BELLUNO - Costi dei carburanti alle stelle e poche tutele. Così il mestiere del padroncino sta scomparendo, assorbito dalle grandi imprese del settore. Dall'inizio della guerra nel...
BELLUNO - Costi dei carburanti alle stelle e poche tutele. Così il mestiere del padroncino sta scomparendo, assorbito dalle grandi imprese del settore. Dall'inizio della guerra nel Golfo il prezzo medio del gasolio diesel in modalità self sulla rete stradale è lievitato a dismisura: a fine febbraio era di 1,845 euro al litro, ma è schizzato a 2,063 a fine luglio, con un aumento dell’11,8%.
La benzina nello stesso periodo è passata invece da 1,823 euro al litro a 1,987 (+8,9%) Una mazzata per le 148 le ditte di autotrasporto e servizi di trasloco della provincia di Belluno. Non basta il taglio di 17 centesimi sul diesel deciso lunedì scorso dal Consiglio dei Ministri. I rincari dei prezzi alla pompa registrati in queste ultime settimane, purtroppo, non si stanno abbattendo solo su famiglie e pendolari veneti, ma chi ne fa le spese sono anche i piccoli autotrasportatori della provincia dolomitica. Va ricordato che il credito d'imposta da oltre 320 milioni di euro introdotto dall’Esecutivo per alleggerire la componente fiscale del diesel, interessa solo il 22% dei mezzi pesanti circolanti. Secondo l'Ufficio studi della Cgia di Mestre, oggi fare il pieno a un autocarro sotto le 7,5 tonnellate costa 1.031 euro, 109 euro in più rispetto al 27 febbraio scorso: una vera e propria stangata.
LA TESTIMONIANZA«Questa situazione crea difficoltà soprattutto per chi ha contratti predefiniti - spiega il presidente della sezione trasporti di Confartigianato Imprese Belluno Daniele De Bona - ma la legge consente anche contratti con prezzi flessibili: all'aumento di costi fissi come lavoro, sicurezza o carburanti adeguano il costo finale del servizio. Ma tale modalità flessibile si scontra comunque con il difficile momento storico, dovuto alla legge di mercato. Le regole ci sono ma non sono mediamente applicate specie dai piccoli trasportatori, mentre la grande azienda ha un rapporto diretto con aziende clienti spesso di pari dimensioni, e riesce a spuntare migliori condizioni. Va però detto che la scarsità di mezzi e personale aiuta a riequilibrare i costi, perché chi non è sufficientemente pagato da una parte si sposta in un’altra dove trova il riconoscimento più adeguato dei propri costi. Il momento non è felicissimo, ma la scarsità di autisti e la mobilità dei contratti permette di assorbire un po’ l’urto. Possiamo anche notare sul mercato che c’è sempre di più una fuoriuscita del mono veicolare e la crescita di aziende strutturate. Il padroncino classico almeno qui da noi è prossimo alla scomparsa, perché man mano che per raggiunti limiti di età esce dal mercato, raramente ne nasce uno nuovo, ma viene assorbito da un’azienda più grande che lo assume con contratto da dipendente, e quindi maggiormente tutelato rispetto all’essere un piccolo libero professionista».
I NUMERITra gli artigiani il conto salato del caro-carburante, purtroppo, non lo stanno pagando solo i trasportatori, ma anche i taxisti e gli Ncc (noleggio con conducente): ce ne sono 77 in provincia di Belluno. Parliamo di una platea abbastanza estesa di persone che percorre centinaia di migliaia di chilometri l'anno, di giorno e di notte. A questo elenco, l'Ufficio studi della Cgia ha aggiunto anche gli agenti di commercio (478 in provincia), un'altra categoria di partite Iva che passa gran parte della giornata lavorativa al volante, spostandosi da un cliente all'altro. Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente, sono proprio questi lavoratori autonomi a risentire più di altri dell'aumento dei prezzi dei carburanti. In provincia di Belluno le attività riconducibili ai tre comparti sono in totale 697. E di questo passo faticheranno - e non poco - ad andare avanti.