Immaginate un portalettere. Il suo compito è portare le missive esattamente a chi deve riceverle, e consegnarle nelle sue mani. Trasferite questa immagine nel mondo dell’invisibile, nell’ambito del tumore del...

Immaginate un portalettere. Il suo compito è portare le missive esattamente a chi deve riceverle, e consegnarle nelle sue mani. Trasferite questa immagine nel mondo dell’invisibile, nell’ambito del tumore del polmone non a piccole cellule, la forma di gran lunga più comune di malattia. Il postino che riesce ad accedere alle cellule patologiche, riconoscendo esattamente la serratura, guida la cura là dove serve. E una volta all’interno dell’unità neoplastica rilascia il farmaco che porta a morte la cellula neoplastica stessa. Nell’epoca degli anticorpi monoclonali farmaco-coniugati, questo approccio diventa realtà anche nel trattamento del tumore polmonare. Il trattamento con trastuzumab deruxtecan, questo il nome dell’anticorpo monoclonale coniugato, ha prodotto un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto allo standard di cura (chemioterapia con doppietta platino-pemetrexed più pembrolizumab) come trattamento di prima linea dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso, non resecabile, localmente avanzato o metastatico con mutazione di HER2. La riduzione del rischio di progressione di malattia o morte rispetto a pembrolizumab più chemioterapia è stata del 37%.
Domande di approfondimento generate da 24Ore AIPatologia in cerca di soluzione“Ogni anno in Italia vengono stimati circa 45.000 nuovi casi di carcinoma polmonare – segnala Silvia Novello, presidente WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe), ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Torino e responsabile dell’Oncologia Medica presso l’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano –. Il tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di HER2 è una patologia aggressiva, per la quale gli attuali standard di cura in prima linea hanno scarsa efficacia e molti pazienti presentano progressione di malattia entro un anno dall’inizio del trattamento. Con un tasso di risposta obiettiva del 70% e una sopravvivenza libera da progressione mediana di 14,3 mesi, trastuzumab deruxtecan ha sicuramente le caratteristiche per diventare una nuova opzione di cura di prima linea per questi pazienti”.
A chi potrà servire“Circa il 4% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule presenta la mutazione della proteina HER2 – spiega Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano -. La presenza della mutazione HER2 rende la neoplasia sensibile a farmaci diretti contro questo target. Trastuzumab deruxtecan combina un anticorpo monoclonale con un agente citotossico ed è altamente selettivo per le cellule tumorali, riducendo al minimo i danni alle cellule sane circostanti e aumentando l’efficacia del trattamento nei pazienti con tumore con mutazione di HER2. È importante distinguere la mutazione di HER2 dalla sovraespressione di questa proteina. Sono alterazioni biologicamente differenti e non identificano necessariamente gli stessi pazienti. I risultati dello studio DESTINY-Lung04 rafforzano l’importanza della profilazione molecolare completa al momento della diagnosi, così da identificare anche alterazioni meno frequenti ma trattabili”. Sul fronte della sicurezza il profilo di trastuzumab deruxtecan osservato nello studio DESTINY-Lung04 è risultato in generale coerente con quanto già si sapeva.
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