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Garante Privacy: l’informazione rispetti la persona senza fare voyerismo

Дата публикации: 02-07-2026 14:45:29

Informazione, ma anche IA tra i temi affrontati dal presidente dell'authority, Pasquale Stanzione, nella sua relazione annuale al Parlamento, secondo cui la nuova tecnologia è diventata terreno di confronto geopolitico, riscrivendo il significato di deterrenza, mentre la corsa alla supremazia riflette una nuova idea di sovranità
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Informazione, ma anche IA tra i temi affrontati dal presidente dell’authority, Pasquale Stanzione, nella sua relazione annuale al Parlamento, secondo cui la nuova tecnologia è diventata terreno di confronto geopolitico, riscrivendo il significato di deterrenza, mentre la corsa alla supremazia riflette una nuova idea di sovranità

“L’Intelligenza artificiale, nuova infrastruttura del potere, è divenuta il terreno primario di competizione geopolitica, con una corsa all’indipendenza e alla supremazia tecnologica che riflette una nuova idea di sovranità”. Lo ha detto il presidente del Garante per la Privacy Pasquale Stanzione alla presentazione della Relazione annuale al Parlamento.
Secondo il Garante l’uso degli algoritmi si è intensificato in guerra, dall’Ucraina all’Iran, ridefinendo “quella deterrenza su cui per decenni si era fondato l’equilibrio geostrategico, in una sorta di nuova guerra fredda”.

“Nel drammatico moltiplicarsi dei fronti di guerra l’IA assume un ruolo anche geostrategico sempre più centrale – ha osservato Stanzione -. Da un lato, la progressiva estensione della guerra (appunto cognitiva) nel quinto dominio operativo pone le democrazie in svantaggio rispetto alle autocrazie, dovendo salvaguardare – per non tradire se stesse – istanze pluraliste, non consentendo la manipolazione algoritmica dell’informazione”. “Dall’altro lato – ha continuato il presidente del Garante per la privacy – se l’uso degli algoritmi si è progressivamente intensificato nel passaggio tra la guerra in Ucraina e il conflitto mediorientale l’attacco israelo-statunitense Epic Fury all’Iran ha rappresentato la prima guerra ‘AI First’ in cui l’IA ha assunto una priorità non solo cronologica nelle azioni belliche, spostando sempre più la conflittualità nel quinto dominio operativo”.

Si ridefinisce il concetto di deterrenza

“La difficile comprensibilità delle logiche algoritmiche e la conseguente scarsa prevedibilità dei comportamenti degli attori statali ridefiniscono, quindi, in senso multilivello quella deterrenza su cui per decenni si era fondato l’equilibrio geostrategico, in una sorta di nuova guerra fredda. Il blocco di alcuni modelli di Claude per ragioni di export control dimostra del resto – quasi trasponendo la trappola di Tucidide sul piano interno – come il controllo dell’IA sia sempre più decisivo in termini geopolitici”. “L’algoritmo non sarebbe, peraltro, sempre immune da errore, come parrebbe evincersi – se confermata – dalla tragica ‘allucinazione’ che ha portato a colpire una scuola elementare a Minab – ha concluso Stanzione -. La ‘compressione decisionale’ della ‘kill chain’, azzerando i tempi deliberativi marginalizza infatti la supervisione umana, con un’abdicazione quasi totale della decisione e il distacco cognitivo favorito dall’apparente deumanizzazione del conflitto. Che tuttavia, lungi dal ridurlo, rischia invece di ampliarne il drammatico impatto sulle vite e sulle responsabilità umane”.

Innovazione al servizio dell’uomo, preservandone la dignità

Ricordando l’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas, in un passaggio successivo, Stanzione ha guardato alle implicazioni etiche sull’uso dell’IA e alle sue conseguenze concrete.
“Quello della marginalizzazione dell’uomo è un rischio proprio dell’Intelligenza artificiale in ogni ambito. Il rischio da impedire è ridurre la democrazia a equazione, la persona a prestazione. Bisogna invece porre l’innovazione al servizio dell’uomo, promuovendo così fiducia nel digitale”, ha spiegato. “È quanto ha inteso fare l’Europa – ha aggiunto – inscrivendo la tecnica in una rete di garanzie, tra le quali quelle di protezione dei dati”.

Entrando più nello specifico sull’impatto della tecnologia sul lavoro, il Garante della Privacy ha detto: “l’IA nelle strutture aziendali può offrire straordinarie opportunità di miglioramento della qualità del lavoro ma dev’essere governato con lungimiranza, perché non determini una regressione sociale tale da eludere i traguardi di secoli di battaglie per i diritti e le libertà dei lavoratori”.

“L’innovazione, ha ricordato, permea assetti di potere non neutri con il rischio di approfondire, anziché attenuare, le già esistenti diseguaglianze”. “Il rischio – ha aggiunto – non è solo la sostituzione tecnologica (che pur alcune pronunce iniziano ad ammettere come giustificato motivo oggettivo di licenziamento). Lo è anche l’asincronia del diritto rispetto alla velocità dell’evoluzione tecnologica che, nell’ambito di rapporti lavorativi inediti, insinua il rischio di nuove forme di discriminazione. Si pensi al caporalato digitale del lavoro su piattaforma, rispetto al quale i clickworkers, eterodiretti da algoritmi, rappresentano il nuovo Quarto Stato”.

