Protagonista al Mondiale, Adrien dice di non avere ancora pensato a cosa sarà. La decisione a torneo concluso
In una nazionale di campioni, si issa come uno degli imprescindibili. In una squadra in ricostruzione, è imprescindibile. Adrien Rabiot, tra Francia e Milan, condivide lo stesso destino personale: giocare sempre, titolare, perché troppo prezioso. Deschamps come Allegri e, probabilmente, anche Amorim. Il tecnico portoghese è stato chiaro con il suo proprietario: se possibile, non si ceda Rabiot. Perché in una squadra che deve essere rafforzata qualitativamente e caratterialmente dopo il fallimento dello scorso anno, sarebbe controproducente lasciar partire i calciatori di status sia tecnico che di leadership all'interno dello spogliatoio. E il francese, nella lista dei personaggi della rosa rossonera, è tra i principali senza alcun dubbio.
Il futuro del classe 1995 si deciderà, comunque, al termine del Mondiale. È stato lui stesso, intercettato dalla Rai nel ritiro dei Bleus, a glissare sull'argomento: «Parleremo più avanti...». Dichiarazioni che fanno seguito a quelle di fine fase a gironi, sempre dello stesso eco: «Sono concentrato sulla Coppa del Mondo, poi vedremo alla fine«. Effettivamente, i contatti con Amorim, fino a questo momento, sono stati minimi: solo le presentazioni e i convenevoli di rito ad inizio mandato; poi l'allenatore ha preferito che i pensieri dei convocati ai Mondiali fossero solo per le proprie selezioni. Al termine del torneo, però, le chiamate non mancheranno: Amorim confermerà a Rabiot la ferma volontà di tenerlo in rosa e di farne un perno del nuovo progetto tecnico.
Nel possibile 3-4-2-1 del tecnico portoghese, infatti, Rabiot troverebbe spazio nella mediana a due, probabilmente sempre al fianco di Modric che è sempre più vicino a confermare la sua permanenza al Milan per un altro anno. Con Allegri, il francese ha giocato sempre e solo da mezzala per sfruttare al meglio le sue doti in fase di copertura e gli inserimenti in zona gol; con Deschamps, invece, si sta altamente specializzando proprio in un centrocampo a due, giocando - lui come punto fisso - o con Tchouameni del Real Madrid o con Manu Koné della Roma. E i risultati sono ottimi: Rabiot domina - come tutta la sua nazionale - le partite e non sta trovando alcuna difficoltà nel posizionamento e nello sviluppo del gioco. Tutte info utilissime, e altamente positive, per Amorim. Per una squadra che si preannuncia molto offensiva, avere in mezzo al campo un giocatore che riesca a coprire tanto campo sarebbe fondamentale.
Al di là delle dichiarazioni, il futuro al Milan di Rabiot non sembra così in bilico. L'interesse del Napoli di Allegri c'è, ma l'entourage del francese - rappresentato dalla mamma-agente Veronique - fa trapelare di non voler spostare il ragazzo, soprattutto in un contesto come quello partenopeo in cui la concorrenza, tra Anguissa e McTominay, è ampissima; dopo l'anno al Marsiglia, dunque, difficilmente i Rabiot si fermeranno per una sola stagione anche a Milano. Amorim lo aspetta a braccia aperte e, se necessario, anche Cardinale interverrebbe per garantire la presenza del 31enne nella rosa milanista. Perché, se si vuole lottare per alzare la testa, non si può prescindere da uno degli imprescindibili.
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