L'ultima prova di unità prima della pausa estiva delle istituzioni europee si giocherà sulle sanzioni alla Russia proposte dalla Commissione europea il 9 giugno. I veti posti...
L'ultima prova di unità prima della pausa estiva delle istituzioni europee si giocherà sulle sanzioni alla Russia proposte dalla Commissione europea il 9 giugno. I veti posti fino a questa fase dei negoziati da diversi Stati membri, tra cui l'Italia, consolidano la certezza che il 21° pacchetto di misure restrittive nei confronti di Mosca sarà meno letale di quanto si è augurata la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Da tempo gli ambasciatori dei 27 Stati membri negoziano sui nodi più spinosi della proposta, ma ora la priorità è quella di far presto. Uno tra tutti riguarda il divieto per le metaniere europee di trasportare il gas naturale liquefatto dal 2027, proposta invisa al governo greco e nello specifico al colosso del miliardario George Prokopiou.
Il "niet" è già scolpito nelle leggi europee dall'anno scorso, ma con le nuove sanzioni a Mosca Bruxelles ha chiesto di anticipare di un anno lo stop totale. Atene rifiuta anche una clausola di revisione annuale del divieto, ma le sue preoccupazioni sono la punta dell'iceberg di uno scetticismo più esteso sul tavolo del Consiglio Ue.
Il campanello d'allarme risuona anche a Ovest del Mar Jonio. «Uno stop completo del gas che dalla Russia viene in Europa dal 1° gennaio ci porterà in una situazione di stoccaggi di gas peggiore dell'anno scorso», ha avvertito l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi la scorsa settimana in audizione alla Camera. «L'Italia è in linea con l'anno scorso chiuderà a ottobre molto al di sopra dei target del 75% che ha dato l'Europa, raggiungendo il 90%, ma ci sono Paesi europei che sono al 40% o 50%», ha aggiunto. «Per l'Europa che va a gas è una preoccupazione», ha tuonato ancora.
All'ultima riunione dei ministri degli Affari esteri l'Italia non aveva obiezioni da presentare sui negoziati in corso sul pacchetto di sanzioni. Le rassicurazioni dello stesso ministro Antonio Tajani lasciano intendere che la proposta sul tavolo sia più conciliante con le perplessità espresse da Roma sul divieto totale ai visti per i russi che hanno combattuto in Ucraina. La Farnesina ha voluto evitare che il caso diventasse politico e che si andasse allo scontro diretto con i Paesi baltici. Le tre repubbliche hanno fatto quadrato sullo stop all'ingresso degli ex-combattenti sul suolo Ue.
Roma, stando a quanto riferisce una fonte diplomatica, ha invece cercato di persuadere sull'infallibilità tecnica della proposta rispetto alla composizione delle liste dei veterani e dei controlli necessari ad accertare il loro servizio militare in Ucraina. Il punto di incontro tra l'ambizione del pacchetto e i dubbi espressi dall'Italia, e in egual misura dalla Francia, si tradurrà solo in un impegno in principio, ma sarà chiaro solo a pacchetto adottato. Un obiettivo, quello dell'ok finale, che gli ambasciatori tenteranno di centrare mercoledì prossimo, prima che scatti l'adeguamento automatico del tetto al prezzo del petrolio importato dalla Russia. I 27 diplomatici hanno evitato già la scorsa settimana che il "price cap" raggiungesse quota 65 dollari al barile. Nel pacchetto di sanzioni la Commissione europea ha proposto di fermare l'adeguamento semestrale che porta il tetto al petrolio a un valore del 15% sotto il prezzo medio corrente del greggio Urals. La proroga di una settimana tiene lo stop al tetto agganciato al voto sull'intero pacchetto di sanzioni e mette pressione agli Stati membri affinché raggiungano un compromesso entro mercoledì.
Le misureLa riflessione sulle sanzioni alla Russia è però di natura più esistenziale, sottolinea ancora la fonte diplomatica interpellata prima della riunione di mercoledì. Come succede a ogni round di misure restrittive da votare contro la Russia resta la necessità di dover fare i conti con l'opinione pubblica e con i posti di lavoro da difendere nei settori economici colpiti. L'azzardo morale pesa anche su Paesi come Francia, Portogallo e Germania, spaventati dell'impatto sull'industria di trasformazione del merluzzo russo, che il 21° pacchetto di sanzioni vuole vietare. Altre concessioni dovranno essere fatte per intercettare le richieste dell'Austria di revocare le sanzioni nei confronti di Rasperia, una società di investimento inserita nella lista nera, che possono costare una perdita di 2,1 miliardi di euro alla Raiffeisen Bank International.