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Real Madrid, Mourinho sul rapporto coi tifosi della Roma: "Sono stati speciali per me. Ho lottato per loro e dato tutto"

Дата публикации: 08-10-2026 16:00:50

José Mourinho, allenatore del Real Madrid prossimo avversario della Roma in Champions League, ed ex allenatore giallorosso, ha rilasciato questa intervista al Corriere dello Sport, dove ha parlato del rapporto coi tifosi giallorossi e sul suo ...

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José Mourinho, allenatore del Real Madrid, ha parlato del rapporto speciale avuto coi tifosi della Roma: Ho lottato per loro e dato tutto"

José Mourinho, allenatore del Real Madrid prossimo avversario della Roma in Champions League, ed ex allenatore giallorosso, ha rilasciato questa intervista al Corriere dello Sport, dove ha parlato del rapporto coi tifosi giallorossi e sul suo ritorno all'Olimpico. 

Riesci a spiegarti questo rapporto con Roma? Ci sono romanisti che ti accoglieranno in un modo impressionante. Raramente si è visto un rapporto del genere. È vero, hai vinto la coppa, sei arrivato in finale e conta quello che è successo in quei due anni. Poi c’è stata la rottura, ma ancora oggi c’è un rapporto viscerale. Forse ricordavo qualcosa di simile con Liedholm, ma un legame così forte non l’ho mai sentito. Da settimane ci sono persone che mi chiedono: “Voglio incontrarlo, mi aiuti a vederlo per una foto?”. Che cosa c’è stato di speciale tra te e la Roma?
«Sono stati speciali loro con me. Lo dico sempre: il giorno in cui sono arrivato, non ricordo in quale aeroporto [nome non chiaro nella trascrizione], sono sceso dall’aereo e c’erano mille persone. Ho pensato: “Non ho fatto niente, sono appena arrivato. Non ho giocato una sola partita, non ho conquistato un solo punto per questa gente”. Quella cosa ha avuto un impatto su di me, perché pensavo di non meritarmela. Però questa è Roma. Dopo capisci che questa è Roma. Penso che a creare il legame sia stato il fatto che loro abbiano capito che non mi sono mai preoccupato di me stesso, della mia immagine o dei miei rapporti, né con la proprietà né con la politica del calcio italiano, e neanche con voi della stampa. Tu sai che è vero: probabilmente sei uno dei due o tre giornalisti con cui ho un rapporto. Sono stato in Italia quattro anni e mezzo. Loro hanno capito che per me esistevano soltanto la Roma e i romanisti. Ho lottato per loro, ho dato tutto. È vero, abbiamo vinto una competizione che per un club abituato a vincere tanto avrebbe forse avuto un significato inferiore. Per una squadra, per un club che non vince tanto, ha invece un significato grandissimo. Un giorno un procuratore amico mio è andato a Trigoria e mi ha mandato una foto dell’ingresso. C’è sempre quella coppa, c’è solo quella. È la coppa che caratterizza l’ingresso del centro di allenamento. Questo legame nasce anche dal loro amore per il club, una cosa che non può non toccarti. Loro hanno capito che ho dato tutto. Ho commesso degli errori, ho sbagliato, ho perso partite, ma hanno sempre capito che ho lottato per loro. La finale di Budapest è il punto massimo di questa connessione».

Che accoglienza ti aspetti all’Olimpico? Che cosa ci sarà scritto sugli striscioni, secondo te?
«Non mi aspetto striscioni».

Non ti aspetti niente? Sei sicuro? La curva si sta preparando.
«Non mi aspetto niente. Mi aspetto rispetto. Non ho ancora cominciato a prepararmi per quella partita, né dal punto di vista dell’allenatore che deve affrontare una gara importante, né da quello dell’ex che torna a casa. Non ci ho ancora pensato. Mi devo difendere e difendermi significa prepararmi nel miglior modo possibile per fare bene il mio lavoro».

Emotivamente?
«Per fare bene il mio lavoro devo concentrarmi su questo e cercare di dimenticare dove sono e contro chi gioco. Con la Roma non mi è mai successo, ma l’ho fatto con l’Inter pochi mesi fa e quando sono tornato al Chelsea. Mi è già successo tante volte, però devo dire che Roma è diversa. Per la prima volta dovrò percorrere quella strada che porta allo stadio, quando entri nella zona dei campi da tennis, quella cosa bellissima. Devo prepararmi, perché sarà la prima volta che andrò lì senza avere dalla mia parte quella passione bellissima e incredibile dei tifosi della Roma. Devo preparare anche i miei giocatori, perché è un modo diverso di vivere una partita. Ovviamente sono calciatori di altissimo livello, abituati a giocare finali e semifinali dei Mondiali, finali di Champions. Però voglio prepararli a questa bellezza antagonista. Anche da avversario, giocare lì è di una bellezza estrema».

Tornando a Roma: devi prepararti emotivamente?
«Mi devo preparare, sì. Per me tornare a Roma significa arrivare allo stadio, anche se partiremo da un albergo e non dal centro di allenamento. Non so in quale albergo staremo, ma arrivare allo stadio, percorrere il tunnel dell’Olimpico, raggiungere la panchina… Non posso mentire e dire che sia come entrare in un altro stadio. Non è la stessa cosa».

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