Le simulazioni della nuova legge elettorale mostrano l'impatto decisivo di Futuro Nazionale sugli equilibri di voto. Ecco come cambia tutto
La nuova legge elettorale, lo Stabilicum o la Melonellum, è stata approvata alla Camera. Non è ancora definitiva, serve un ulteriore passaggio al Senato e la strada potrebbe non essere senza ostacoli. Al netto di questo, se si andasse al voto oggi stesso, quale coalizione vincerebbe?
Una cosa è certa: come dichiara il sondaggista e presidente di YouTrend Giovanni Diamanti, questa è una legge elettorale che spingerà i partiti a costruire coalizioni più larghe possibili. Stare fuori non sarà facile e anche in quel caso servirà creare aggregazioni. Il nodo cruciale è Futuro Nazionale (al 6,7%), il partito di Roberto Vannacci che in poco tempo è riuscito a sfilare parte dell’elettorato al centrodestra, in particolar modo alla Lega che è crollata al 4,9%.
Un piccolo passo indietro per capire meglio le dinamiche di voto. Cosa c’è nella nuova legge elettorale?
Dietro lo Stabilicum c’è una regola: chi vince deve poter governare. Deve essere “stabile”, appunto, e non dipendere dalle trattative successive al voto. Tutto si gioca prima del momento del voto. Lo ha ricordato più volte Giorgia Meloni. Da qui il sistema elettorale, un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza.
Addio ai collegi uninominali del Rosatellum quindi, entra in scena il premio di maggioranza. Significa che:
la lista o coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti riceve 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato.
Attenzione: il 42% deve essere raggiunto in entrambe le Camere o il premio non scatta.
C’è però un tetto massimo di seggi:
la coalizione non può superare i 220 deputati e i 113 senatori.
L’obiettivo del tetto è consegnare la stabilità al governo, ma senza dare i numeri per modifiche unilaterali.
Se nessuno arriva al 42%, il sistema torna proporzionale puro e i seggi vengono ripartiti in base ai voti. Il testo approvato non prevede il ballottaggio (a differenza dell’Italicum).
Le liste sono bloccate. Significa che gli elettori votano il partito e non il singolo candidato. La lista, e l’ordine, lo decide il partito. Così come il candidato premier. Al momento del deposito del contrassegno, ogni lista o coalizione deve indicare il nome della guida del governo.
Ogni candidato deve essere presente in almeno un collegio plurinominale della stessa circoscrizione (fino a un massimo di cinque pluricandidature).
Le preferenze non ci sono: l’emendamento presentato da FdI, Noi Moderati e Udc non è passato.
Gli scenari analizzabili, a partire dai sondaggi più recenti, sono due: l’esito con o senza Futuro Nazionale.
Vittoria del centrodestra con Futuro Nazionale, alla Camera:
Vittoria del centrodestra con Futuro Nazionale, al Senato:
Vittoria del campo largo con centrodestra senza Futuro Nazionale, alla Camera:
Vittoria del campo largo con centrodestra senza Futuro Nazionale, al Senato:
Significa, secondo Diamanti intervistato per Today.it, che senza Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, il centrodestra a oggi non raggiungerebbe il 42%.
Potrebbe essere quindi tutto nelle mani di Roberto Vannacci che, nel caso in cui entrasse nella coalizione di centrodestra, genererebbe degli effetti collaterali.
Per Diamanti, infatti, Vannacci rischia di “normalizzarsi” nella coalizione e di perdere qualche elettore, visto che 1 suo elettore su 2 non ha fiducia nel governo Meloni.
All’interno della coalizione, inoltre, toglierebbe dei consensi moderati e questo potrebbe giocare a favore del Centro.
Potrebbe avere effetti positivi anche sul centrosinistra, poiché esiste una quota che non vota il centrosinistra non sentendosi rappresentata, ma che al momento delle decisioni importanti (come è successo con la riforma Nordio) potrebbe unirsi al campo largo pur di respingere la presenza di Vannacci.