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Idrogeno, la sfida italiana per l'energia pulita passa dal Trentino: ricerca, fabbriche e 100 milioni per la filiera

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

La sfida per l?Italia è riuscire a produrre in casa energia pulita. È il messaggio che arriva dal Trentino, dove è stato inaugurato a Serravalle di Ala il nuovo polo...

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La sfida per l’Italia è riuscire a produrre in casa energia pulita. È il messaggio che arriva dal Trentino, dove è stato inaugurato a Serravalle di Ala il nuovo polo industriale di UFI Hydrogen, società del gruppo UFI Filters dedicata alle tecnologie per l’idrogeno.

E dove, pochi chilometri più a nord, a Rovereto, sta nascendo il Polo Idrogeno della Fondazione Bruno Kessler. Un asse tra ricerca e manifattura che mette insieme circa 40 mila metri quadrati e investimenti nell’ordine dei 100 milioni di euro. Il nuovo stabilimento UFI Hydrogen copre 14 mila metri quadrati, 6 mila dei quali al coperto. Qui convivono laboratori di ricerca e sviluppo, linee di test, prototipazione, industrializzazione e produzione. Il piano prevede 50 milioni di investimenti entro il 2029 e una crescita dell’organico fino a circa 100 addetti. L’obiettivo è presidiare uno dei punti più delicati dell’intera catena: la MEA, Membrane Electrode Assembly, cioè la membrana catalizzata nella quale avviene la reazione elettrochimica. Un elemento poco noto al grande pubblico, ma decisivo sia per gli elettrolizzatori che producono idrogeno dall’acqua usando elettricità rinnovabile, sia per le fuel cell che riconvertono l’idrogeno in energia elettrica. «La MEA è il chip dell’elettrochimica», sintetizza Marco Lazzaroni, amministratore delegato di UFI Hydrogen.


IL MECCANISMO
La formula rende bene l’idea della partita. Come accaduto per semiconduttori, batterie e pannelli solari, il rischio europeo è quello di finanziare la domanda senza riuscire a costruire un’offerta industriale competitiva. Per questo il polo trentino guarda all’idrogeno non come a una promessa indistinta, ma alle sue applicazioni più concrete: industria ad alte emissioni e difficile da elettrificare, trasporto pesante, sistemi di accumulo. Ma anche data center, robotica umanoide e droni, settori nei quali aumenta il bisogno di energia continua, programmabile e affidabile. L’ambizione è ampia. UFI Hydrogen lavora su quattro fronti: produzione di idrogeno tramite elettrolisi, generazione di elettricità con celle a combustibile, conversione elettrochimica della CO2 per gli e-fuels e compressione elettrochimica dell’idrogeno per lo stoccaggio e il trasporto. L’azienda è inoltre l’unica italiana selezionata nell’IPCEI europeo Hy2Move: il progetto R2RMEA ha ricevuto l’autorizzazione a un finanziamento fino a circa 22 milioni di euro per sviluppare e industrializzare membrane innovative destinate alle fuel cell, attraverso processi produttivi continui roll-to-roll.


IL SISTEMA
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, richiama l’attenzione del governo sull’idrogeno verde e sulla necessità di completare il quadro regolatorio e infrastrutturale. Sul tavolo ci sono la strategia nazionale, il disegno di legge delega sull’idrogeno, il Corridoio Sud e la dorsale italiana. «La sfida dell’idrogeno si vince unendo ricerca, industria e territorio», è il messaggio affidato dal ministro all’inaugurazione. Per il governo, dunque, l’idrogeno non va letto soltanto sotto la voce ambiente: è una questione di industria, occupazione qualificata e sicurezza energetica.


È anche la lettura di Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione. L’obiettivo, sottolinea, è fare in modo che le tecnologie legate alla transizione «non vengano soltanto acquistate all’estero», ma siano sviluppate e prodotte in Italia. Una posizione che tiene insieme le risorse del Pnrr e di REPowerEU con la necessità di costruire filiere nazionali ed europee capaci di reggere la concorrenza internazionale. Il secondo tassello è Rovereto. Qui il nuovo Polo Idrogeno del Trentino, promosso dalla Provincia autonoma con FBK e Trentino Sviluppo, svilupperà strutture per circa 25 mila metri quadrati e un investimento stimato in 50 milioni. Il Centro Sustainable Energy della Fondazione Bruno Kessler potrà accompagnare tecnologie e materiali dalle prime fasi di ricerca fino alla prototipazione e alla validazione industriale, con capacità di test su idrogeno e batterie fino alla scala dei megawatt. La collaborazione con UFI riguarderà in particolare le MEA di nuova generazione.

Per Giorgio Girondi, presidente di UFI Hydrogen e del gruppo UFI Filters, il punto è non confinare l’idrogeno nei convegni: «L’Europa non può limitarsi a inventare il futuro, deve anche produrlo». Il riferimento va alle applicazioni che stanno già uscendo dai laboratori, dalle navi alle sperimentazioni nell’aviazione e nei camion a celle a combustibile. L’idrogeno, se ottenuto con fonti rinnovabili, può essere immagazzinato, trasportato e riutilizzato senza emissioni di CO2 nel punto di utilizzo. Non è la soluzione a tutto, ma può diventare un vettore complementare all’elettrificazione proprio dove batterie e rete non bastano.
Ferruccio Resta, presidente di FBK, allarga lo sguardo alla competizione globale. Sicurezza e resilienza dell’Europa, osserva, dipendono dalla capacità di ridurre le dipendenze tecnologiche e di trasformare conoscenza in produzione. È questa, in fondo, la posta in gioco che si misura tra Ala e Rovereto: fare dell’idrogeno non solo un capitolo della transizione verde, ma una leva per riportare in Italia capacità industriale, professioni specializzate e autonomia tecnologica.
Umberto Mancini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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