La filiera discografica mondiale lancia due etichette: “Generato dall’IA” e “Assistito dall’IA”

L’industria musicale prova a mettere un’etichetta all’intelligenza artificiale. E a farlo prima che la moltiplicazione dei brani sintetici renda sempre più difficile distinguere fra una registrazione realizzata dagli artisti e un prodotto generato da un algoritmo.
Ifpi, Riaa, A2im, Win, Impala, Grammy, Sag-Aftra e Human Artistry Campaign hanno presentato un sistema volontario di classificazione delle registrazioni sonore basato su due categorie: “Generato dall’IA” e “Assistito dall’IA”. L’obiettivo è ottenere un’adozione globale da parte delle piattaforme di musica digitale, dei distributori e degli altri operatori della filiera.
Non un semplice bollino, dunque, ma il tentativo di costruire uno standard industriale comune in un mercato nel quale l’offerta di musica artificiale sta crescendo a ritmi difficili da ignorare. Ad aprile Deezer ha indicato che le tracce generate dall’IA rappresentavano il 44% di tutta la nuova musica caricata sulla piattaforma. Apple Music, secondo quanto riportato dalle associazioni, avrebbe invece rilevato una quota superiore a un terzo di brani caricati classificabili come «100% IA».
La prima etichetta sarà applicata quando l’intelligenza artificiale generativa avrà prodotto la totalità o la parte principale degli elementi creativi della registrazione: dalla voce solista agli strumenti principali, fino alla musica realizzata interamente attraverso un prompt. La definizione “Assistito dall’IA” riguarderà invece opere create prevalentemente da persone, con voce e strumenti principali eseguiti da esseri umani, ma nelle quali la tecnologia è stata utilizzata per alcuni elementi espressivi.
La distinzione prova così a tenere insieme due esigenze: rendere riconoscibili i contenuti interamente artificiali senza assimilare a questi ultimi le produzioni nelle quali l’IA è impiegata come strumento creativo o tecnico.
«I fan vogliono sapere se e come l’intelligenza artificiale generativa è stata utilizzata nella musica che ascoltano», hanno dichiarato congiuntamente Victoria Oakley, ceo di Ifpi, e Mitch Glazier, presidente e ceo di Riaa. «Data l’importanza che l’artisticità umana e l’autenticità rivestono per gli appassionati di musica in tutto il mondo, queste etichette offriranno un approccio alla trasparenza immediatamente comprensibile e facilmente scalabile».
Le indicazioni visive saranno accompagnate da metadati incorporati nei sistemi di distribuzione, in modo da seguire le tracce lungo la catena che porta dalle case discografiche ai servizi di streaming. Le organizzazioni promotrici intendono lavorare con piattaforme, aggregatori, distributori e autorità per estendere l’iniziativa all’intero settore e adeguarla alle regole che stanno emergendo nelle diverse giurisdizioni.
Per gli indipendenti il progetto costituisce solo il primo tassello di un sistema più ampio sulla provenienza dei contenuti. «Stabilire un quadro a livello di settore con definizioni standard riguardanti i materiali generati dall’IA e la loro etichettatura è cruciale e urgente», ha dichiarato Helen Smith, presidente esecutiva di Impala. L’iniziativa, ha aggiunto, rappresenta «un importante primo passo verso un sistema di provenienza che l’intero settore potrà abbracciare con orgoglio come marchio di qualità».
Per ora le etichette riguarderanno soltanto le registrazioni sonore. Restano fuori i testi, la composizione, i videoclip e le copertine.