Il nuovo Bollettino Economico fotografa un’Italia che cresce, ma poco: il lavoro tiene, famiglie e imprese diventano più caute e l’energia torna a pesare su prezzi, bollette e conti con l’estero.
Secondo Banca d’Italia, dopo il +0,3% del primo trimestre l’economia italiana avrebbe rallentato in primavera. Le nuove proiezioni indicano un PIL in aumento dello 0,6% nel 2026, mentre l’inflazione salirebbe al 3,1% per effetto soprattutto dei rincari energetici. Il mercato del lavoro resta solido, ma consumi, investimenti e fiducia risentono dell’incertezza internazionale.
L’economia italiana non si ferma, ma procede con passo corto. È questa la fotografia che emerge dal Bollettino Economico n. 3 del 2026 della Banca d’Italia: nei primi tre mesi dell’anno il PIL è cresciuto dello 0,3%, come nel trimestre precedente, sostenuto da esportazioni, investimenti e consumi, ma nei mesi primaverili il quadro si è fatto più fragile.
Il nuovo elemento è il ritorno dell’energia come variabile dominante. Le tensioni in Medio Oriente, il rialzo di petrolio e gas e l’incertezza sui flussi commerciali hanno raffreddato le decisioni di spesa delle famiglie e l’accumulazione di capitale delle imprese. La crescita resta positiva, ma più esposta: basta poco perché consumi, investimenti e fiducia perdano slancio.
Per il 2026 Banca d’Italia stima una crescita del PIL dello 0,5% nello scenario di base corretto per le giornate lavorative. Considerando il migliore andamento del primo trimestre rispetto alle attese iniziali, la crescita dell’anno salirebbe allo 0,6%. Nel 2027 il PIL aumenterebbe dello 0,4%, per poi accelerare allo 0,9% nel 2028.
L’Italia non è in recessione, ma resta dentro una crescita bassa, vulnerabile agli shock esterni e ancora troppo dipendente da energia, export, fiducia e investimenti pubblici e privati.
Il dato positivo è che l’inizio dell’anno è stato migliore del previsto. Nel primo trimestre il prodotto è aumentato dello 0,3%. A spingere la crescita sono state, soprattutto, le esportazioni di beni e servizi, favorite anche da fattori temporanei come i Giochi olimpici invernali e la vendita di beni legati alla cantieristica navale.
Anche gli investimenti hanno continuato a crescere. Hanno contribuito le costruzioni non residenziali e i mezzi di trasporto, sostenuti dagli incentivi all’acquisto di veicoli commerciali a basse emissioni. I consumi delle famiglie hanno accelerato, soprattutto nella componente dei beni durevoli, anch’essa aiutata da misure di incentivo per il rinnovo del parco circolante.
Una parte della crescita del primo trimestre non nasce da un’espansione spontanea e robusta della domanda, ma anche da elementi temporanei e incentivi. Questo spiega perché il secondo trimestre venga letto con maggiore prudenza.
Nel primo trimestre le famiglie hanno speso di più, sostenute dal recupero del reddito disponibile e da una propensione al risparmio sostanzialmente stabile. In primavera la dinamica sarebbe cambiata.
Secondo Banca d’Italia, nel secondo trimestre i consumi avrebbero rallentato nettamente. Il motivo non è solo psicologico. Il rialzo dei prezzi energetici riduce il reddito disponibile reale.
L’incertezza non blocca sempre i consumi, ma li rende più selettivi. Si comprano beni necessari, si approfitta degli incentivi, si cerca di proteggere il risparmio, ma si riduce la propensione a spendere dove il rischio percepito è più alto.
La pressione sui prezzi è tornata a salire. Nel secondo trimestre l’inflazione si è portata al 3%, trainata soprattutto dalla componente energetica. Il rincaro dei carburanti è stato il canale più immediato di trasmissione dello shock, mentre l’impatto sulle bollette di elettricità e gas è stato per ora contenuto.
Nelle proiezioni di giugno, Banca d’Italia prevede un’inflazione media del 3,1% nel 2026, in rialzo rispetto alle stime precedenti. Il ritorno verso il 2% sarebbe previsto nel prossimo biennio: 2% nel 2027 e 1,9% nel 2028.
Per le famiglie questo significa una cosa concreta: anche se l’inflazione non è ai livelli del 2022, il potere d’acquisto resta sotto pressione.
Il Bollettino mette in evidenza un punto decisivo per l’Italia: il rialzo dei prezzi energetici non pesa solo sulle bollette, ma anche sui conti esterni del Paese. Banca d’Italia stima che il maggiore costo di petrolio e gas determinerà nel 2026 un ampliamento del disavanzo energetico di circa mezzo punto di PIL, a parità di consumi.
È un dato molto rilevante perché traduce l’energia in perdita di reddito nazionale. Questo riduce margini delle imprese, reddito disponibile delle famiglie, competitività e spazio di crescita.
