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Scuola, oggi il decreto con il tetto agli stranieri in classe: l?apertura del governo alle richieste del Colle

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

ROMA Sarà un decreto legge. Il governo ha "necessità e urgenza" di varare la mini-riforma della scuola: tetto del 30 per cento agli studenti stranieri nelle classi, divieto...

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ROMA Sarà un decreto legge. Il governo ha "necessità e urgenza" di varare la mini-riforma della scuola: tetto del 30 per cento agli studenti stranieri nelle classi, divieto dell'uso di burqa e niqab per gli alunni. Oggi pomeriggio il Consiglio dei ministri darà il primo via libera al testo. Tenuto blindatissimo dal ministero dell'Istruzione e al centro di un vivace confronto - per usare un eufemismo - tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Fino a stamattina sono proseguite serrate le interlocuzioni con gli uffici tecnici del Colle per limare i dettagli.

Che dettagli non sono per chi ha ascoltato da vicino le parole pronunciate ad Amatrice dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, il suo appello contro le "classi ghetto" e per una scuola «aperta a tutti». Il decreto atterrerà dunque sul tavolo rotondo del governo in una veste parzialmente rinnovata. Sarà un decreto legge, ha confermato ieri il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, «perché urge intervenire da quest'anno, quindi entrerà direttamente in vigore».

Le modifiche

Atteso un ritocco sostanziale, partorito dalle interlocuzioni con il Colle. Ovvero la previsione di "deroghe" allo spostamento dei ragazzi e delle ragazze di lingua straniera da una scuola a un'altra. Non sarà automatico, verrà piuttosto rispettato un criterio di "territorialità" per evitare di allontanare troppo i ragazzi da dove abitano. Niente forzature, assicura Valditara collegandosi da New York alla conferenza stampa di Matteo Salvini alla Camera sul pacchetto di norme contro "l'islamizzazione". «Gli uffici scolastici territoriali coordineranno i presidi per distribuire in maniera più equilibrata gli studenti tra le scuole di prossimità; dove ciò non sarà materialmente possibile, saranno previste deroghe e un potenziamento dell'insegnamento dell'italiano».

Il governo, ha aggiunto, è pronto a stanziare 14 milioni di euro iniziali per potenziare i corsi di lingua italiana. Insomma niente alunni spostati a forza in aree dove non ci sono scuole disponibili: spetterà agli uffici scolastici provinciali decidere come distribuire i giovani che non parlano la lingua italiana. Ma si attendono modifiche non banali anche di altre parti del decreto.

Dal Quirinale ieri trapelava solo l'attenzione di Mattarella sui contenuti della riforma, con particolare cura della tutela del diritto allo studio garantito dall'articolo 34 della Costituzione. Zero sponde a polemiche. Nelle retrovie tuttavia i tecnici quirinalizi hanno fatto pervenire alcune annotazioni di merito al governo. Non solo la necessità di prevedere limiti territoriali ben definiti per la scelta delle scuole "alternative" dove smistare gli studenti: idealmente nel raggio di pochissimi chilometri dall'istituto dove i giovani di lingua straniera si trovano già iscritti. Ma anche quella di rivedere passaggi ritenuti non del tutto in linea con il dettato costituzionale.

È il caso delle sanzioni previste per i genitori degli alunni stranieri che si rifiutano di iscriversi a un corso di lingua. O ancora, venendo al pacchetto anti "islamizzazione" del decreto, desta dubbi la previsione di multe per i genitori che permettono agli alunni di venire a scuola con il niqab indosso. Taglia e cuci, si arriverà a un compromesso. O così sostengono convinti i consiglieri di Giorgia Meloni che non ha alcuna intenzione di rimettere in un cassetto la riforma "sovranista" della scuola italiana e ancora ieri si è coordinata con Valditara per seguire gli ultimi dettagli.

Si cammina sul filo. Dalla cerchia della premier non hanno fatto i salti di gioia per l'appello di Mattarella ad Amatrice. Mentre le opposizioni definiscono il decreto in fasce "fuffa" (copyright del sindaco di Milano Beppe Sala) e "propaganda" e si scagliano contro la presidente del Consiglio per aver tirato in ballo dagli studi di Porta a Porta una vecchia circolare sugli studenti stranieri firmata dall'allora ministro dell'Istruzione Mattarella. Quando però gli studenti stranieri nelle classi italiane erano poco più di quindicimila, mentre oggi sfiorano il milione. L'input dal primo piano di Palazzo Chigi dove ha l'ufficio Meloni è comunque di evitare uno scontro istituzionale su un terreno delicato come la scuola. Per questo ieri Valditara, in collegamento con Salvini a Montecitorio, ha chiarito che «non esiste alcuno scontro con il Quirinale». Le parole di Mattarella ad Amatrice? «Sono state strumentalizzate». Di più: «Mattarella ha detto una cosa che anche noi diciamo con questo provvedimento». Pausa. «Noi vogliamo che i ragazzi stranieri che non parlano adeguatamente la nostra lingua possano non essere ghettizzati».

Sarà ma i toni restano alti e c'è chi li alza volentieri. «Probabilmente per qualcuno del Pd il problema non è rilevante perché molti di loro possono mandare i figli nelle scuole private della Ztl» batteva i pugni ieri Salvini, deciso a mettere il cappello del Carroccio sulla stretta nelle classi. «Nel mondo normale è importante avere figli che possono essere messi in condizione di imparare». Mentre il presidente del Senato e veterano di FdI Ignazio La Russa prova a far posare il polverone sposando il decreto sugli stranieri nelle scuole italiane. Trova «bellissimo» anzi il decreto atteso dal Cdm, «l'obiettivo comune a tutti è aiutare l'integrazione». Fatto sta che la mini-riforma è un caso. E fa discutere anche dall'altro lato del Tevere. Dopo l'appello da Amatrice del presidente della Cei Matteo Zuppi per una scuola «che non escluda nessuno» ieri i vescovi italiani - tramite il segretario generale monsignor Giuseppe Baturi - hanno pregato perché «la coesione sociale non venga sacrificata alle radicalizzazioni e agli slogan».

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