I CANI SONO MAESTRI DI VITA Quattrozampe, giugno 2026 Intervista di Maria Paola Gianni “Chi segue Andrea Scanzi, giornalista, scrittore, autore e interprete teatrale, sa che la sua vita non è fatta solo di talk show, arene politiche e palcoscenici teatrali. C’è un lato della sua narrazione quotidiana che abbandona la satira pungente e […]
I CANI SONO MAESTRI DI VITA
Quattrozampe, giugno 2026
Intervista di Maria Paola Gianni
“Chi segue Andrea Scanzi, giornalista, scrittore, autore e interprete teatrale, sa che la sua vita non è fatta solo di talk show, arene politiche e palcoscenici teatrali. C’è un lato della sua narrazione quotidiana che abbandona la satira pungente e il piglio polemico per farsi vulnerabile, tenero e profondamente autentico: quello dedicato ai suoi cani. Per il giornalista aretino l’amore per i quattro zampe non è un semplice hobby, ma una vera e propria filosofia di vita, un rifugio etico in un mondo spesso percepito come cinico e superficiale. Scanzi ha da sempre un legame profondo con i cani, in particolare, con i Labrador Retriever. Layla è la sua attuale compagna a quattro zampe, protagonista, insieme a Tavira (o Tavi), suo primo cane, e a Zara, figlia di Tavi, del suo libro più recente intitolato I cani sono esseri speciali. Elogio dello sguardo rasoterra uscito lo scorso maggio per Rizzoli.”
CAMPAGNE PER GLI ULTIMI
Nel libro Scanzi non si limita a celebrare la bellezza e la purezza d’animo dei propri cani. Il suo è un amore puro nel senso più alto del termine. Usa costantemente i suoi canali social (da milioni di follower) per dare voce ai cani invisibili, quelli che aspettano casa nei canili di tutta Italia. Ogni estate, poi, le sue campagne contro l’abbandono sono tra le più virali, cariche di quel disprezzo verso la crudeltà umana che solo chi ama profondamente gli animali sa provare. Di recente, per esempio, è stato premiato dalla Lega per la difesa del cane – Animal Protection. Scanzi, poi, non fa mistero della sua critica feroce all’antropocentrismo: spesso sottolinea come la compagnia di un cane sia moralmente superiore” a quella di molti esseri umani, elogia la lealtà assoluta e la mancanza di malizia dei cani.
CANE COME SPECCHIO DELL’ANIMA
Per un personaggio pubblico spesso divisivo, case rappresenta l’elemento umanizzante. Nelle foto con i suoi cani, Scanzi non è il giornalista che bacie. il politico di turno; è un uomo che si lascia leccare viso, che accetta il fango sulle scarpe e che riconosce nel silenzio di un animale una forma di comunicazi ne più alta della dialettica parlamentare ca ta no un solo difetto: si fidano degli uomini”, è il nobile concetto che spesso è ribadito da Scanzi nei suoi post. In pratica, l’amore di Andrea Scanzi per i cani è forse la sua ‘rubrica’ più sincera. Ci insegna che, dietro la corazza del polemista, batte il cuore di chi ha capito una verità fondamentale: non si può essere pienamente umani se non si rispetta e si ama profondamente chi umano non è. Che sia una passeggiata nelle sue colline toscane o un appello per un cane anziano in cerca di adozione, Scanzi ci ricorda che la vera nobiltà non sta nel cognome o nel successo, ma nel modo in cui trattiamo chi dipende interamente da noi. E in questa intervista, rilasciata in esclusiva per Quattrozampe, rivela il suo sentimento puro per i suoi cani e per tutti gli altri in difficoltà rinchiusi nei canili o maltrattati, un amore viscerale, fatto di rispetto, empatia e riconoscenza, sugellato anche nel suo ultimo libro.
Cosa l’ha spinta a dedicare un intero libro a questo tema? È stato un atto di gratitudine verso i suoi compagni di vita o una necessità di sensibilizzazione?
Entrambe le cose, ma soprattutto la prima. Non credo di avere il potere di sensibilizzare e, in generale, non ho fiducia nella specie umana: non nella sua maggioranza, almeno. Questo libro è la ristampa di un volume che pubblicai nel 2011 per Feltrinelli, chiaramente aggiornato, ampliato e arricchito con capitoli inediti. Ringrazio Rizzoli per averlo fatto rivivere. In questi 15 anni è cambiato tutto nella mia vita, tranne una cosa: la mia assoluta riconoscenza per i cani e gli animali tutti. Anzi: in questo sono molto più radicale di prima. E’ l’unica grande battaglia che sento mia.
