Assistere al tradimento di una madre è un evento scioccante. Ecco cosa si può fare per ridurre il dolore. E capirsi
La mamma con un altro uomo? Inconcepibile. La donna che ci ha insegnato la lealtà, la coerenza, la fiducia, appare all’improvviso come sleale, incoerente, inaffidabile. Una traditrice, non solo del marito ma anche della famiglia stessa e dei valori con cui ci ha cresciute. Vederla mentre si comporta come una quindicenne al primo amore ci imbarazza da morire: “Ma cosa fa con quello? Mano nella mano? Lo bacia? Ride?”. È troppo. Quindi le facciamo una foto, per testimoniare che non ce lo siamo immaginato.
La prima reazione è spesso un silenzio rabbioso, in cui ci facciamo altre domande: “È tradimento? È amore? Da quanto tempo va avanti? E papà lo sa?”. In questi momenti, ci si sente indignate e tradite. Possiamo essere le persone più aperte e tolleranti del mondo, ma quando c’è di mezzo un genitore le cose cambiano. È la nostra famiglia che viene minacciata dalla persona in cui credevamo, e l’idea che avevamo di lei va in mille pezzi. Guardare sullo smartphone l’immagine di lei con un altro ci fa ribrezzo.
Già, perchè constatare che i genitori hanno una sessualità è inammissibile. Il disagio è così tanto che il pensiero più praticabile è “Ok, faccio finta di niente, non ho visto niente, non m’importa di niente”. E andiamo avanti.
Ma guardare nostra madre che al mattino si prepara, si trucca, sceglie un outfit per il lavoro, ci fa immaginare che si faccia carina per quel tipo con cui l’abbiamo vista. E osservare nostro padre comportarsi come al solito, spiritoso, distratto, indaffarato, ci fa un po’ male: possibile che non abbia capito nulla? Possibile che entrambi vivano questa situazione assurda in modo inconsapevole e incosciente? La tentazione di mostrare loro la foto è forte. Ma resistiamo, perchè non siamo certe che sia la mossa giusta.
Per capirci qualcosa, smettiamo per un attimo di pensare ai genitori come esseri infallibili, fulgidi esempi di rigore e integrità. Sì, lo pensiamo anche se litighiamo con loro tutti i giorni, non rispondiamo alle loro chiamate, li riteniamo noiosi-vecchi-moralisti-nevrotici eccetera. In realtà li consideriamo perfetti, solidi, inamovibili. Loro ci sono. E devono esserci così come li abbiamo sempre pensati e percepiti. Però…
Però sono anche umani. Non sono delle figure insensibili generate dall’intelligenza artificiale. Hanno sentimenti, desideri, turbamenti, contraddizioni. Anche molto negative. Potremmo non capirlo a 10 anni, ma a 20 siamo in grado di accettare che un genitore possa mostrarsi meno “super” di quel che crediamo. E questo non sminuisce il suo valore: quindi cerchiamo di non agire d’impulso.
Ritrovata la calma, la domanda più pressante è “Devo dirle che l’ho vista?”. La risposta dipende da cosa vorremmo ottenere. La verità? La tutela di nostro padre? La comprensione reciproca? Le sue scuse? Pensiamoci bene. Se decidiamo di parlarle, scegliamo il momento giusto. Non in macchina, non durante la cena, non quando lei o noi stiamo per uscire. Troviamo un luogo neutro, dove possiamo guardarci negli occhi senza interferenze.
La mamma si merita tutta questa cortesia? Sì. È una donna ancora prima che una madre, con i suoi sentimenti e le sue tempeste interiori. Andiamole incontro da donna a donna, per quanto possiamo essere addolorate e confuse. Ha diritto alla chance di essere compresa.
Prepariamoci però a ogni risposta. Potrebbe negare, potrebbe piangere, potrebbe confessare. Qualunque sia la sua reazione, non siamo noi quelle in torto. Ma non siamo nemmeno dei giudici pronti a emettere una sentenza. Siamo spettatrici, molto coinvolte, di un evento che potrebbe rivelarsi deflagrante. Cerchiamo di non complicare ulteriormente la situazione con le nostre pretese o le nostre rivendicazioni. Una mossa saggia? Archiviamo quella foto. Non migliorerebbe la situazione.
Se decidiamo di tacere i motivi possono essere diversi, come la paura di ferirla o di scoprire qualcosa che non vogliamo sapere perché ci farebbe troppo male. Possiamo però capire molto osservando: a volte, i gesti parlano più delle parole. Se notiamo che la mamma è più distratta, triste o euforica del solito, potrebbe essere il momento di indagare con delicatezza.
Attenzione: parlare con nostro padre invece potrebbe non essere la scelta migliore. Non è nostro compito “proteggerlo” o “punirlo”. E comunque non ne sappiamo abbastanza per intervenire con la certezza di risolvere il problema. Nemmeno mostrandogli la foto: sarebbe solo un gesto vendicativo e puerile che peggiorerebbe la situazione. Crediamo che vedendo la “prova” che è stato tradito nostro padre si comporti da super-eroe che salva la famiglia? Forse accadrebbe il contrario.
È facile etichettare nostra madre come “la traditrice”. Ma la vita è molto più complessa di una definizione. Facciamoci delle domande importanti su di lei, come “Cosa so davvero della sua vita?”, “Quante volte ho dato per scontato che fosse felice?”, “Se fossi al suo posto, cosa farei?”. Molte donne, dopo anni di sacrifici per la famiglia, vorrebbero sentirsi leggere e desiderate, provando nuove emozioni.
Questo non giustifica tutto, ma spiega molto. Non si tratta di scusare, ma di comprendere. Solo così potremo decidere se perdonare, allontanarci o trovare un nuovo equilibrio, nella consapevolezza che non tutte le domande avranno risposta. E che nessuna decisione è definitiva.
Questa vicenda non parla solo di nostra madre ma anche di noi, di come scegliamo di reagire alle delusioni, di quanto siamo disposte ad affrontare la verità, del modo in cui riusciamo a trasformare il dolore in forza interiore. Ma anche di come sappiamo gestire il nostro autocontrollo. Però se abbiamo ansia, insonnia, malumore costante, timori immotivati e scatti di rabbia, parliamone con una psicologa che ci aiuterà a relazionarci con questa non facile situazione.