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Il vino in cattedra a Montalcino. Al via la Summer school di Banfi tra cultura, osservatori e note jazz

Дата публикации: 03-07-2026 08:00:00

L'ANGOLO DEI BLOGGER. L'obiettivo è esplorare proprio la tensione feconda tra natura e artificio, tra tradizione e innovazione, tra intelligenza umana e intelligenza artificiale

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La cultura del vino entra in aula. Per insegnare ai giovani a divulgarla in tempi di Ia e formare, in particolare, i professionisti del Sangiovese nel secondo Millennio. Con questo obiettivo da lunedì prossimo a Montalcino, in provincia di Siena, Val d’Orcia, terra da secoli votata e vocata alla miglior produzione enologica italiana, iniziano le lezioni della Summer school di Sanguis Jovis, Alta Scuola di Formazione sul Sangiovese di Fondazione Banfi, un appuntamento “classico e innovativo” del vino italiano. Venti allievi, selezionati fra i migliori studenti e professional, sono seduti “ai banchi” per 5 giorni, come gli oltre venti docenti presenti, per seguire un programma didattico e culturale, fatto di lezioni, seminari, esercitazioni, degustazioni, visite e dibattiti, nel palcoscenico di Montalcino, cuore del Sangiovese.

Non a caso, infatti, nasce proprio in questo spicchio di Toscana, nel 2017, il primo Centro studi permanente sul Sangiovese, grazie ad un’idea di Fondazione Banfi, creata e presieduta da Rodolfo Maralli, con l’obiettivo di promuovere, valorizzare e diffondere la filosofia e la cultura legate al mondo del vino, senza finalità di lucro, a livello nazionale ed internazionale, attraverso lo studio, la ricerca e la divulgazione anche delle pratiche viticole ed enologiche dall’antichità all’attualità. Attualità sempre più viva e vivace, se si guarda solo al tema scelto quest’anno per la Summer School, ideato e sviluppato, dal presidente di Sanguis Jovis, il professor Attilio Scienza, e dal direttore scientifico, il professor Alberto Mattiacci, figure di riferimento nel panorama accademico italiano: Artificiale: quando la mano dell’uomo migliora la natura. “In un tempo in cui l’Intelligenza artificiale occupa il centro del discorso pubblico e delle emozioni collettive, il termine artificiale rischia di essere ridotto a una sola delle sue accezioni, per l’appunto quella più recente, di stampo tecno-informatico”, spiegano i prof, “invece la parola custodisce un significato ben più ampio e profondo, antico e dinamico, che rimanda direttamente alla scienza e alla sua utilità distintiva: potenziare la capacità dell’uomo di comprendere la natura e di intervenire con intelligenza e tecnica -cioè con arte- per fare ciò che meglio conviene”.

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Artificiale, dunque, non è più solo il contrario di naturale, anzi. Va piuttosto intesa come il modo umano di stare dentro la natura, interpretandola, assecondandola e, quando è il caso, correggendola, fino a trasformarla. In questo senso, il vino è da sempre uno dei prodotti artificiali per eccellenza: figlio della natura che non esisterebbe senza il sapere, l’esperienza, la sensibilità e la cultura dell’uomo. La vite cresce e il vino si fa con arte multiforme. L’obiettivo della Summer school 2026, giunta alla sua IX edizione, è dunque, esplorare proprio questa tensione feconda tra natura e artificio, tra tradizione e innovazione, tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Il corso si svolge dal 6 al 10 luglio negli spazi di O.C.R.A. Officina Creativa dell’Abitare e prevede anche l’erogazione gratuita di dieci borse di studio per la categoria Student e fra tre e cinque contributi per la categoria Professional, nel rispetto della graduatoria degli ammessi. Il programma? Lunedì: Setting the scene: il senso umano dell’artificiale; martedì: Il vino come artefatto agricolo; mercoledì: Il vino come artefatto bio-chimico; giovedì: Banfi-Day & cerimonia premio di laurea Rudy Buratti; venerdì 10 luglio: il vino come artefatto socio-economico. 