Per Stanzione, “il ricorso sempre più diffuso alle neotecnologie (dai controlli biometrici alla sorveglianza intelligente) rischia di favorire l’elusione delle garanzie (contro la sorveglianza pervasiva e la discriminazione) che per decenni hanno rappresentato presidi essenziali a tutela del dipendente, in un rapporto strutturalmente asimmetrico come quello di lavoro. Tra queste vi sono, naturalmente, anche le garanzie di riservatezza, che mai come oggi possono rappresentare un argine essenziale all’ingerenza datoriale e, in questa prospettiva, un parametro di sostenibilità democratica dell’innovazione, perché si affermi mai contro ma per i diritti e le libertà: dei lavoratori anzitutto”.

Diritto all’informazione sia bilanciato con la dignità della persona

Tra i temi affrontati nel suo intervento, anche un richiamo a un “esercizio del diritto d’informazione” che sia in “costante bilanciamento con la dignità della persona”. “Quest’equilibrio – ha detto – si fonda sul principio di essenzialità dell’informazione, sancito in primo luogo dalla fonte deontologica, quale argine al rischio di un eccesso informativo che può degenerare in spettacolarizzazione voyeuristica e, sul terreno della cronaca giudiziaria, legittimare il processo mediatico”, ha spiegato, ricordando i richiami dell’Autorità rispetto al caso Garlasco e al caso della famiglia nel bosco.

“La digitalizzazione dell’informazione onera, del resto, la stampa di una responsabilità ancora maggiore, nella consapevolezza degli effetti dirompenti che le notizie hanno oggi una volta immesse in rete – ha aggiunto -. È, dunque, essenziale che la stampa adempia alla sua fondamentale funzione informativa senza, tuttavia, far scadere il giornalismo a sguardo dal buco della serratura, ricordando che l’idea dell’uomo di vetro (secondo cui cioè chi non ha nulla da temere, non ha nulla da nascondere) era uno slogan del totalitarismo”.
“La sfida della democrazia è proprio nel coniugare il diritto di (e all’) informazione con la dignità personale: tanto più in un ordinamento, quale il nostro, dalla forte vocazione personalista”.

Siti sessisti fenomeno devastante

Spazio anche a una riflessione sul fenomeno dei siti sessisti, “violento” e “devastante per le vittime”. “Non è, spesso, sufficientemente percepito come tale dagli stessi autori”, ha detto nel dettaglio Stanzione. “E’ necessaria quella pedagogia digitale cui il Garante dedica una parte significativa della propria azione quale tassello necessario della formazione dei futuri cittadini, troppo spesso ignari dell’importanza di proteggere, con i propri dati, la propria libertà”.

“In questa chiave – ha aggiunto – vanno lette le misure adottate dal Garante nei confronti di alcuni sistemi di nudificazione rispetto ai quali in particolare si rappresenta l’urgenza di attribuire, all’Autorità, il potere d’interdire il collegamento dall’Italia, per bloccare tempestivamente la catena, altrimenti, ‘virale’ delle condivisioni prima che si determinino danni irreparabili”.
Riguardo ai minori, in un contesto in cui secondo il Censis il 46,4% dei genitori autorizza l’uso degli smartphone sotto i 10 anni, “la disciplina di protezione dei dati ha svolto una funzione sociale primaria, di argine alla hybris del capitalismo delle piattaforme”, ha osservato Stanzione, ricordando “alcune recenti sentenze di Corti americane” che riguardano “la dipendenza, per massimizzare profitti, anche al prezzo del benessere dei minori”.
“L’affidamento sempre più diffuso ai chatbot (in un caso su 2 in Europa, secondo le stime di Ipsos) delle paure, delle domande, del vissuto soprattutto dei ragazzi è un fenomeno che non può non interrogarci, con l’urgenza delle grandi questioni. È significativa, in questo senso, la funzione ‘trusted contact’ attivata da ChatGpt, che notifica a persona di fiducia eventuali indizi di comportamenti a rischio suicidario o autolesionistico dell’utente”, ha concluso Stanzione.

Elezione del quarto componente del Garante

Riallacciandosi alle polemiche che, nei mesi scorsi, hanno coinvolto l’authority al cenro di alcune inchieste di Report, con l’avvio di successive indagini da parte della procura di Roma, Stanzione ha chiesto alle Camere di procedere all’elezione del nuovo membro del consiglio per sostituire Guido Scorza, dimessosi.
“Rispetto alla mancata elezione suppletiva del quarto componente il Collegio – a seguito delle dimissioni, ormai quasi sei mesi fa, dell’avv. Guido Scorza – sia consentito rappresentare alle Camere l’urgenza del provvedere, per porre l’Autorità in condizione di assicurare, nel modo migliore, la garanzia di un diritto che, sempre più, costituisce presupposto di libertà e democrazia”, ha detto.

Stanzione, inoltre, ha ringraziato “le Autorità, italiane ed estere, che hanno inteso offrire sostegno alla nostra attività, nonché il corpo della Guardia di Finanza, per la preziosa collaborazione”. E, “per il costante e instancabile impegno” nel tutelare i dati personali “unitamente al Collegio e al Segretario generale” ha ringraziato anche il personale dell’Autorità “il cui contingente è necessariamente da estendere, che con abnegazione e professionalità onora, ogni giorno, quest’alto compito”.

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