Non si ferma la corsa dei rendimenti dei titoli di Stato sui mercati. I T-Bond americani continuano a correre. Il rendimento del titolo di riferimento a 10 anni, legato ai tassi sui mutui,...
Non si ferma la corsa dei rendimenti dei titoli di Stato sui mercati. I T-Bond americani continuano a correre. Il rendimento del titolo di riferimento a 10 anni, legato ai tassi sui mutui, è balzato al 5,14 per cento, raggiungendo il livello più alto dal luglio 2007. Il rendimento del titolo a 2 anni è sceso leggermente, pur rimanendo vicino al massimo del 2023.
Anche in Europa i rendimenti dei titoli di Stato continuano a salire. Il Btp decennale italiano ha chiuso con un rialzo di 4,3 punti al 4,56 per cento, valore toccato l'ultima volta nel novembre del 2023, con uno spread di 94,6 punti sul Bund tedesco, contro i 94,3 segnati in apertura. In Germania il rendimento annuo decennale è salito di 4,5 punti al 3,6 per cento, toccando il massimo dal settembre del 2008. In rialzo di 3,3 punti anche gli Oat francesi al 4,72 per cento, valore che riporta alla fine di giugno del 2008, con uno spread rispetto ai titoli tedeschi che è arrivato a 111 punti, mentre in Gran Bretagna il rendimento è salito di 3,5 punti al 5,38 per cento, sui massimi dal giugno del 2007.
Ma quali sono le ragioni di quello che assomiglia sempre più a un "sell off" sui titoli di Stato? Pesa innanzitutto il timore che le Banche centrali continuino sulla via dell'aumento dei tassi di interesse per provare a contenere l'inflazione. Secondo il FedWatch Tool del Cme Group, la probabilità che la Fed aumenti i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale a ottobre è salita a oltre il 75 per cento, rispetto al 55,4 per cento di un giorno fa e all'8,8 per cento di un mese fa.
In Europa non sono suonate come rassicuranti le parole di Isabel Schnabel, il membro tedesco del board della Banca centrale europea. Lo shock energetico, ha spiegato, si sta dimostrando «più persistente del previsto», e l'inflazione rimarrà oltre il target della Banca centrale europea fino alla metà del 2027.
Ma non ci sono soltanto le prospettive di tassi più alti e più a lungo a spingere le vendite dei titoli pubblici. C'è anche l'andamento dei deficit e dei debiti pubblici a preoccupare i mercati. A partire dall'indebitamento americano, che sta diventando un vero e proprio macigno.
Il deficit e il debito pubblico degli Stati Uniti viaggiano su livelli record, con un debito complessivo che ha superato la soglia dei 40.000 miliardi di dollari e un deficit annuale stimato intorno ai 1.700 - 1.900 miliardi, con la spesa per gli interessi sul debito che ha superato quella per la difesa e per le cure sanitarie.
La rincorsaIn tutto il mondo il debito pubblico corre. Il debito globale è cresciuto di oltre 10.000 miliardi di dollari nella prima metà del 2026, superando i 365.000 miliardi di dollari, secondo un rapporto dell'Institute of international finance. Governi e le società non finanziarie hanno rappresentato la maggior parte dell'incremento, con entrambi i settori che hanno raggiunto nuovi massimi storici.
L'accumulo di debito, secondo il documento, ha subito un rallentamento più marcato nei mercati maturi, ma le pressioni fiscali in questi paesi continuano ad aumentare. Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Giappone devono affrontare deficit persistentemente elevati e spese per interessi in aumento, sfide da tempo associate ai paesi emergenti con debiti sovrani in difficoltà. I costi medi di finanziamento pubblico nel G7 sono ora ai livelli più alti dalla metà del 2008, mentre le spese annuali per interessi sono aumentate di quasi l'85 per cento.
Nell'ultimo anno, le economie avanzate hanno pagato oltre 3,3 trilioni di dollari solo in interessi sui titoli di Stato negoziati a livello internazionale, una cifra superiore alla spesa globale stimata per l'intelligenza artificiale (2,6 trilioni di dollari), la difesa (3,1 trilioni di dollari) o l'energia pulita (2,3 trilioni di dollari).
I mercati hanno iniziato ad alzare il prezzo per finanziare questa mole crescente di debito.
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