La giornalista si racconta al Corriere: il matrimonio a 71 anni con il manager Paolo Prisco, la paura della convivenza e i retroscena sui protagonisti della Seconda Repubblica. "Detestavo essere definita la Vespa in gonnella”
Anna La Rosa si sposa. Lo racconta al Corriere della Sera, quasi sorpresa che la notizia sia già circolata: “Sì. Come l’avete scoperto? Ho fatto le pubblicazioni però non si doveva sapere”. Il matrimonio sarà con Paolo Prisco, manager tra Zurigo, Francoforte e Roma, sette anni più giovane di lei. Stanno insieme da nove anni, la proposta è arrivata a gennaio. “Una data precisa ancora non c’è, credo subito dopo l’estate”, dice la giornalista, che immagina le nozze a Roma o a Gerace, in Calabria, il suo “posto del cuore”. Più che il matrimonio, però, a preoccuparla è la vita quotidiana a due. “Il vero grande passo però sarà la convivenza, non ci sono più abituata”, confessa.
L’intervista diventa poi un viaggio nella politica italiana. La Rosa ricorda gli anni di TeleCamere, il salotto politico che guidò dal 1994 al 2014, e rivendica l’intuizione: “Ebbi l’idea di raccontare agli italiani chi erano questi nuovi protagonisti. Prima la politica al massimo occupava tre minuti dentro al tg o le noiose tribune elettorali”. E non ha mai amato il paragone con Bruno Vespa: “Detestavo essere definita la Vespa in gonnella. Oltretutto Bruno è arrivato 4 o 5 anni dopo di me”.
Tra gli episodi più vividi c’è quello con Giulio Andreotti, nei giorni in cui era appena uscita la notizia del presunto bacio a Riina. “Un giorno, in Transatlantico, lui che non dava volentieri nemmeno la mano, mi prese per un braccio e scherzò: ‘Oggi voglio baciare te’. E mi sfiorò la guancia, davanti a Nicola Mancino”.
Di Bettino Craxi conserva invece il ricordo più personale. “Ero socialista riformista. Gli davo del tu. Sono stata tante volte ad Hammamet”, dice. Ampio spazio anche a Silvio Berlusconi, definito il più assiduo tra gli ospiti. La Rosa ricorda il suo orologio d’oro giallo, ricevuto dal padre, che per lui era una sorta di talismano: “’Quando lo indosso mi sento invincibile’. Incuriosita, gli chiesi: ‘E quindi a sua volta lei lo donerà a Pier Silvio?’. ‘No, lo darò a Luigi’”. Ma accanto all’uomo pubblico, racconta anche una fragilità privata: “Era un uomo molto solo. In Sardegna non andava a trovarlo mai nessuno”. Dopo la morte di mamma Rosa, aggiunge, “non è stato più lo stesso”.
Nel suo archivio di aneddoti entrano anche Cossiga, che si auto-invitò a una festa sull’Appia Antica perché cadeva nel giorno del suo compleanno, e Umberto Bossi, a cui La Rosa regalò un dizionario calabrese-italiano.
Oggi La Rosa si occupa di ingegneria reputazionale. E a Giorgia Meloni riconosce qualità precise: “Lei è una molto preparata, seria, sgobbona. Linguaggio ottimo, come stile e portamento… La sua reputazione è buona, ma non quanto meriterebbe, si può fare di più”.