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Novartis rileva Myricx Bio in un’operazione fino a 1,5 miliardi di dollari

Дата публикации: 06-07-2026 13:19:55

Da inizio anno sono state concluse 23 operazioni di M&A nel biotech per un controvalore di 94 miliardi di dollari, contro 103 miliardi dell’intero 2025

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Biotech

Da inizio anno sono state concluse 23 operazioni di M&A nel biotech per un controvalore di 94 miliardi di dollari, contro 103 miliardi del 2025

REUTERS/Mike Blake

Novartis rafforza la propria strategia nell’oncologia con un’acquisizione fino a 1,5 miliardi di dollari. Il gruppo farmaceutico svizzero rileverà infatti la biotech britannica Myricx Bio, specializzata nello sviluppo di una nuova generazione di coniugati anticorpo-farmaco (Adc), una delle tecnologie più promettenti nella lotta contro i tumori. L’operazione consentirà alla multinazionale di Basilea di ampliare la pipeline con una piattaforma innovativa basata sugli inibitori dell’N-miristoiltransferasi (Nmti), puntando su nuovi meccanismi di veicolazione dei farmaci destinati a superare i limiti degli Adc oggi disponibili.

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Novartis, secondo i termini dell’intesa, corrisponderà 1,1 miliardi di dollari in anticipo, ai quali potranno aggiungersi fino a 400 milioni di dollari al raggiungimento di determinati obiettivi, portando il valore potenziale complessivo dell’operazione a 1,5 miliardi di dollari. La chiusura della transazione è prevista nella seconda metà del 2026, come comunica il gruppo in una nota.

Prosegue quindi lo shopping del gruppo svizzero che aveva già conquistato la statunitense Avidity Biosciences per 12 miliardi di dollari, pari a 72 dollari per azione, con un premio del 46% rispetto alla chiusura del titolo venerdì scorso al Nasdaq nell’ottobre 2025; Tourmaline Bio nel settembre 2025 per potenziare la pipeline di farmaci cardiovascolari con un’offerta agli azionisti della biotech pari a 48 dollari ad azione, valutando l’azienda circa 1,4 miliardi di dollari; l’azienda biotecnologica tedesca MorphoSys sviluppatrice di trattamenti antitumorali, per 2,7 miliardi di euro (2,9 miliardi di dollari), aggiungendo nel 2024 al proprio portafoglio un promettente candidato per la cura del cancro del midollo osseo.

Le motivazioni industriali

L’acquisizione rafforza il portafoglio oncologico di Novartis con una piattaforma di Adc di nuova generazione. Gli anticorpi coniugati sviluppati da Myricx Bio sono infatti basati sugli inibitori dell’N-miristoiltransferasi (Nmti), un enzima essenziale per la crescita e la sopravvivenza delle cellule tumorali. L’approccio della biotech britannica è progettato per veicolare il trattamento direttamente alle cellule del cancro, con il potenziale di superare alcuni dei limiti delle classi di Adc comunemente utilizzate.

Soddisfazione da parte del management della società britannica. «Questa acquisizione rappresenta un’enorme conferma della leadership della nostra piattaforma Nmti-Adc e delle intuizioni, dell’innovazione e dei risultati raggiunti dai nostri fondatori e dal nostro team nella nostra missione di fornire opzioni terapeutiche più efficaci e meglio tollerate per i pazienti oncologici» sottolinea Mohit Rawat, ceo di Myricx Bio, aggiungendo poi: «Insieme a Novartis, non vediamo l’ora di proseguire il nostro lavoro per trasformare il panorama del trattamento del cancro».

La società sta sviluppando in particolare due candidati farmaci diretti contro i target B7-H3 e Her2, con possibili applicazioni in diversi tumori solidi. I programmi hanno finora prodotto risultati preclinici promettenti. Per Novartis, l’operazione offre inoltre l’opportunità di contribuire a consolidare gli Nmti, qualora vengano validati clinicamente, come una nuova classe di Adc applicabile a ulteriori bersagli terapeutici e piattaforme.

«Gli Adc sono diventati una parte importante del trattamento del cancro, ma rimane evidente la necessità di nuovi meccanismi di veicolazione per superare la resistenza e ampliare il loro impatto sui pazienti» dichiara Fiona Marshall, presidente Ricerca biomedica di Novartis, che prosegue: «Myricx Bio ha sviluppato una promettente piattaforma di inibizione dell’Nmti con un meccanismo d’azione differenziato che potrebbe ampliare l’utilizzo degli Adc in diversi contesti tumorali. Questa proposta di acquisizione riflette la nostra strategia di scalare piattaforme innovative, come abbiamo fatto con le terapie a base di radioligandi, per offrire ai pazienti trattamenti più duraturi e trasformativi».

La biotech acquisita

Nata come spin-off dell’Imperial College di Londra e del Francis Crick Institute, con il supporto di Cancer Research Uk, Myricx Bio è stata fondata nel 2019 da Ed Tate, Roberto Solari e Andrew Bell grazie a un investimento iniziale di Sofinnova Partners e Brandon Capital.

