Il pacchetto varato dal Consiglio dei ministri. Norme contro la violenza giovanile e sulla mala movida. La misura politica della premier Giorgia Meloni per sfilare la narrazione sull’ordine e sulla fermezza al generale Roberto Vannacci

Divieto di aggregazione, fermo di prevenzione anche per i minori nelle aree della cosiddetta mala movida e arresto differito per i danneggiamenti commessi in gruppo: la stretta anti-maranza cambia passo. Ma il Governo apre subito un secondo fronte civile. Chi reagisce a un furto in abitazione, a una rapina o a una violenza sessuale e viene condannato per eccesso di legittima difesa non dovrà risarcire l’autore del reato. E per le lesioni lievi o lievissime subite durante il servizio non servirà più la querela dell’agente: il procedimento scatterà d’ufficio.
È l’ossatura del nuovo pacchetto sicurezza approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Giorgia Meloni lo ha voluto dopo il susseguirsi di gravi episodi di cronaca avvenuti nel Paese, ma anche per riportare la premier al centro della narrazione sull’ordine e sulla fermezza, sottraendola a Roberto Vannacci e a Futuro Nazionale.
Il testo si innesta sul provvedimento varato ad aprile, che aveva già stretto le maglie sulla violenza giovanile. Ora il salto è più netto: dalla prevenzione individuale si passa al controllo del gruppo.
La novità più incisiva è il divieto di aggregazione, disposto con una nuova ipotesi di avviso orale del questore introdotta all’articolo 3 del codice Antimafia: al richiamo si aggiunge l’impedimento a riunirsi con altri.
L’obiettivo è spezzare le dinamiche delle bande giovanili.
Il secondo affondo riguarda il fermo di prevenzione, esteso anche ai minorenni. Potrà essere disposto nel corso di specifiche operazioni di polizia destinate a prevenire i reati che turbano l’ordine e la sicurezza pubblica nei luoghi ad alto afflusso di persone – movida in testa – quando circostanze di tempo e di luogo diano fondato motivo di ritenere che la persona ponga in essere condotte di pericolo. Tra gli indici: armi o oggetti atti a offendere.
La stretta si sposta poi sul danneggiamento, con una nuova aggravante per i fatti commessi da cinque o più persone: distruzione, dispersione o deterioramento di cose mobili o immobili altrui, con o senza violenza alla persona o minacce, costeranno da un anno e sei mesi a cinque anni di reclusione e una multa fino a 15mila euro.
Gli agenti potranno procedere all’arresto facoltativo in flagranza e l’arresto differito è esteso alla nuova ipotesi.
Sul fronte civile, viene escluso il diritto al risarcimento per chi subisce un danno mentre commette violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo, furto in abitazione, furto con strappo, furto con destrezza in casi particolari, rapina o sequestro di persona a scopo di estorsione.
L’autore del reato non potrà quindi trasformare le conseguenze subite durante l’azione in una richiesta di danni.
Chiude il pacchetto la tutela degli operatori di polizia. Le lesioni lievi o lievissime subite «nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni» diventeranno procedibili d’ufficio.
Non servirà più la querela: procederà direttamente lo Stato.