Thomas Campion, ceo del gruppo in Europa: «L’obiettivo è crescere con disciplina e puntiamo a 13-15 miliardi di dollari di asset entro il 2030»
Il cuore del nostro business sarà il corporate e investment banking, con un’offerta che comprende lending, capital markets e advisory, inclusa l’attività di M&A. A questo si aggiunge il Global Markets, con le attività di equity e fixed income e, più in generale, i servizi di capital markets rivolti ai grandi investitori istituzionali e globali.
Quanto è ancora sottosviluppato, secondo lei, il corridoio finanziario tra Europa e Sud America e quali opportunità concrete vede per Itaú?
Il corridoio tra Europa e Sud America è già molto consolidato. I flussi finanziari dall’Europa verso la regione sono solidi e interessano diversi settori industriali: energia, petrolio e gas, utility e infrastrutture sono alcuni dei comparti nei quali vediamo maggiore interesse. Per quanto riguarda nello specifico le società europee, credo che per le grandi multinazionali con ambizioni globali il Brasile rappresenti un mercato fondamentale all’interno del Sud America e, più in generale, dei mercati emergenti. È un mercato molto dinamico e di grandi dimensioni. Le principali società europee hanno già una presenza in Sud America e, quando entrano nella regione, il Brasile rappresenta spesso il punto di partenza. In alcuni casi, anche il Messico costituisce un mercato di riferimento. A questo proposito, basti pensare agli aeroporti: uno dei principali aeroporti della regione è stato privatizzato ed è oggi in larga misura controllato da operatori europei, tra cui concessionari italiani, spagnoli e francesi, oltre a operatori tedeschi e svizzeri. Ritengo quindi che questo sarà chiaramente uno dei fattori di crescita per noi: essere il partner finanziario naturale e puntare a diventare la banca di riferimento per i clienti europei che operano nella regione. Parallelamente, vediamo crescere la domanda da parte di società europee, fondi di private equity e investitori istituzionali interessati a destinare capitali al Sud America. In questo contesto anche la Colombia e, in misura diversa, l’Argentina stanno tornando ad attirare investimenti.
Quale ruolo riveste l’Italia nella strategia europea del Gruppo?
L’Italia è un mercato molto dinamico e disponiamo già di una buona base di clienti. Ci sono importanti campioni nazionali, come Enel, che hanno realizzato investimenti e acquisizioni in Brasile. Esiste, quindi, un numero significativo di grandi aziende italiane che guardano all’espansione nella regione, in particolare in Brasile. La nostra posizione di leadership come una delle principali banche latinoamericane e la nostra forte presenza in Europa ci permettono di combinare conoscenza del mercato locale e capacità di servire il cliente europeo.
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