
Dopo l'annuncio di Teheran sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, seguito da un attacco a una nave portacontainer cipriota che ha tentato di attraversarlo, Washington replica con una terza ondata di raid. Il passaggio strategico marittimo rimane dunque al centro dello scontro. L'Iran risponde attaccando basi e installazioni americane e lanciando missili e droni contro diversi Paesi arabi della regione.
Gli Stati Uniti, però, respingono la versione iraniana, affermando che Hormuz non è sotto il controllo di Teheran e che lo Stretto resta aperto a tutte le navi autorizzate. Assicurano poi che le forze statunitensi continueranno a garantire la libertà di navigazione. “Li abbiamo bombardati pesantemente, Hormuz è aperto”, garantisce il presidente Usa Trump. Sul fronte diplomatico cresce la preoccupazione. Il Qatar ha definito gli attacchi iraniani contro i Paesi arabi una "pericolosa escalation", mentre l'Oman ha convocato l'ambasciatore iraniano in segno di protesta.
Teheran continua a escludere nuovi negoziati con Washington senza il rispetto delle proprie condizioni e, nel primo messaggio pubblico dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, il nuovo Ayatollah Mojtaba Khamenei ha promesso vendetta. A rendere ancora più pesante il clima, la “lista nera” pubblicata da un quotidiano iraniano con le immagini dei presunti responsabili dell'uccisione di Khamenei: oltre a Trump e al premier israeliano Netanyahu, compaiono anche i principali leader europei, tra cui la presidente del Consiglio Meloni.
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