Esiste una relazione tra epilessia e qualità del sonno: gli studiosi evidenziano quanto sia importante riposare bene e i test per una diagnosi tempestiva.
Il sonno è fondamentale per il benessere. Per tutti. E diventa una variabile ancora più significativa per le persone con epilessia, pur se con un peso diverso da caso a caso. Per questo occorre considerare con attenzione la situazione. Il messaggio viene dal Congresso Nazionale della LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia) di Cagliari.
Gli esperti ricordano come tra epilessia e sonno esista una relazione stretta che può influenzare diagnosi, terapia e qualità di vita. “Da oltre 50 anni la Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE), sezione italiana della International League Against Epilepsy, persegue i suoi obiettivi statutari: migliorare diagnosi, terapia e assistenza alle persone con epilessia, promuovendo ricerca, formazione e informazione scientifica. Obiettivi raggiunti grazie alle scuole epilettologiche italiane e al confronto con società scientifiche nazionali e internazionali – dice Carlo Andrea Galimberti, Presidente LICE -”.
Un circolo viziosoIn alcune persone con epilessia, le crisi si manifestano durante il sonno se esclusivamente in fase notturna. Non solo: la privazione di sonno e una scarsa qualità di riposo possono favorire la comparsa di crisi epilettiche. A loro volta, le crisi e le anomalie epilettiformi – soprattutto quando presenti nel sonno – possono frammentare il riposo, renderlo meno ristoratore e interferire con funzioni fondamentali come il consolidamento della memoria e l’apprendimento.
Insomma, si va verso un circolo vizioso bidirezionale: l’epilessia altera il sonno e un sonno disturbato può a sua volta peggiorare il controllo delle crisi. Come se non bastasse, va detto che disturbi specifici del sonno, come i disturbi respiratori nel sonno e la sindrome delle gambe senza riposo, rappresentano comorbilità frequenti nelle persone con epilessia.
Riconoscerli da subito e trattarli tempestivamente è importante, non solo per migliorare il riposo e la qualità di vita, ma anche per contribuire a un migliore controllo delle crisi. Sonno ed epilessia sono legati da un rapporto complesso e bidirezionale, noto fin dalle origini dell’epilettologia.
Come si studia la situazioneLe indagini polisonnografiche continuano a fornire elementi fondamentali per la definizione, anche se in continua evoluzione, di quadri di epilessia di varia complessità, in cui l’espressività clinica e l’Elettroencefalogramma (EEG) durante il sonno sono essenziali per la diagnosi, il trattamento e lo sviluppo delle conoscenze medico-scientifiche.
A questo si aggiunge il valore di video e dati genetici: un patrimonio informativo che, grazie all’intelligenza artificiale, sta aprendo nuove possibilità nell’identificazione di biomarcatori diagnostici e prognostici sempre più precisi, con ricadute dirette sul trattamento delle epilessie sonno-relate e dei disturbi del sonno, più frequenti nelle persone con epilessia rispetto alla popolazione generale.
In particolare, l’analisi della connettività cerebrale, durante la veglia e durante il sonno, sta facendo emergere come promettente un biomarcatore neurofisiologico per la medicina personalizzata nelle persone con epilessia.
“Le moderne tecniche di analisi dei segnali EEG e delle reti funzionali permettono, infatti, di caratterizzare in modo dinamico le interazioni tra diverse aree cerebrali, evidenziando pattern specifici associati alla suscettibilità alle crisi e alla loro propagazione – sottolinea Monica Puligheddu, Direttrice Struttura Complessa Neurologia dell’AOU di Cagliari -Poiché la connettività cerebrale varia significativamente tra veglia e sonno e anche tra le diverse fasi del sonno, la sua valutazione integrata può offrire informazioni cruciali per prevedere l’andamento della malattia e la risposta ai trattamenti, contribuendo a sviluppare strategie terapeutiche mirate e individualizzate”.
Oggi lo studio dell’interazione tra sonno ed epilessia non si limita più alla sola osservazione clinica o al tracciato EEG tradizionale. “L’analisi avanzata dei segnali elettrofisiologici, dei video, dei dati genetici e delle informazioni cliniche, insieme alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, sta aprendo nuove possibilità per identificare biomarcatori diagnostici e prognostici sempre più precisi – conclude Lino Nobili, Responsabile UOC Neuropsichiatria Infantile del Gaslini di Genova e Presidente AIMS (Accademia Italiana di Medicina del Sonno) -.
Questi strumenti possono aiutare a comprendere meglio perché il sonno faciliti l’attività epilettica, a distinguere le crisi epilettiche da altre manifestazioni parossistiche notturne, a prevedere l’evoluzione nel tempo di specifiche forme di epilessia correlate al sonno e a riconoscere e trattare più precocemente le condizioni in cui epilessia e disturbi del sonno si influenzano reciprocamente”.
Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.
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