Se dovesse descrivere la personalità dei suoi cani, passati e presente (Layla) citando un grande personaggio della letteratura o della musica, chi sceglierebbe?
Tavira, il primo cane che ho avuto, era la saggezza illuminata in persona. Zara, la figlia, era l’allegria e la dolcezza. Layla è un essere vivente fatto unicamente di bontà, innocenza e coccole. Tutte labrador femmina, due nere e Layla chocolate. Tavira era una suite sublime dei Pink Floyd.,
alla Shine On You Crazy Diamond. Zara una ballata struggente di Simon & Garfunkel, tipo The Boxer, o magari di Peter Gabriel, genere Don’t Give Up. Layla è la radiosità irresistibile di una Waitin’ on a sunny day di Springsteen.
C’è stato un momento preciso nella sua vita o un incontro particolare che ha trasformato la sua percezione dei cani da animali domestici a esseri speciali?
L’ho sempre saputo, anche quando sognavo di averli ma non potevo, e allora mi lasciavo bastare i cani illuminati dei libri di Saramago, Pennac e non solo loro. I cani sono esseri speciali, intatti, angelici e iper-senzienti. Capolavori a quattro zampe.
Nel suo libro emerge l’idea che i cani abbiano una profondità emotiva superiore a quanto molti umani vogliano ammettere. Qual è l’insegnamento più ‘umano’ che ha appreso da un cane?
Dare amore senza pretendere di riaverlo in cambio indietro. Godersi ogni istante. Essere felici per le piccolissime cose. Sorridere alla vita. Donarsi interamente all’altro, che è la forma più assoluta di amore ma che è anche la loro condanna, perché i cani hanno il difetto di fidarsi degli umani: la
peggiore delle specie viventi.
Da grande appassionato di vino e di musica d’autore, che tipo di annata o che canzone rappresentano i cani che hanno segnato la sua vita?
Tavi era un Barolo indimenticabile, Zara era il Pinot Nero dei sogni, Layla è il Lambrusco quotidiano che ti salva ogni giorno la vita.
Lei è un professionista della parola. Com’è per lei relazionarti con esseri che comunicano tutto senza dire una parola? È una forma di riposo intellettuale o una sfida comunicativa?
Relazionarsi con i cani è una forma di empatia pura. Significa capirsi con uno sguardo, cercare di continuo la stessa frequenza, ascoltare i silenzi, notare ogni dettaglio. Vuol dire imparare ogni giorno una lingua nuova, apprendere di continuo un meraviglioso esperanto. Un po’ lo si impara e un po’ ci si nasce. Io ho avuto la fortuna di nascerci, e credo seriamente che dipenda dal fatto che in una delle mie vite passate più recenti fossi un cane. Cosa che spiegherebbe un sacco di cose.
Crede che il modo in cui una società tratta gli animali sia lo specchio fedele del suo livello di civiltà? Dove stiamo sbagliando di più in Italia?
Una civiltà la misuri anche e soprattutto da come si relaziona con il mondo animale. E noi, non solo in Itala, stiamo sbagliando tutto. E’ folle pensare che l’uomo sia superiore agli animali, quando è in realtà il più dannoso. Sono fieramente antispecista e tra un Gasparri e un capibara non avrei dubbi
su chi salvare. Il governo ha un’idea sadica degli animali, ha partorito una legge aberrante sulla caccia e, più in generale, l’attenzione al mondo animale è bassissima. Io sono vegetariano dal 2001, ormai praticamente vegano. Qualcosa in questi 25 anni si è mosso, ma troppo poco.
Molte persone adottano o acquistano cani con leggerezza. Qual è la prima cosa che direbbe a chi sta per far entrare un cane nella propria vita per la prima volta?
Che sono esseri meravigliosi ma non sono giocattoli. Sono entità vive, esigenti, delicate, bisognose e fragilissime. Preziose e vulnerabili. Danno tutto e vogliono (senza chiederlo) altrettanto. Un cane ti cambia la vita, ma se non sei pronto a dargli tutto ciò che hai, tanto vale comprare un peluche e
limitarsi a mettere i like sui social. Chi dice “Era solo un cane” è un cretino e non lo voglio tra i piedi nella mia vita. E’ una categoria insensibile e retrograda, che ha tutta la mia disistima. Perdere un cane strappa il cuore, devasta l’anima e provoca un dolore enorme. Eterno e non curabile.