Il tema energetico, quindi, non è solo ambientale o geopolitico. È una questione di portafoglio nazionale. Ogni shock su petrolio e gas colpisce l’Italia più di altri Paesi perché il sistema produttivo e domestico resta esposto alle importazioni energetiche.
| Indicatore | Dato | Cosa significa per famiglie e imprese |
|---|---|---|
| PIL Italia, primo trimestre 2026 | +0,3% | L’economia cresce ancora, ma a ritmo moderato |
| Stima PIL 2026 | +0,6% considerando il buon primo trimestre | Crescita positiva ma debole |
| Scenario base PIL 2026 corretto per giornate lavorative | +0,5% | Ritmo contenuto anche nelle previsioni ufficiali |
| PIL 2027 | +0,4% | Nessuna vera accelerazione nel breve periodo |
| PIL 2028 | +0,9% | Recupero graduale, ancora sotto l’1% |
| Inflazione secondo trimestre | 3,0% | Energia e carburanti tornano a spingere i prezzi |
| Inflazione media 2026 | 3,1% | Potere d’acquisto ancora sotto pressione |
| Inflazione 2027 | 2,0% | Rientro previsto verso l’obiettivo |
| Disavanzo energetico 2026 | +0,5 punti di PIL | Maggiore costo dell’energia importata |
| Retribuzioni contrattuali private aprile-maggio | oltre +2% annuo | Salari in recupero, ma ancora moderati |
| Spesa olimpica da turismo e diritti audiovisivi | circa 0,8 miliardi | Effetto temporaneo positivo sulle esportazioni di servizi |
| Posizione netta sull’estero | +351 miliardi, 15,5% del PIL | L’Italia resta creditrice netta verso l’estero |
La parte più solida del quadro italiano resta il mercato del lavoro. L’occupazione è aumentata nel primo trimestre e, secondo i dati preliminari, la crescita sarebbe proseguita anche nei mesi primaverili. Il tasso di disoccupazione è sceso ancora, raggiungendo un nuovo minimo storico, mentre la partecipazione è rimasta pressoché stabile.
L’Italia arriva a questa fase di rallentamento con più occupati e un mercato del lavoro complessivamente favorevole.
Le retribuzioni contrattuali sono cresciute in modo moderato e, secondo Banca d’Italia, questa tendenza dovrebbe proseguire nei prossimi mesi.
In aprile e maggio le retribuzioni contrattuali del settore privato non agricolo sono aumentate di oltre il 2% su base annua. Le retribuzioni orarie di fatto sono salite a un ritmo più sostenuto, soprattutto nei servizi privati, favorendo un recupero graduale in termini reali dopo la forte contrazione del periodo 2021-2023. Tuttavia, la crescita salariale resta contenuta, anche per la quota ridotta di contratti collettivi in attesa di rinnovo.
Per le imprese il quadro è misto. Gli investimenti hanno continuato a crescere nel primo trimestre e, nel complesso del 2026, le indagini della Banca d’Italia segnalano ancora un’espansione della spesa per investimenti fissi. A sostenere l’accumulazione contribuiscono i fattori strutturali legati alla transizione digitale ed energetica.
Le condizioni non sono semplici. Il rincaro dell’energia, la debolezza della domanda delle famiglie e l’incertezza geopolitica riducono la visibilità. Le imprese investono, ma non considerano ancora favorevole il contesto.
Sul fronte finanziario, il credito alle imprese continua a espandersi. Tra febbraio e maggio la dinamica si è rafforzata, trainata dai prestiti a breve e media scadenza. Tuttavia i tassi sui nuovi finanziamenti alle aziende sono cresciuti e le condizioni di accesso al credito bancario sarebbero lievemente peggiorate nel secondo trimestre.
Anche per le famiglie il credito resta in territorio positivo. La dinamica dei prestiti si è confermata stabile e la domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni, nel primo trimestre, è rimasta invariata dopo sette trimestri consecutivi di aumento.
Dopo una lunga fase di crescita delle richieste, il mercato dei mutui sembra entrare in una fase di pausa. Non c’è un crollo, ma una stabilizzazione. Le banche hanno lasciato invariati i criteri di offerta nel comparto dei mutui, mentre li hanno irrigiditi leggermente per il credito al consumo.
I tassi di interesse sui nuovi mutui sono aumentati in misura contenuta, meno di quelli sui prestiti alle imprese.
Sul fronte estero, il quadro italiano mostra due facce. Da un lato le esportazioni di beni in volume si sono mantenute pressoché costanti nel bimestre aprile-maggio, nonostante la flessione delle vendite verso il Medio Oriente. Dall’altro, il rincaro dell’energia peggiora il saldo energetico del Paese.
Il turismo internazionale ha risentito solo temporaneamente del conflitto mediorientale. Le presenze di viaggiatori provenienti dal Medio Oriente, area che pesa per il 2,5% della spesa dei turisti stranieri in Italia, sono diminuite fortemente in marzo e aprile. Tuttavia, le presenze da altri Paesi extra UE hanno mostrato una decisa ripresa già a maggio e giugno, riportandosi vicino ai livelli dell’anno precedente.
Il Bollettino segnala anche il percorso della finanza pubblica. Sulla base del Documento di finanza pubblica 2026, l’indebitamento netto dovrebbe diminuire nel quadriennio 2026-2029. I tassi di crescita della spesa netta sarebbero in linea con gli impegni europei, con l’eccezione del 2027.
Il rapporto debito/PIL, invece, aumenterebbe nel 2026, per poi ridursi negli anni successivi. La Commissione europea ha giudicato nel complesso adeguato lo stato di avanzamento del percorso italiano di rientro del disavanzo nell’ambito della Procedura per i disavanzi eccessivi.
Il Bollettino Economico racconta un Paese che non cede, ma fatica ad accelerare. L’occupazione tiene, il turismo regge, le esportazioni non si sono fermate, il credito continua a fluire e gli investimenti restano in crescita, ma famiglie e imprese si muovono con più cautela, l’inflazione risale, l’energia torna a pesare.
La parola chiave è vulnerabilità. L’Italia cresce poco perché ogni shock esterno entra rapidamente nei bilanci di famiglie, imprese e Stato.
Il Bollettino non lo dice con toni allarmistici, ma la conclusione è netta: l’economia italiana è ancora in piedi, ma il margine di sicurezza si è ristretto.