Il presidente racconta i suoi progetti per diventare parte della città: "Vogliamo vincere e creare una memoria"
Roma - L’obiettivo è vincere: Paul Matiasic lo ha detto e lo ribadisce. Limitare, però, la sua visione solo al risultato sportivo sarebbe riduttivo. Il presidente di Maxima Roma, che ha acquisito il titolo sportivo di Brescia, ha in mente molto altro. Lo racconta in una location da sogno, che fa molto “La Grande Bellezza”: colle Palatino, tramonto, Colosseo sullo sfondo. Non sarà, però, tutto patinato: la Maxima vuole raggiungere ogni angolo la città, dal centro alle periferie. Intanto, domenica c’è la prima partita: alle 18.15 al PalaEur arriva Napoli (biglietti disponibili sul sito di Maxima Roma e su Vivaticket).
Presidente, il primo obiettivo sono i trofei o è necessario anche radicarsi nel territorio per conquistare l’affetto dei tifosi?
«È chiaro che essendo competitivi vogliamo vincere, ma vogliamo anche creare un ambiente per cui tra 50 anni le persone potranno continuare a tifare per la Maxima Roma e dire che loro c’erano fin dall’inizio. E l’unico modo che abbiamo per raggiungere questo è ridare qualcosa indietro alla comunità. Noi non siamo qui solo per fare business, vogliamo anche creare una memoria legata a questa società. Speriamo un giorno - il più vicino possibile - di essere un punto di riferimento per le persone di questa città, non solo per quello che facciamo nel parquet, ma anche per quello che facciamo fuori».
Saprà che il derby calcistico tra Roma e Lazio è molto sentito. E ora ne avremo uno nel basket con la BC Roma. C’è rivalità, sportiva e anche mediatica.
«Penso che siano due progetti differenti, nati da realtà diverse. Noi siamo focalizzati sul nostro, ma comunque avere un’altra realtà a Roma potrebbe prima o poi trasformare la Capitale in una città del basket. Ben venga la competizione con l’altra società, gli auguriamo il meglio e ci vedremo in campo».
Molto diplomatico. Il vostro advisor, Francesco Totti, sui derby era più diretto.
«Francesco è unico. Potevamo portare ogni tipo di celebrità all’interno di questa avventura, ma non è questa la ragione per cui l’abbiamo voluto: lui ha Roma nelle vene e negli occhi. Farà da collante tra la squadra e la gente e sarà operativo all’interno del club. Ovviamente non sceglierà i giocatori, ma farà crescere la nostra fan base in un modo autentico e genuino».
Presidente, ma perché proprio Roma?
«Perché è una delle grandi capitali del mondo e ha una straordinaria tradizione sportiva e cestistica. Quando abbiamo iniziato questo progetto siamo partiti da una convinzione molto semplice: Roma merita il grande basket. Non vogliamo limitarci a costruire una squadra competitiva, ma creare un’esperienza sportiva capace di coinvolgere famiglie, giovani, tifosi, aziende e territorio. È un progetto di lungo periodo, nel quale vogliamo portare a Roma l’esperienza maturata negli Stati Uniti e a Trieste».
Ha detto che il progetto va ben oltre la semplice competizione. Ci dice qualcosa di concreto, qualche numero?
«Il nostro obiettivo è fare in modo che Maxima diventi parte del tessuto della città. Questo significa lavorare con le società sportive, le scuole, le palestre e le istituzioni e costruire una vera rete del basket romano, maschile e femminile. Abbiamo già iniziato a lavorare in questa direzione attraverso la Maxima Roma Academy, nata dall’accordo con Stella Ebk, e la collaborazione con Luiss. Vogliamo creare un percorso che parta dal minibasket e possa arrivare fino alla prima squadra. Attorno all’Academy costruiremo una rete diffusa con le società sportive, le scuole, le palestre e le istituzioni della città. Con la nostra Fondazione vogliamo portare il basket nei quartieri, avvicinare allo sport chi oggi ne è lontano. Lo faremo investendo 5 milioni di euro per riqualificare due playground all’anno in città».
Potete garantire prezzi popolari per i biglietti?
«L’accessibilità è un elemento importante del progetto. Vogliamo che andare a vedere una partita della Maxima sia un’esperienza alla portata delle famiglie e che il PalaEur possa diventare un luogo in cui stare insieme, non semplicemente il posto dove si gioca una partita. Stiamo lavorando per costruire una politica di ticketing coerente con questo obiettivo e con l’ambizione di avere un palazzetto pieno, con famiglie, giovani e tifosi. Vogliamo che il pubblico senta progressivamente la squadra come propria e che il PalaEur sia sempre di più casa nostra».
Non sarà facile riempire un palazzetto da oltre 9mila posti.
«Negli Stati Uniti siamo abituati a pensare allo sport come a qualcosa che inizia molto prima della partita e continua dopo la sirena finale. È competizione, ma è anche intrattenimento, identità e comunità. Vogliamo portare questo modello: famiglie sugli spalti, bambini che scelgono i loro giocatori preferiti, tifosi che sentono questa squadra come propria. Ai romani direi semplicemente di venire a conoscerci».
Domenica 27 settembre, ore 18.15 al PalaEur: Maxima Roma-Napoli. Acquista qui i tuoi biglietti.