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L’Ue avvia il negoziato sul bilancio 2028-2034: via libera ai fondi per migrazione, frontiere e sicurezza interna

Дата публикации: 15-07-2026 09:58:19

Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la propria posizione negoziale parziale sui regolamenti che disciplineranno il sostegno finanziario europeo in materia di migrazione, gestione delle frontiere, visti e sicurezza interna nell’ambito del Quadro finanziario pluriennale (MFF) 2028-2034.L’intesa rappresenta il mandato con cui gli Stati membri si presenteranno al confronto con il Parlamento europeo. Restano invece […]
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Bandiere europa

Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la propria posizione negoziale parziale sui regolamenti che disciplineranno il sostegno finanziario europeo in materia di migrazione, gestione delle frontiere, visti e sicurezza interna nell’ambito del Quadro finanziario pluriennale (MFF) 2028-2034.
L’intesa rappresenta il mandato con cui gli Stati membri si presenteranno al confronto con il Parlamento europeo. Restano invece esclusi dalla decisione gli stanziamenti finanziari e le questioniorizzontali, che saranno definiti nel negoziato complessivo sul nuovo bilancio settennale dell’Unione.

Le risorse serviranno a sostenere l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, rafforzare il controllo delle frontiere esterne, migliorare la gestione dei visti e contrastare le minacce alla sicurezza interna, dal terrorismo alla criminalità organizzata fino agli attacchi informatici.
«È evidente che migrazione e frontiere devono essere gestite insieme come Unione», ha dichiarato il ministro irlandese della Giustizia, degli Affari interni e della Migrazione, Jim O’Callaghan. «Con l’accordo di oggi prepariamo il terreno per fornire agli Stati membri il sostegno necessario nell’attuazione del Patto su migrazione e asilo e nella modernizzazione della gestione delle
frontiere. Allo stesso tempo dobbiamo garantire strumenti adeguati per combattere criminalità e terrorismo, online e offline».

Tra le principali novità rispetto al periodo di programmazione 2021-2027 figura l’introduzione dei Piani nazionali e regionali di partenariato. Ogni Stato membro dovrà predisporre un unico piano strategico contenente investimenti e riforme, con l’obiettivo di rendere più flessibile l’utilizzo dei fondi e adattarlo alle esigenze specifiche di ciascun Paese e alle priorità dell’Unione.
Sul fronte della migrazione, i finanziamenti saranno destinati al rafforzamento del sistema europeo comune di asilo, alla promozione dei canali di migrazione legale, all’integrazione e all’inclusione sociale, oltre che ai programmi di rimpatrio volontario, riammissione e reintegrazione nei Paesi di origine.
Per quanto riguarda la gestione delle frontiere, il sostegno europeo finanzierà il controllo delle frontiere esterne, l’efficienza del sistema dei visti e il corretto funzionamento dell’area Schengen, contribuendo alla tutela della libera circolazione.
In materia di sicurezza interna, le priorità saranno il contrasto alla criminalità organizzata, al terrorismo, all’estremismo violento e al cybercrime, il rafforzamento della cooperazione tra le forze di polizia e dello scambio di informazioni, nonché una nuova linea di intervento dedicata alla protezione delle infrastrutture critiche da atti ostili.

Il Consiglio ha inoltre chiesto una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse, consentendo agli Stati membri di concentrare gli investimenti sugli obiettivi ritenuti più rilevanti in base alle rispettive esigenze, senza l’obbligo di finanziare tutte le aree di intervento previste.
La proposta legislativa era stata presentata dalla Commissione europea il 16 luglio 2025 nell’ambito del pacchetto sul nuovo bilancio pluriennale dell’Unione. L’obiettivo delle istituzioni europee è raggiungere un accordo sul Quadro finanziario pluriennale entro la fine del 2026, così da approvare gli atti legislativi nel corso del 2027 e garantire la continuità dei finanziamenti a partire dal 1° gennaio 2028.

Dal punto di vista politico, questa posizione del Consiglio riflette una linea di continuità più che di svolta. Ci sono alcuni elementi significativi.

Il Patto su migrazione e asilo diventa la cornice definitiva

L’Ue non sta più discutendo se fare una politica comune sull’immigrazione, ma come finanziarla. È un passaggio importante: il Patto viene ormai dato per acquisito e il bilancio 2028-2034 diventa lo strumento per renderlo operativo.

Sicurezza e migrazione vengono trattate come un unico dossier

È una scelta politica precisa. I tre regolamenti mettono insieme migrazione, controllo delle frontiere e sicurezza interna. È un’impostazione che risponde alle richieste di molti governi europei, soprattutto dopo gli attentati degli ultimi anni, la guerra in Ucraina e l’aumento delle tensioni geopolitiche. Il messaggio è che la gestione dei flussi migratori è parte della sicurezza europea.

Più responsabilità agli Stati

La novità dei Piani nazionali e regionali va nella direzione di una maggiore flessibilità. Bruxelles fissa gli obiettivi, ma lascia ai governi margini più ampi nella scelta delle priorità. È una risposta alle critiche sulla rigidità dei fondi europei.

Manca ancora il nodo principale: i soldi

L’accordo è definito “parziale” proprio perché rinvia la questione più delicata: quante risorse saranno realmente destinate a questi strumenti. E sarà probabilmente questo il terreno dello scontro tra Stati membri e Parlamento europeo nei prossimi mesi.

Dal punto di vista italiano

Per l’Italia la decisione è potenzialmente favorevole. Essendo uno dei principali Paesi di primo ingresso dei migranti, Roma potrebbe beneficiare di maggiori risorse sia per la gestione delle frontiere sia per l’attuazione del Patto. Allo stesso tempo, però, resta da verificare se il nuovo sistema di solidarietà europea funzionerà davvero o se, come accaduto in passato, il peso continuerà a ricadere soprattutto sui Paesi di frontiera.

Il giudizio complessivo

La scelta del Consiglio segna un’evoluzione della politica europea: meno enfasi sull’emergenza e più attenzione alla costruzione di un sistema stabile finanziato dal bilancio dell’Unione. Non è una politica più “aperta” né più “restrittiva” in senso assoluto; è una politica che punta a istituzionalizzare la gestione della migrazione come competenza permanente dell’Ue, integrandola con sicurezza, controllo delle frontiere e cooperazione con i Paesi terzi.
Il vero banco di prova sarà però il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale: senza risorse adeguate, anche questo impianto rischia di rimanere in larga parte sulla carta.

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