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Riforma fondi pensione, Durigon: «Non escludo una proroga per la prossima scadenza del 31 ottobre»

Дата публикации: 28-06-2026 15:45:00

Non esclude un’ulteriore proroga alle norme sui fondi pensione che entreranno in vigore il 31 ottobre e non gli dispiace il “sistema svedese” sempre che sia l’Inps ad avere un...

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Previdenza

Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, spiega i motivi della riforma e non esclude uno slittamento per le scadenze sulla portabilità del contributo datoriale

CLAUDIO DURIGON  IMAGOECONOMICA

Non esclude un’ulteriore proroga alle norme sui fondi pensione che entreranno in vigore il 31 ottobre e non gli dispiace il “sistema svedese” sempre che sia l’Inps ad avere un ruolo chiave negli investimenti. Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro, spiega le sue strategie nel settore della previdenza complementare.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Senatore Durigon lei è considerato il padre di questa “seconda riforma” dei fondi pensione dopo quella di Roberto Maroni di vent’anni fa. Cosa l’ha spinta a proporre questi cambiamenti, alcuni dei quali partono il primo luglio?

La spinta principale deriva dalla riforma Dini, che ha reso il sistema contributivo prevalente nel calcolo delle pensioni. Dobbiamo trovare formule alternative per contrastare i salari poveri pensionistici che vedremo a breve. Le curve dell’Inps indicano che dal 2035 il valore delle pensioni scenderà proprio perché il sistema contributivo è diventato prevalente rispetto al retributivo. Vogliamo potenziare la previdenza complementare per dare, soprattutto ai giovani, una possibilità in più per il loro futuro reddito pensionistico.

In che modo intendete potenziare tale sistema per i futuri pensionati?

Dobbiamo per esempio incentivare e defiscalizzare il sistema della rendita oggi poco utilizzato da coloro che vanno in pensione e che di solito prendono subito tutto il capitale accumulato nel fondo. Più in generale, l’idea è quella di un cambiamento culturale dove i fondi previdenziali possano offrire servizi aggiuntivi. Uno su tutti, a cui stiamo pensando in prospettiva, è la Long Term Care (Ltc). Senza questa visione e senza incentivare tali strumenti attraverso la fiscalità, faremmo un danno all’Italia futura.

Sono arrivate critiche da datori di lavoro e sindacati riguardo alla portabilità del contributo datoriale. C’è il timore che la seconda fase della riforma, prevista per il 31 ottobre, possa svuotare i fondi pensione negoziali a favore di quelli collocati da banche e assicurazioni. Cosa risponde?

Credo sia una sciocchezza pensare che un fondo aggredirà l’altro; il mercato è così ampio che c’è spazio per tutti. La nostra intenzione è inserire il settore in un contesto di mercato libero e competitivo: se un’assicurazione offre un fondo pensione più caro, il lavoratore semplicemente non sceglierà quel prodotto. Mettere più soggetti in competizione significa dare un servizio e un’opportunità di scelta in più ai lavoratori. Se vedremo che qualche soluzione danneggerà i lavoratori, interverremo, ma per ora intravedo soltanto uno stimolo positivo.

A proposito del 31 ottobre, sono previste ulteriori proroghe?

Alcune forze politiche della maggioranza e associazioni datoriali e sindacali hanno fatto richieste in tal senso. Io non escludo nulla, ma la mia priorità è la libertà del lavoratore e non la difesa di posizioni di esclusività di certi fondi previdenziali. Vedremo al momento opportuno se sarà necessaria una proroga, ma l’obiettivo resta dare risposte al mercato della previdenza complementare.

Riguardo al primo pilastro, si parla di un possibile “sistema svedese” dove una parte dei contributi versati per la pensione viene investita sul mercato. È un’ipotesi percorribile?

È un’idea che il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ci ha proposto più volte e che stiamo valutando. L’idea non è sbagliata: si potrebbe aprire un conto dove una piccola percentuale del contributo viene investita dall’Inps per aumentare i rendimenti e, di conseguenza, le pensioni. La condizione fondamentale per me è che sia l’Inps a fare da intermediario e a gestire gli investimenti, salvaguardando il primo pilastro come elemento centrale.

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