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Fertitta, ambasciatore Usa: «Meloni resta forte. Trump? Solo battute. Usa ed Europa sono amiche»

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

Ambasciatore Fertitta, il governo ha subito una sconfitta in un voto parlamentare e ci sono tensioni dentro la maggioranza. Washington punta ancora su Giorgia Meloni?
«Credo che il...

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Ambasciatore Fertitta, il governo ha subito una sconfitta in un voto parlamentare e ci sono tensioni dentro la maggioranza. Washington punta ancora su Giorgia Meloni?

«Credo che il governo Meloni sia ancora molto forte. Lei non è più solo una leader italiana ma una leader di caratura mondiale. Penso che quando si terranno le prossime elezioni, in primavera o in estate, gli italiani prenderanno di nuovo la decisione giusta».

Le acque agitate su cui fluttua il governo italiano, tra i cavalloni delle preferenze, si infrangono inermi contro i 117 metri del M.Y. Boardwalk ancorato nel porto di Ancona. Calma piatta, tira un venticello tiepido. Tilman J. Fertitta non ha avuto tempo per seguire le beghe di Montecitorio. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, l’uomo di Donald Trump a Roma ci accoglie a bordo all’una del pomeriggio, indosso una polo blu e occhiali specchiati. Piano bar, idromassaggio, piscine, palestre, due eliporti, moto d’acqua e scooter subacquei. Immaginate un lusso qualsiasi su una nave da crociera: qui c’è l’upgrade. Nel capoluogo marchigiano fa tappa il Freedom 250 Coastal Diplomacy Italy Tour. «Incontro istituzioni, imprenditori, diplomatici, è straordinario. E mi dicono non abbia precedenti». Vero: è di Fertitta il copyright su questo giro dell’Italia in yacht per celebrare l’anniversario dell’indipendenza americana e i rapporti con l’Italia. Messi così così.

La frattura tra Giorgia Meloni e Donald Trump è politica o personale?

«C’è sicuramente una frattura politica, non penso ne esista una personale. Se avessero qualcosa di importante da dirsi alzerebbero il telefono. Trump è arrabbiato con tutta la Nato, non solo con Meloni, per non avergli dato il sostegno sperato all’operazione Epic Fury in Iran».

Trump ha chiesto un “ordine restrittivo” per Meloni al summit Nato. Solo parole infelici?

«Il presidente fa battute sulle persone ogni singolo giorno, la prendete sul personale perché siete italiani. Ha un grande senso dell’umorismo, è un galantuomo, sa divertirsi con tutti. Classic Trump».

L’Italia dovrebbe concedere le basi agli aerei americani impegnati in Iran?

«L'Italia ha fatto quello che era previsto dagli accordi bilaterali»

Siete delusi?

«Per nulla. Stanno facendo quel che è loro richiesto e noi uguale».

Quanti soldati americani abbandoneranno l'Italia?

«Non ho contezza di alcun soldato in partenza e non penso lo sappia neanche il Pentagono. Non sarei sorpreso se da qui a tre, quattro anni avessimo più truppe».

Al summit Nato l'Italia ha impegnato il 2,8 per cento del Pil nella Difesa. È sufficiente?

«L'America ha chiesto di spendere il 5 per cento. Siamo felici che i Paesi della Nato stiano spendendo di più e vorremmo facessero ancora meglio. Non è giusto che gli Stati Uniti paghino il 55 per cento del conto della Nato».

Servono nuovi aiuti militari all’Ucraina?

«L'Italia fa cose che altri alleati non fanno, dà un contributo diverso. Sta al governo italiano decidere: siete un Paese indipendente».

Il governo ha espulso due spie russe sorprese a comprare segreti militari da ufficiali della Difesa. Credete che la Russia interferirà nelle prossime elezioni politiche?

«Molti miei concittadini sono convinti che la Russia abbia interferito nelle elezioni americane. Se hanno l'abilità di farlo negli Stati Uniti possono farlo ovunque. C’è un lato positivo: quando conosci in anticipo i piani di qualcuno puoi attrezzare le difese per tempo».

I rapporti fra Italia e Cina vanno rivisti?

«La Cina sta lentamente cercando di conquistare tutto. Vogliono controllare le infrastrutture strategiche. L'Italia, proprio come gli altri Paesi Nato, dovrebbe vigilare sui tentativi della Cina di costruire infrastrutture nelle sue città».

Nella sua audizione al Congresso da ambasciatore designato ha parlato della presenza di stazioni di polizia cinesi in Italia. La preoccupa?

«Ne hanno trovata una in America, a New York. Non penso sia opportuno che un Paese operi all'interno di un altro Stato sovrano con attività di questo genere, senza dichiararle pubblicamente. Quindi sì, penso davvero che siano un problema».

