Cupertino lancia un nuovo piano di commissioni per chiudere lo scontro con l’Unione Europea. Regole più semplici per gli sviluppatori e maggiore sicurezza per i minorenni
Apple ha annunciato una trasformazione radicale del funzionamento del suo negozio virtuale di applicazioni, l’App Store, all’interno dell’Unione europea.
Una decisione che mira a risolvere le lunghe dispute con la Commissione europea – dal cui confronto Apple è uscita sconfitta all’inizio dello scorso mese di luglio - e il Digital Markets Act, ovvero la legge sui mercati digitali varata da Bruxelles per impedire ai giganti tecnologici di abusare della propria posizione dominante e per garantire una concorrenza più equa a vantaggio dei consumatori e delle imprese più piccole.
La soluzione adottata dal colosso di Cupertino ruota attorno a una commissione fissa del 5% sulle transazioni relative alle app distribuite in Europa da store di applicazioni alternativi, rinunciando così a una logica di aliquote che l’Ue ha criticato perché non incentivava gli sviluppatori a vendere le rispettive applicazioni al di fuori dell’App Store.
Commissioni più leggere per il mercato digitaleA partire dal primo ottobre entrerà in vigore un sistema di costi molto più lineare rispetto a quello attuale. Apple è solita usare una struttura complessa che prevede pagamenti legati al numero di installazioni annuali di un’app, un meccanismo che aveva attirato molte critiche perché rischia di pesare sugli sviluppatori anche in assenza di ricavi reali.
Ora la situazione è pronta a evolvere e, per le applicazioni che vengono vendute al di fuori del negozio ufficiale - magari direttamente dal sito internet dello sviluppatore o tramite mercati gestiti da terze parti - Apple applicherà una tassa del 5% sui beni digitali venduti, definita Core Technology Commission. All’interno dell’App Store, la commissione per chi usa i sistemi di pagamento di Cupertino scenderà dal 30% al 26%.
Lo scontro con le autorità di Bruxelles
Queste modifiche non arrivano in un momento casuale, ma sono il frutto di mesi di tensioni e confronti serrati. Infatti, Apple sta tentando di conformarsi alle richieste dei regolatori dopo aver subito in passato sanzioni pesanti per non aver rispettato le norme sulla trasparenza e la libera scelta degli utenti.
Infatti, ad aprile del 2025 la Commissione ha multato Apple per 700 milioni di dollari a causa delle restrizioni che impedivano agli sviluppatori di indirizzare liberamente gli utenti verso offerte alternative all’App Store. Nel 2024 Cupertino aveva ricevuto una sanzione da oltre 1,8 miliardi per analoghe restrizioni nel mercato dello streaming musicale. Le nuove regole del 2026 sono quindi l’ultimo passaggio di un confronto regolatorio iniziato anni fa e ancora in corso.
Parallelamente, il direttore finanziario di Apple Kevan Parekh ha confermato che il modello di business sta subendo modifiche strutturali per adattarsi alle diverse legislazioni dei vari continenti.
La Commissione Europea ha accolto con favore questi nuovi termini, pur precisando che monitorerà con estrema attenzione la loro applicazione pratica per assicurarsi che i benefici per gli sviluppatori siano concreti.
Protezione speciale per i minorenni e i bambiniOltre agli aspetti prettamente economici, la rivoluzione coinvolge anche la sicurezza degli utenti più giovani. Le applicazioni inserite nella categoria dedicata ai bambini non potranno più contenere collegamenti che portano a siti web esterni per completare gli acquisti, una misura pensata per evitare spese involontarie o non autorizzate.
Allo stesso modo, per gli utenti che non hanno ancora compiuto 18 anni, Apple ha introdotto l’obbligo di mostrare un controllo parentale prima di permettere qualsiasi transazione effettuata tramite canali alternativi.
Misure studiate insieme alle autorità europee per garantire che l’apertura del mercato alle aziende esterne non vada a discapito della tutela della privacy e della sicurezza dei minori.
Porte aperte a nuovi negozi virtuali e mercati alternativi
Un altro punto fondamentale della nuova strategia riguarda la possibilità di creare e gestire negozi di applicazioni alternativi a quello ufficiale di Apple. I requisiti per le aziende che desiderano intraprendere questa strada sono stati resi meno rigidi e più accessibili.
Apple ha deciso di mantenere un ruolo di supervisore tecnico per garantire l’integrità del sistema operativo nonostante l’apertura imposta dal Digital Markets Act. Infatti, le applicazioni che non passano per lo store ufficiale devono ottenere una notarizzazione, devono quindi concludere un procedimento che certifica la sicurezza delle app affinché i consumatori finali possano istallarle sui rispettivi dispositivi.
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