Sofinnova Partners è rimasta al fianco della biotech lungo tutto il suo percorso di crescita, dalla fase iniziale fino all’acquisizione. In una nota, la società europea di venture capital specializzata nelle scienze della vita sottolinea che questa rappresenta la settima exit realizzata negli ultimi tre anni, a conferma della «capacità del venture capital europeo di trasformare ricerca accademica di eccellenza in imprese biotech di rilievo internazionale», si legge in una nota.

«Myricx Bio è un esempio lampante di ciò che le scienze biologiche europee possono realizzare quando si combinano la ricerca accademica di livello mondiale con il giusto supporto finanziario fin dalle prime fasi» commenta Antoine Papiernik, presidente e managing partner di Sofinnova Partners, proseguendo: «Questa acquisizione da parte di Novartis non solo convalida la piattaforma di Myricx Bio, ma dimostra anche cosa è possibile ottenere quando l’Europa sostiene con convinzione la propria innovazione».

Lo shopping nel biotech

La patent cliff, l’ormai noto “baratro brevettuale” che incombe sulle grandi case farmaceutiche, sembrava destinata a fare da principale motore a un anno record per le fusioni e acquisizioni nel biotech. Ma, con il valore delle operazioni in costante crescita, emerge con sempre maggiore chiarezza che il timore di perdere l’esclusiva sui farmaci di punta non è l’unico fattore che sta alimentando il mercato.

Dall’inizio dell’anno sono state concluse 23 operazioni di M&A nel biotech, per un controvalore complessivo di 94 miliardi di dollari, avvicinandosi ai 103 miliardi investiti nell’intero 2025 attraverso 22 transazioni, secondo Bernstein Research. Se alcune acquisizioni, come quella di Tern da parte di Merck, del valore di 6,7 miliardi di dollari, rispondono all’esigenza di colmare future lacune nei ricavi, altre seguono logiche decisamente meno difensive. È il caso dell’acquisizione di Apogee Therapeutics da parte di AbbVie per 10,9 miliardi di dollari. Anche AbbVie deve confrontarsi con una futura scadenza brevettuale: il farmaco antipsicotico Vraylar, destinato a perdere l’esclusiva nel 2030, genera circa il 5% del fatturato del gruppo. Tuttavia, la più importante acquisizione degli ultimi cinque anni rappresenta soprattutto una mossa per rafforzare la propria franchise nell’immunologia, segmento sottoposto a una crescente pressione competitiva da parte di Johnson & Johnson.

La prossima ondata di scadenze brevettuali rappresenta senza dubbio un potente catalizzatore. Nei prossimi sette anni le principali aziende farmaceutiche mondiali rischiano di perdere ricavi pari a un ammontare 2,5 volte superiore rispetto a quello interessato dalle scadenze registrate nell’arco dei precedenti sedici anni. Eppure molte delle operazioni concluse nel 2026 hanno riguardato asset ancora nelle prime fasi di sviluppo. Bernstein stima che circa il 60% del valore complessivo delle acquisizioni biotech di quest’anno sia riconducibile a progetti in fase 2 o precedente, cioè dalla prima fase in cui un farmaco sperimentale viene testato sui pazienti. Negli ultimi cinque anni questa quota si attestava mediamente intorno al 45%.

Eli Lilly, storicamente orientata all’acquisizione di programmi scientifici in fase iniziale, ha ulteriormente accelerato questa strategia. Nel corso dell’anno ha acquistato Ajax Therapeutics, società con un programma in fase 1, per 2,3 miliardi di dollari, oltre a rilevare tre aziende attive nello sviluppo di vaccini in fase iniziale per circa 1 miliardo di dollari ciascuna. Novartis ha investito 4 miliardi di dollari nell’acquisizione di due biotech early stage, mentre Gilead, tradizionalmente focalizzata sull’HIV, sta ampliando la propria esposizione in aree terapeutiche come l’oncologia attraverso l’acquisto di Tubulis, società con un asset in fase 2.

L’accelerazione delle attività straordinarie è dovuta anche al miglioramento del contesto regolamentare. Il lungo contenzioso antitrust seguito all’acquisizione di Horizon Therapeutics da parte di Amgen nel 2023 aveva raffreddato il mercato delle grandi operazioni farmaceutiche negli Stati Uniti durante l’amministrazione di Joe Biden. L’attuale approccio più permissivo delle autorità antitrust ha invece reso il quadro più favorevole alle operazioni straordinarie. Inoltre, gli accordi raggiunti in precedenza tra i grandi gruppi farmaceutici e il presidente Donald Trump sui prezzi dei farmaci negli Stati Uniti hanno contribuito a rendere più prevedibile la valutazione degli asset biotech, facilitando le decisioni di investimento.

A sostenere il mercato c’è anche un’ampia disponibilità di capitale. Secondo EY, le aziende farmaceutiche e del settore life sciences hanno iniziato il 2026 con una capacità potenziale di acquisizione pari al record di 2.100 miliardi di dollari. Nel caso di AbbVie, ad esempio, anche dopo l’operazione Apogee il gruppo potrebbe ancora destinare oltre 100 miliardi di dollari a nuove acquisizioni prima di raggiungere un rapporto tra debito netto ed Ebitda di 3,5 volte.

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