I nostri consigli per il fine settimana
Per chi vive in montagna, il paesaggio non è mai solo sfondo: è una presenza che entra nel pensiero e nella pratica quotidiana. Anche il gioco, qui, assume una dimensione più concreta e incisiva. In montagna il gioco, oltre a essere svago, è sempre stato matrice culturale e produttiva. Da questa riflessione nasce SCISCIORÉ. Il gioco come gesto alpino, mostra a cura di Anna Quinz e organizzata da franzLAB, in programma all’ADI Design Museum di Milano fino al 28 giugno 2026. Il progetto esplora il design del Trentino-Alto Adige attraverso la lente del gioco, inteso come metodo progettuale radicato nel territorio, capace di connettere rigore e libertà, funzione e immaginazione, sapere tecnico e apertura all’imprevisto. Non a caso il titolo prende in prestito la parola ladina “sciscioré”, che in Val Badia indica il gioco delle biglie.
A Milano, il progetto arriva nella sua forma compiuta, presentando oltre cento oggetti – artigianali e della tradizione, icone del design, prodotti industrializzati e prototipi – progettati da settanta tra designer, studi, aziende e artigiani legati al territorio.
La mostra si articola in dieci sezioni: Naturalia, Animali fantastici, Figure, Radicamenti, Altaquota, Girotondo, A incastro, Cameretta, A palla, Equilibrismi. Ogni sezione esplora un tema: animali, natura e figure come fonte d’ispirazione; la montagna e le tradizioni alpine come terreni di sperimentazione; cerchi, biglie, trottole e girotondi come archetipi del gioco; incastri, assemblaggi ed esperimenti di equilibrio come primigenia forma di progettazione; la cameretta come spazio domestico ed espressivo dei più piccoli. Il percorso si configura come un playground, aperto e allegro, nel quale gli oggetti dialogano tra loro per assonanze.
Cosa leggere
Ryōjun Shionuma fin da piccolo ha sognato di intraprendere uno dei leggendari pellegrinaggi dell'ascetismo Shugendō. Una volta ordinato monaco buddhista, per nove anni, a ogni primavera, si è messo in cammino lungo la durissima salita alle sacre vette del Monte Ōmine, sfidando gelo, tempeste e pericoli mortali. È diventato così l'unico uomo dell'era moderna a completare l'epico Sennichi Kaihōgyō, guadagnandosi l'appellativo di “Buddha vivente”. La sua non è stata una mera prova di forza, ma di un percorso spirituale in cui si affronta l'ignoto, accettando anche la possibilità di morire. Si sfidano paura, sofferenza, tentazione di arrendersi, con lo scopo ultimo di liberarsi dalla tirannia dell'ego per mettersi al servizio degli altri. Un percorso raccontato in “L’arte di sorridere in santa” (Vallardi editore): in una società sempre più frenetica e individualista, questo libro è un invito a prenderci cura delle cose più semplici – l'acqua che beviamo, il sole che sorge, un fiore che ci ferma il passo – per godere appieno della vita e imparare a sorridere davanti a ogni salita. La sua è stata una vera e propria impresa: nel 1999 è diventato il secondo uomo in 1300 anni a completare l’Ōmine Sennichi Kaihōgyō (prova della circumambulazione dei mille giorni), percorrendo 48 chilometri al giorno per nove anni dal Monte Yoshino al Monte Ōmine e ritorno, un percorso pieno di asperità. Nel 2000 ha completato la pratica dello Shimugyō, o delle quattro privazioni: nove giorni senza bere, mangiare, dormire o distendersi, recitando senza sosta 200mila mantra. Per le sue imprese, ha ricevuto il titolo di Dai Ajari, cioè Grande Maestro. Nel 2003 ha fondato, nel suo villaggio natale, il Tempio Jigenji, che tuttora dirige, diffondendo gli insegnamenti della «fede del cuore» in Giappone e all’estero.
Cosa segnarsi
“D come dannate ingenue” è il live collettivo, tutto al femminile, ideato da Carmen Consoli che prende forma come uno spettacolo corale in cui musica e parole si intrecciano dentro un racconto condiviso, vivo e profondamente contemporaneo. Due appuntamenti unici: il 22 luglio al Castello Sforzesco di Milano e l’1 settembre al Castello di Villafranca a Verona. Prevendite disponibili su Ticketone e qui.
Il titolo dello spettacolo nasce da un verso di “Besame Giuda” di Carmen, e attraversa tutta la serata come uno stato emotivo più che una definizione: quello di chi continua a esporsi, a desiderare, a credere nelle cose anche quando sarebbe più semplice diventare cinici. Sul palco, insieme a Carmen Consoli, si incontrano Nada, Marina Rei, Erica Mou, Anna Castiglia, Casadilego e Francamente che porteranno i loro live: artiste appartenenti a generazioni e percorsi differenti, unite da una scrittura personale, inquieta, ironica, mai addomesticata. Le canzoni si alternano a momenti condivisi, dialoghi musicali, riletture e incroci inediti, trasformando il concerto in un racconto a più voci dove identità diverse convivono senza perdere la propria unicità. Ad accompagnare il percorso, le letture di Concita De Gregorio, parole che interrogano il presente e aggiungono una dimensione narrativa capace di attraversare la musica senza interromperla mai.
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