata per le sue posizioni sioniste e islamofobiche.
L’indipendenza delle redazioniSenza entrare nel merito di queste polemiche, Ellison rivendica nell’editoriale il principio dell’autonomia giornalistica: “Non aspiro a guidare queste aziende piegando le loro redazioni alle mie opinioni. Credo che le notizie debbano basarsi sui fatti e sulla verità. Grandi organizzazioni giornalistiche come CNN e CBS News esistono per raccontare i fatti in modo imparziale. Ciò richiede redazioni che riflettano l’intero mondo, non una sola parte di esso. E richiede indipendenza. I nostri giornalisti continueranno a rispondere ai fatti e a tutte le persone che servono, non a un partito o a una causa”.
Il manager richiama anche la tradizione delle due testate fedeli a questi principi fondanti, citando firme storiche come Ted Turner ed Edward R. Murrow, e sostenendo che “è proprio questo tipo di indipendenza che ha sempre alimentato la grandezza di ‘60 Minutes’”.
La fusione resta fermaL’editoriale “The Critics Are Wrong About My Politics” arriva in un momento decisivo. Dopo che la giudice federale della California, Araceli Martínez-Olguín, ha bloccato temporaneamente l’operazione, Paramount ha deciso di mettere in pausa la fusione fino all’inizio del processo, invece di cercare di far revocare subito il provvedimento. Resta però il nodo delle tempistiche: l’azienda vorrebbe che il processo si aprisse già a novembre, mentre la coalizione dei dodici Stati che si oppone all’accordo chiede di rinviarlo ad aprile 2027. Fino a quel momento, la maxi fusione da 111 miliardi di dollari resterà congelata.