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Che beffa. Il governo cancella il bollo (nel 2027), ma aumenta i ticket sanitari

Дата публикации: 22-09-2026 12:58:00

Nuove tariffe per 448 prestazioni specialistiche e 222 protesi e ausili. Il ministero: "Impatto medio di 1,50 euro l'anno". Le associazioni: "Per chi ha più bisogno di cure, il conto sarà più pesante"

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Nuove tariffe sanitarie, nuovi costi per una parte dei cittadini. Dopo mesi di polemiche, ricorsi e trattative tra Governo, Regioni e strutture sanitarie, da oggi entra in vigore il nuovo tariffario nazionale per la specialistica ambulatoriale e l'assistenza protesica. Una revisione che riguarda centinaia di prestazioni e che, pur intervenendo principalmente sugli importi riconosciuti alle strutture sanitarie, avrà conseguenze anche sui ticket pagati dai cittadini non esenti. Sono 448 le prestazioni di specialistica ambulatoriale interessate dall'aumento e 222 i codici dell'assistenza protesica aggiornati, su un totale di 1.063 voci. La revisione comporterà una maggiore spesa per il Servizio sanitario nazionale e per le Regioni pari a circa 210,7 milioni di euro l'anno: 183,1 milioni per la specialistica ambulatoriale e 27,6 milioni per la protesica.

Una parte di questa spesa si tradurrà in maggiori ticket. Secondo le stime del ministero della Salute, i cittadini non esenti verseranno complessivamente circa 27 milioni di euro in più all'anno, con un incremento medio di circa 1,50 euro annui per cittadino. Una cifra che il Ministero considera contenuta, ma che le associazioni dei cittadini invitano a leggere con cautela. Una media, infatti, non racconta necessariamente quanto pagherà chi ha bisogno di effettuare numerose visite o esami interessati dagli aumenti.

Gli aumenti non riguardano l'intero tariffario. Circa otto prestazioni su dieci rimangono invariate e resta confermato il tetto massimo del ticket ordinario di 36,15 euro per le prestazioni prescritte sulla stessa ricetta. Non aumentano le visite di controllo né gli esami di laboratorio, mentre il costo del prelievo cresce di 50 centesimi. Per alcune prestazioni, tuttavia, il rincaro è più consistente. Secondo gli esempi riportati dall'associazione Codici, l'agoaspirato della mammella passa da 31,25 a 36,50 euro, mentre la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma sale da 33,60 a 38 euro.

La prima visita specialistica di base, come quella endocrinologica, ginecologica o ortopedica, passa invece da 25 a 26 euro. Tra gli aumenti segnalati figurano anche quelli relativi alla diagnostica vascolare (+52,5%), alla biopsia (+16,8%), all'elettromiografia (+13,3%) e ai prelievi (+12,8%). L'incremento medio delle prestazioni specialistiche interessate dalla revisione è indicato nel 5,8%. Un punto importante riguarda le esenzioni. Chi è esente dal ticket per reddito, età o patologia non subirà l'aumento della compartecipazione previsto dal nuovo tariffario.

Il problema riguarda quindi soprattutto i cittadini non esenti che dovranno effettuare prestazioni interessate dalla revisione e che non siano già coperti dal limite massimo previsto dal sistema. È proprio su questo aspetto che si concentra la preoccupazione delle associazioni. Il rischio, sostengono, è che l'aumento possa pesare maggiormente sulle persone che hanno un fabbisogno sanitario più elevato e che quindi effettuano con maggiore frequenza visite ed esami. "Fortunatamente la maggior parte delle prestazioni più comuni resta invariata, tuttavia per molti pazienti si profila un possibile aumento per un impatto medio pari al +5,8%", ha dichiarato Ivano Giacomelli, segretario di Codici, criticando la scelta di aumentare i costi a carico degli utenti.

Preoccupazione viene espressa anche da Cittadinanzattiva. La segretaria generale Anna Lisa Mandorino ha richiamato l'attenzione sulle condizioni economiche delle famiglie e sulla possibilità che gli aumenti incidano maggiormente sulle persone che hanno maggiori necessità sanitarie. L'associazione pone inoltre una questione territoriale: bisognerà verificare se e in che misura gli effetti concreti delle nuove tariffe saranno differenti tra le varie Regioni. Il nuovo tariffario arriva al termine di una vicenda iniziata nel 2024. Il Ministero della Salute aveva introdotto un nuovo sistema tariffario nazionale per aggiornare i rimborsi alle strutture che erogano le prestazioni per conto del Servizio sanitario.

I laboratori privati accreditati avevano contestato gli importi previsti per diverse prestazioni, sostenendo che non fossero sufficienti a coprire i costi. La vicenda era arrivata davanti al Tar, che nel settembre 2025 aveva annullato il precedente decreto, concedendo al Ministero un anno di tempo per procedere alla revisione. La nuova disciplina è sostenuta dalle risorse stanziate con la legge di Bilancio 2026: 100 milioni di euro per quest'anno e 183 milioni annui dal 2027 sono stati destinati all'aggiornamento delle tariffe.

Dietro il dibattito sui pochi euro di aumento per una singola prestazione c'è però una questione più ampia: quanto costa oggi curarsi in Italia. Nel 2024 i cittadini hanno pagato circa 2,4 miliardi di euro di ticket, il 5% in più rispetto al 2023. La spesa sanitaria privata complessiva viene invece indicata in circa 46 miliardi di euro. Sono numeri che raccontano un sistema nel quale la spesa direttamente sostenuta dalle famiglie ha ormai un peso rilevante. Liste d'attesa, difficoltà nell'accesso alle prestazioni e ricorso alla sanità privata alimentano il dibattito sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire tempestivamente le cure.

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