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Alzheimer, una nuova molecola aiuta il cervello a rafforzare le difese

Дата публикации: 06-02-2026 09:30:23

La ricerca sull’Alzheimer punta su un approccio innovativo che interviene precocemente sui meccanismi biologici della neurodegenerazione
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E se la chiave per contrastare l’Alzheimer non fosse “attaccare” il cervello, ma aiutarlo a difendersi meglio da solo? È da questa intuizione che nasce una nuova linea di ricerca italiana, che punta a rafforzare i meccanismi naturali di protezione del sistema nervoso attraverso una piccola molecola di sintesi. Lo studio, coordinato dall’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Pozzuoli, apre uno scenario alternativo nella lotta alla più diffusa malattia neurodegenerativa.

La ricerca nasce dalla collaborazione tra Cnr-Icb, Università di Napoli Federico II, Università Campus Bio-Medico di Roma e IRCCS Fondazione Santa Lucia, ed è pubblicato sul Journal of Neuroinflammation. Sulfavant A è un composto di sintesi brevettato dal Cnr, già studiato in precedenza per la sua capacità di potenziare l’immunità innata in ambito oncologico e nel contrasto ad agenti patogeni.

Il ruolo chiave della microglia

Nei modelli preclinici, Sulfavant A ha mostrato la capacità di modulare in modo selettivo l’attività della microglia. Queste cellule rappresentano il principale sistema immunitario del cervello e svolgono una funzione di sorveglianza continua, eliminando detriti cellulari e aggregati proteici. Nell’Alzheimer, questo sistema risulta compromesso: il peptide beta-amiloide si accumula nello spazio extracellulare, formando placche che contribuiscono alla neurotossicità e alla perdita neuronale.

Il trattamento con Sulfavant A ha ridotto, e in parte prevenuto, la formazione delle placche beta-amiloidi. I ricercatori hanno osservato un effetto protettivo sui neuroni e un miglioramento delle funzioni cognitive, in particolare della memoria. I dati indicano che intervenire sul funzionamento della microglia nelle fasi iniziali della malattia può avere un impatto significativo sulla progressione del danno neurodegenerativo.

Un cambio di paradigma terapeutico

Secondo Angelo Fontana, direttore del Cnr-Icb e coordinatore dello studio, il lavoro suggerisce un approccio alternativo rispetto alle strategie tradizionali. L’obiettivo non è esclusivamente rimuovere le placche già formate, ma sostenere i meccanismi di “clearance” fisiologici del cervello, aumentando in modo selettivo l’efficienza dell’immunità innata. In questo modo si può intervenire anche sulle forme iniziali di aggregazione beta-amiloide, prima della comparsa dei sintomi clinici.

L’approccio si distingue perché non forza la distruzione diretta dei depositi, ma rafforza un sistema già presente e attivo nel sistema nervoso centrale, riducendo il rischio di effetti collaterali legati a interventi troppo aggressivi.

Risultati preclinici e prospettive future

Nei modelli sperimentali di Alzheimer, il trattamento con Sulfavant A ha portato a una marcata riduzione delle placche amiloidi, a un calo dei segni di degenerazione neuronale e a un miglioramento significativo delle prestazioni nei test di memoria e apprendimento. Marcello D’Amelio, responsabile della sperimentazione preclinica, sottolinea come il sostegno alla funzione microgliale possa contribuire al ripristino di un equilibrio fisiologico alterato nelle prime fasi della malattia.

Le opzioni terapeutiche oggi disponibili restano limitate, soprattutto nelle fasi precoci, rendendo urgente lo sviluppo di nuove strategie. Il potenziamento dell’immunità innata cerebrale emerge così come un approccio promettente e complementare a quelli esistenti. La ricerca, sostenuta da finanziamenti europei e della Regione Campania, proseguirà ora verso la validazione clinica, con l’obiettivo di avviare collaborazioni con partner privati per trasformare questi risultati in terapie sicure ed efficaci per la malattia di Alzheimer.

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Классификация: Наука. Схожих патентов: 0. Схожих новостей: 10. Тональность: 0. Информативность: 5.79. Источник: www.fortuneita.com.