Cosa spera che rimanga nel cuore del lettore una volta chiusa l’ultima pagina? Vorrebbe che fosse un manuale d’amore o un manifesto politico per i diritti degli animali?
Vorrei che fosse tanto l’uno quanto l’altro, manuale d’amore e manifesto politico per i diritti degli animali. Terminata l’ultima pagina, desidererei che il lettore avesse sorriso e pianto con me, Tavi, Zara e Layla. Vorrei far loro bella compagnia, nella buona e nella cattiva sorte, che è poi il compito
di ogni buon libro e discreto scriba.
Come mai gran parte degli utenti dei social è così attratto da reel e non solo sugli animali?
Perché gli animali sono naturalmente sinceri e innocenti, spesso buffi, geneticamente immacolati. Tutto ciò che l’essere umano non è. E noi siamo fatalmente attratti dagli opposti. In più un reel è breve, non impegna e un like si fa presto a metterlo. Ma volergli bene e rispettarli è tutt’altro sport.
Fosse per me, darei l’ergastolo a chiunque arreca loro del male. Chi abbandona un cane per andare in ferie non serve a nulla al mondo. Consumatori abusivi di ossigeno.
Quindi, come scrive nel libro, sono migliori i cani dei politici? Perché?
Be’, questo è naturale. I cani sono esseri speciali e i politici politicanti, fatte salve sporadiche eccezioni, sono il peggio del peggio. Sarebbe come paragonare Gandhi e Trump.
Che dolore si prova quando si perdono i cani per la campagna come le è successo con Zara e Tavira?
Un dolore lancinante e immane. Non ci si riprende mai fino in fondo. Io stesso non riesco a rileggere alcune parti del libro. Mentre le rispondo ho gli occhi lucidi, e ogni volta che le nomino o ripenso a loro piango. La verità è che non ho mai smesso di piangerle.
È vero che amando i propri cani ci piace anche sniffare il loro odore, piacevole per noi, quanto fastidioso per altri?
Verissimo. Io, per esempio, sniffo un sacco di volte i loro polpastrelli. Hanno quel profumo di Das, Pongo e pneumatico surriscaldato che mi fa letteralmente impazzire.
Ha mai rischiato di umanizzare troppo i suoi cani? Come e quando se ne è accorto?
No, mai. Per il semplice fatto che, se li umanizzassi, attuerei una diminutio. Se dico a un cane “sembra umano” non gli faccio un complimento: lo sto insultando. Il cane è un essere speciale proprio in quanto cane. Ha dei tratti da “bambino”, ma non lo è: casomai è un po’ angelo e un po’
bambino, come diceva Totò. Non umanizzateli mai.
Cosa prova quando il suo cane la guarda intensamente negli occhi?
Imbarazzo, perché nessuno – io no di sicuro – merita un amore così totale. Bellezza, perché quello sguardo è un capolavoro. E fortuna, perché chi incrocia quegli occhi lì è un essere benedetto.
Come descriverebbe il piacere di farsi leccare affettuosamente dal proprio cane?
Un rito antico, direi ancestrale e per certi versi sacro. Il cane, quando ti lecca, ti ringrazia, ti protegge e al contempo ti fa uno screening accuratissimo. Guai a interromperlo. E’ un gesto quotidiano da cui non si può prescindere. Né noi, né men che meno loro.
Cosa pensa delle persone che non amano i cani? Anzi, che addirittura non vogliono vederli entrare in negozi o ristoranti?
Se non c’è un trauma dietro, nel qual caso massimo rispetto, sono dei poveracci. E la vita è troppo breve per frequentare persone insensibili e idiote. Me ne sto bene alla larga da gente così.
Quanto è difficile affrontare la malattia e la vecchiaia del proprio cane?
E’ durissima. Ma devi restargli vicino: è il minimo che gli devi, perché tu per lui sei tutta la sua vita. Ho accompagnato Tavi e Zara fino all’ultimo loro respiro. Ero solo in entrambi i momenti del trapasso, ho dovuto decidere io di lasciarle andare e le ho carezzate, guardate e rassicurate fino
all’ultimo istante. Devastante. Ma è così che devi accompagnarli.
Si immagina un suo futuro di vita senza cani? E Perché?
Mi immagino un futuro senza cani solo da morto. E spero neanche allora.
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