L'addizionale Irpef crea una mappa di tassazione molto diversa da Nord a Sud per dipendenti e pensionati. Ecco quanto costa a ciascuno
L’estate non è solo il tempo delle vacanze, per chi può, ma anche delle tasse. Si torna così a discutere dell’Irpef e in particolare spunta il caso del Piemonte, che deve scegliere se mantenere la promessa e diminuire l’addizionale oppure mantenere l’aumento fino alla nuova data di proroga decisa dal Governo, ovvero il 2029.
È solo un caso tra le varie scelte delle regioni con aumenti, adesione ai nuovi scaglioni o scelta di un’aliquota unica. Ma quindi quanto paga un lavoratore o un pensionato in base alla regione di residenza? Cerchiamo di rispondere con degli esempi.
In Piemonte si torna a discutere dell’addizionale Irpef. In Consiglio, infatti, si potrebbe mettere mano alle aliquote e agli scaglioni, con l’idea di far slittare il previsto abbassamento dell’imposta. Questo perché un anno fa la giunta Cirio aveva aumentato l’addizionale regionale Irpef, portandola ai livelli tra i più alti d’Italia, per evitare di perdere sul bilancio la quota dovuta con il passaggio da quattro a tre scaglioni.
A fronte dell’aumento, che serviva a fare cassa in una situazione di difficoltà, c’era stata la promessa di ridurre l’incremento a partire dal 2028 con l’entrata in vigore dei nuovi scaglioni.
Ora però, la modifica degli scaglioni è stata prorogata al 2029 e quindi anche la regione si ritrova a ragionare se rinviare l’abbassamento Irpef di un anno, seguendo l’indicazione del Governo, oppure se mantenere la promessa iniziale.
Da una parte l’aumento Irpef vale un introito di 150 milioni di euro in più, dall’altra c’è la rinuncia a una promessa che rischia di pesare sulle prossime elezioni.
Secondo la Repubblica, una soluzione potrebbe essere una via di mezzo, ovvero diminuire l’aliquota per la fascia più bassa già dal 2028 e poi effettuare il taglio complessivo, come previsto, nel 2029.
La notizia e i dubbi su quale decisione prendere hanno spinto i sindacati sul piede di guerra. Se ne fa portavoce la Cgil, che avverte i lavoratori e i pensionati della stangata in arrivo ad agosto.
La Regione Piemonte infatti, senza un cambio di rotta, andrà incontro all’aumento dell’addizionale regionale Irpef per il triennio 2026-2028. L’obiettivo è quello che abbiamo già raccontato: recuperare i 150 milioni di euro persi dall’accorpamento degli scaglioni fiscali deciso dal governo Meloni.
La Cgil critica il fatto che in questo modo a pagare di più saranno sempre gli stessi, ovvero lavoratrici e lavoratori dipendenti, pensionate e pensionati, che rappresentano l’85% dei contribuenti con un reddito sotto i 35.000 euro.
In Piemonte, nello specifico del caso, pagherà di più:
Il Piemonte non è l’unica regione che ha agito in questo modo. Già nel 2024 diverse regioni hanno aumentato le addizionali Irpef per compensare tagli o situazioni economiche difficili.
Ricordiamo infatti che diverse regioni hanno strutturato il prelievo in base a quattro scaglioni e non accorpando le prime due fasce, come deciso dal Governo. Questo perché la legge di bilancio permetteva ancora di determinare, fino all’anno d’imposta 2027 e poi prorogato, le aliquote differenziate sulla base dei vecchi quattro scaglioni.
C’è chi ha scelto già di adeguarsi, come l’Abruzzo e la Liguria, e chi invece utilizza un’aliquota unica come Calabria, Sardegna, Sicilia e altre.
L’aliquota minima in ogni regione:
Con l’aggiornamento a gennaio 2026, possiamo calcolare quanto peso hanno le addizionali regionali sugli stipendi. Prendendo come esempio uno stipendio tipo di 35mila euro all’anno, l’impatto cambia da regione a regione.
Per esempio:
in Trentino-Alto Adige, che ha un’aliquota pari a 1,23%, l’impatto è di 430 euro. Lo stesso avviene in Friuli-Venezia Giulia e in Sardegna.
Mentre:
in Lombardia, con un’aliquota dell’1,58% su 35mila euro l’impatto complessivo è di 553 euro. Nel Lazio, dove l’aliquota sopra i 28mila euro (e senza accordo) arriva al 3,33%, l’impatto è di 1.165 euro.
Oltre alle addizionali regionali, ogni Comune può aggiungere la propria tassa, fino allo 0,8% (o 0,9% in casi specifici di riequilibrio). L’impatto totale, prendendo i due estremi di riferimento: