Nel “comitato” Almstadt, Gardiner e Castelblanco con Calvelli, mentre Ibra farà il consulente: tutti i dettagli
Quando la volpe non arriva all’uva, va in giro alla ricerca di altro cibo; probabilmente meno buono, meno succoso, meno nutritivo, ma almeno potrà raccontare di aver mangiato. La riedizione della favola di Esopo assume, se contestualizzata nel mondo Milan, caratteri da teatro dell’assurdo. Per un mese, Cardinale e Ibrahimovic sono andati alla ricerca dei nuovi dirigenti sportivi a cui affidare l’intero progetto tecnico rossonero; il no di Rangnick e quello di Krosche, però, hanno lasciato totalmente spiazzato il club, che ha dovuto cambiare nuovamente strategia. Fino a martedì la convinzione era quella di affidare tutto nelle mani di un Head of Football, sopra la cui testa vi era il proprietario e sotto le cui dipendenze si trovava anche l’allenatore Amorim; ora, il ceo in versione sportiva non serve più. Non ci sono piani C al piano B (Krosche) del piano A (Rangnick). C’è un nuovo gruppo di lavoro interno creato ad hoc tra chi fa già parte del club. Quasi un cambiare tutto per non cambiare nulla, insomma. Come se i fallimenti degli ultimi anni non avessero insegnato nulla.
Uomini di calcio, intesi nel senso più puro del ruolo professionale, se ne continueranno a vedere pochi. Anzi, meno di prima. Si tornerà all’idea originaria, cioè alla creazione di una sorta di comitato tecnico, composto da uomini di dati e di intrattenimento sportivo: Hendrik Almstadt, laureato alla London School of Economics e con un master ad Harvard, analista dei calciatori da un punto di vista economico-finanziario, Bobby Gardiner, appena passato da recruitment analyst a capo-scout e David Castelblanco, pluri-laureato membro del CdA di via Aldo Rossi ed esperto di media e intrattenimento sportivo. Delle trattative in senso stretto se ne occuperà Massimo Calvelli, l’amministratore delegato a tempo con potere di firma. La piramide è completata al vertice più alto da Cardinale, il proprietario con intenzioni operative come mai prima d’ora e dall’allenatore - anzi, più un manager - Amorim con ruolo di gestione e di controllo anche delle questioni di calciomercato. Cardinale avrà, dunque, l’ultima parola sugli acquisti e sulla valutazione dei calciatori. Cosa che, però, non si può improvvisare.
Un aiuto potrà arrivare anche dall’esterno. Nel calciomercato del Milan, infatti, avranno un certo peso i rapporti con Mendes, potentissimo agente portoghese già collaborativo con il club rossonero nelle ultime stagioni. Amorim non è un suo assistito, ma è chiaro che la provenienza e il bacino di influenza sono gli stessi e nei rapporti calcistici tutto conta. Due esempi concreti: Gonçalo Ramos (Psg) e Hjulmand (Sporting Lisbona) sono obiettivi rossonero e costano in totale 60 milioni. Mendes potrà avvalersi della collaborazione di un profilo accostato al Milan nelle ultime settimane, Domenico Teti, reduce dall’esperienza al Wolverhampton, club ricco negli ultimi anni di tesserati portoghesi.
Ibrahimovic da consulenteE Ibra in tutto ciò? Lo svedese, fa sapere il club, agirà solo come consulente, ma l’ultimo mese fa capire quanta influenza abbia nelle decisioni di Cardinale. Per questo motivo, non perderà posti in gerarchie, al di là delle smentite, Kirovski, braccio destro di Zlatan e attuale responsabile di Milan Futuro.
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