L’esterno sinistro arrivato dall’Inter è stato riscattato dal club gialloblù: le sue parole
La vita di Franco Carboni è stata sempre scandita dal rimbalzo di un pallone. Le sue giornate si snodavano tra il quartiere Lanus, a 12 chilometri da Buenos Aires, Argentina, e la scuola, appena più in là. Sangue italiano, i bisnonni partirono da Bari e dal Piemonte dopo la guerra per cercare fortuna in Sud America. Da quelle parti il calcio è roba seria, alle volte sin troppo per diventare una questione di vita o di… vita. Molti prendono quella strada per evitarne un’altra. Per Frankito il pallone è una questione di famiglia perché suo padre, Ezequiel, ha fatto il calciatore per una quindicina d’anni. Tre li ha trascorsi a Catania, tra Mihajlovic e Simeone. Franco è nato e cresciuto tra l’odore del cuoio e le maglie che suo padre portava a casa a fine partita. «Mi ricordo quella che scambiò con Milito in un Catania-Inter, quella del 3-1. Bellissima. Io ho passato un’infanzia fantastica tra Lanus, Salisburgo e la Sicilia. Giocavo sempre con mio fratello Valentin: quante cose abbiamo rotto a casa di mia nonna. Ero più grande fisicamente, vincevo sempre o quasi. Appena l’altro fratello è cresciuto (Cristiano, gioca all'Inter) lo abbiamo messo in porta. Ce le davamo di santa ragione, nessuno di noi voleva perdere». Carboni, quando ha capito che avrebbe fatto il calciatore? «Quando sono arrivato in Italia. Dopo cinque mesi a Catania io e Valentin ci siamo trasferiti all’Inter. Avevo 16 anni, e li mi sono detto “forse ce l’ho fatta...”. Non ho mai avuto un piano B, giocavo al Lanus quando avevo 8 anni e, una volta finita la scuola, dalle 12 alle 19 andavamo al campo di calcetto con gli amici».
Che cos’è per lei l’amicizia?
«Un valore imprescindibile. Non serve avere tanti amici, ma pochi e fidati».
Il suo sogno nella vita?
«Avere una famiglia, dei figli, stare bene con i miei genitori, trascorrere del tempo con loro e i miei fratelli. Nel calcio? Giocare per l’Argentina. Sono stato convocato dall’Italia U18 ai tempi del Covid, ma ho sempre sognato l'Argentina».
La finale del Mondiale?
«Purtroppo è andata male. L’ho vista a casa, lontano dalla mia famiglia, in compagnia della mia fidanzata. Ero nervoso, come se me lo sentissi. Questa Nazionale è stata incredibile e va solo ringraziata per tutto quello che ha fatto. Si può perdere, ma noi argentini siamo orgogliosi di loro». Che cosa rappresenta per lei Messi?
«Mi sono allenato con Messi nel 2022, ero con l’U20. Gli ho chiesto una foto a fine seduta. È una cosa che non si può spiegare. L'altra sera l'ho rivisto: roba folle! Mio fratello Valentin ha vissuto con lui cose importanti, come la vittoria della coppa America. Tanta roba».
Se le dico Inter?
«Un club che mi ha dato fiducia da quando siamo arrivati in Italia. All’Inter devo tanto. Posso solamente ringraziare tutti quelli che ci lavorano».
Chi è per lei Cristian Chivu?
«Una persona e un allenatore top. Ho lavorato con lui per tre anni. Sono arrivato come attaccante, ma Conte aveva bisogno di un quinto. È stato Chivu a mettermi poi terzino tra U18 e Primavera. Mi ha insegnato tante cose, anche fuori dal campo. Mi ha spiegato come comportarmi, consigliandomi di rimanere umile. Le racconto un aneddoto».
Prego.
«Non avevo mai battuto una rimessa laterale nella mia vita. Dopo gli allenamenti mi faceva rimanere sempre al campo per lavorare su quel fondamentale. Il giorno del mio esordio in Serie A, a Monza, ho visto un sms: “Complimenti per l’esordio ma soprattutto per la rimessa laterale...”. Era Chivu».
Che Parma bisogna aspettarsi?
«Vogliamo fare le cose per bene, ripeterci e migliorare se è possibile».
Pellegrino resterà con voi?
«Non lo so (ride, ndc). Io gli auguro il meglio perché è una persona meravigliosa».
Per Carboni, invece, che stagione sarà?
«Quest’anno sono più tranquillo perché ho cominciato la preparazione con un gruppo che conosco bene. Faccio anche io, come Mateo, un po’ di meditazione, curo il fisico, sto molto attento all’alimentazione. Parma per me oggi è la cosa più importante che ho. Ho sperato mi riprendessero e così è stato».
Si concede qualcosa a tavola?
«Sì, certo. Mi piacciono i tortelli, mangio tanto prosciutto crudo. Vivo in centro, amo la città perché è tranquilla e ti offre tantissimo anche a livello di cucina».