@EoloPerfido @EoloPerfido 

“La nostra filosofia aziendale si riassume in quattro pilastri: pionierismo, ricerca, condivisione e rispetto”, spiega Rodolfo Maralli, presidente Banfi. “Rappresentano tutti l’evoluzione di un Dna che ci ha spinti a innovare costantemente, dalla sperimentazione tecnica in vigna all’eccellenza nell’ospitalità. Cinquant’anni fa abbiamo scelto di portare un linguaggio nuovo a Montalcino, aprendo strade che prima non esistevano e ridefinendo l’approccio alla tradizione vinicola del territorio”. Nasce proprio da loro, infatti, il progetto di sviluppo, nel comune di Montalcino, del primo Osservatorio sul Sangiovese, un centro studi di carattere internazionale dedicato al pregiato vitigno italiano. Dal vino all’arte di condividerlo il passo è breve ed ecco la costellazione di eventi, spunti, luoghi da godere “in margine di etichetta: dall’offerta ricettiva che abbraccia II Borgo nel Castello di Poggio alle Mura (Relais & Chateaux) ricavato nelle antiche mura della splendida dimora, con camere di charme e vista mozzafiato sulla Val d’Orcia, fino al Museo del Vetro e della Bottiglia che ospita una delle collezioni private di vetro romano più importanti al mondo. Dal 1992 la Fondazione Banfi si dedica alla conduzione di questo luogo intitolato al fondatore dell’azienda Banfi, Giovanni Mariani e nelle sue 5 sale vengono percorse le alterne vicende della produzione del vetro nella storia, dal V sec. a.C. ai giorni nostri e il particolare legame del vetro con il vino. Oltre alla rara collezione di vetri di epoca romana, sono esposte antiche bottiglie da vino, delicate caraffe, bicchieri veneziani e opere artistiche contemporanee. L’azienda non si limita, dunque, a produrre vino, ma punta a essere un attore attivo nel cambiamento sociale e ambientale e non a caso il claim di John Mariani (figlio del fondatore, 94 anni e uno spirito da ragazzino) è For a Better Wine World. Un mondo migliore da perseguire  attraverso il “mondo vino” con l’organizzazione e il patrocinio di mostre, manifestazioni artistico-culturali, eventi musicali, incontri, convegni, dibattiti, seminari, attività didattiche su tematiche legate all’enologia per favorire un contatto tra la Fondazione e il pubblico. Inviti al ben-essere colto ed esperienziale che si ritrova anche e  ancora, nell’accoglienza di buongusto al ristorante La Sala dei Grappoli che vede la cucina stellata di Domenico Francone, interprete dei sapori toscani con tocchi  contemporanei. Sotto le storiche volte del Castello di Poggio alle Mura, dove un tempo il Brunello di Montalcino maturava in grandi botti di rovere, sorge anche La Taverna, ristorante tipico e raffinato.

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Ma Banfi è anche altre (e alte) esperienze: oltre alla classica Enoteca, gli ospiti possono visitare la Balsameria (dove nasce il Condimento Balsamico Etrusco), fino alla storica rassegna musicale Jazz & Wine a Montalcino che torna a riempire di note eccellenti La Fortezza e il Castello, dal 20 luglio al 26 luglio per la sua 29°edizione: “La prima fu nel 1998, da una idea innovativa cresciuta negli anni diventando uno dei più emozionanti e longevi festival del genere in Italia”, racconta Maralli, “l’intuizione, nacque per caso ascoltando musica jazz e sorseggiando del buon vino, nella scenografica atmosfera del Villa Celimontana Jazz Festival di Roma”, ricorda, “da due persone con storie ed esperienze completamente diverse, ma accomunate dalle stesse identiche passioni:  il sottoscritto Rodolfo Maralli e Giampiero Rubei, impresario musicale vecchio stile e ideatore di alcuni dei più bei festival d’Italia nonché fondatore dell’Alexanderplatz, storico jazz club capitolino”. Ne scaturì un evento che non si limita ad accogliere il pubblico, ma sempre di più coinvolge il territorio, lo attiva, lo celebra. Per una sinfonia/filosofia eno-culturale da bis.   

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