Cosa pensa dell'operato dell'Italia e dell'Eni in Libia?

«L'Italia ha un ministero degli Esteri molto preparato su questo dossier, sa come trovare le soluzioni diplomatiche giuste e mettere persone intorno a un tavolo. Possiamo lavorare insieme sulla produzione energetica e sulla cooperazione economica».

Due navi cacciamine italiane sono pronte a partire per Hormuz. È abbastanza?

«Deciderà il governo italiano. E starà al governo americano, non a me, dire se è abbastanza».

Torniamo alla politica. Cosa pensa di Elly Schlein e Giuseppe Conte? Li ha incontrati?

«Che ci crediate o no, non ho mai avuto un incontro con uno di loro due. Posso averli incrociati in altre occasioni ma non appositamente».

Se andassero loro al governo li riterreste partner affidabili degli Stati Uniti?

«Chiunque sia al governo in Italia deve realizzare l'importanza dei rapporti con gli Stati Uniti».

Meloni ha detto che è il momento di far cadere un tabù e di eleggere un presidente della Repubblica di destra nel 2029. Cosa ne pensa?

«Sarebbe bello, perché sono un conservatore. Preferirei un leader conservatore? Sì. Detto questo rispetto molto il Capo dello Stato e la presidenza della Repubblica italiana, il fatto che cerchino sempre di non essere di parte. Certo, se chiedete a me, preferirei sempre avere un conservatore».

Un assistente cortese ci allunga una bottiglia d’acqua gelida. Il sole inizia a picchiare. Divani in pelle lucida e velluto, tavoli in marmo made in Italy e un pianoforte a coda color avorio. Qui e lì lineamenti dorati che richiamano lo sfarzo dello Studio Ovale trumpiano. Stasera c’è un party, arrivano gli ospiti. Meglio sbrigarsi.

Lei è un imprenditore di successo (Fertitta è proprietario della squadra di basket Houston Rockets e di un impero nel mondo della ristorazione e degli hotel, ndr). Quali ostacoli vanno rimossi per attrarre investimenti americani?

«Tanti. Dalla tassa sui servizi digitali al sistema Ets per le rinnovabili».

La burocrazia è un problema?

«Al 100%. Un esempio: in America abbiamo migliaia di jet privati che volano sereni sul nostro territorio. Qui non si trova un posto per loro negli aeroporti. La burocrazia è anzitutto un problema europeo, bisogna alzare la voce in Europa».

Roma è una città attrattiva per gli investimenti?

«Assolutamente. Città fantastica».

Può escludere nuovi dazi contro l'Italia?

«Non posso escludere niente di quel che fa il Presidente. Due giorni fa c'era un dazio del 20 per cento per tutte le navi a Hormuz, oggi non c'è più. Devo restare aggiornato giorno per giorno o rischio di perdermi qualcosa (ride, ndr)».

Non ci saranno dazi da pagare per le navi che attraversano Hormuz?

«Trump vuole uno Stretto libero, prenderà la decisione che ritiene più giusta. Per il bene dei trasporti e la libertà di navigazione».

Imprenditore ma anche magnate dello sport. È vero che ci sono investitori americani interessati alla Lazio?

«Non ne ho conoscenza diretta. So che la Lazio è una squadra molto amata a Roma, con tanti fan. Chiunque la comprerà spero prenda decisioni che rendano felici i miei amici romani».

Tifa Roma o Lazio?

«Entrambe. Sono un fan dello sport».

E del basket. L'Nba verrà a Roma?

«Porteremo il franchise in Italia quest'anno. Credo che Roma sarà una delle città a ospitare Nba Europe e magari questo sarà il primo passo per la nascita di vere squadre dell'Nba. Ma ci vorranno anni».

Il sindaco di New York Mamdani ha escluso il quartiere di Little Italy dalla mappa ufficiale della città. Da italoamericano come si è sentito?

«Non lo sapevo. Non capisco tante delle cose che fa Mamdani. Ma se andasse avanti non mi farei problemi a chiamarlo e mi sentirei personalmente offeso: ho migliaia di dipendenti che lavorano a New York».

I suoi bisnonni arrivarono in America dalla Sicilia, l'isola dove le truppe americane sono sbarcate per liberare l'Europa dal nazifascismo. Oggi molti europei pensano che l'America stia voltando le spalle all'Europa. È finita un'era?

«L'America non volterà mai le spalle all'Europa. Ma l'Europa non può voltare le spalle all'America. Vogliamo soltanto che la Nato si rimbocchi le maniche e faccia la sua parte. Europei e americani sono amici e resteranno tali. Ogni due o tre anni ci saranno incomprensioni, è normale, ma gli amici restano amici».

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