Pochi metri in salita, oltre la statale della valle del Tagliamento, conducono non solo a un bosco. Introducono in un mondo magico, e non è necessario essere bambini per iniziare a sognare. Il Villaggio degli gnomi di Forni di Sotto […]
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Pochi metri in salita, oltre la statale della valle del Tagliamento, conducono non solo a un bosco. Introducono in un mondo magico, e non è necessario essere bambini per iniziare a sognare. Il Villaggio degli gnomi di Forni di Sotto in Carnia (provincia di Udine), non è come tanti altri. Qui gli gnomi si scoprono lentamente lungo il sentiero, occhieggianti da porticine che si aprono direttamente nei tronchi di abeti e larici, fra muschi di un verde fosforescente e rocce chiare di dolomia. Non sono pupazzi acquistati altrove e trasferitisi, sono nati proprio qui in paese, dalle mani capaci delle donne.

«Nel bosco tutto è incantato» esordisce Pierino Picco, guida naturalistica con uno sguardo vivace da folletto. «In questo luogo le leggende prendono vita e gli alberi sono magici. Come questo giovane faggio che in inverno ha ancora le foglie. Succede perché, secondo la tradizione popolare, il diavolo rivendicò il possesso del bosco e Dio glielo promise per quando non ci fossero più state foglie sugli alberi. Le piante nuove, quindi, attesero fino a primavera prima di perdere le foglie, quando gli altri alberi incomincia- vano a metterle, ingannando il demonio».
Ricordi di un tempo che fuCamminare in questa vallata del Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane ha un effetto insolito. A Forni di Sopra e Forni di Sotto sembra di entrare in un tempo diverso, quando le donne di qui, spesso sole a causa dell’emigrazione degli uomini esperti tessitori, facevano davvero tutto a mano, dai ricami agli attrezzi agricoli, e di sera raccontavano storie ispirate alla natura nella quale, quotidianamente, lavoravano.
Dolomiti Friulane Forni di Sopra (Ufficio Stampa)
Per questo tutto diventa animato. Si parte dalla località Massaroul, a piedi d’est te e con le ciaspole in inverno, lungo il “Truoi di Harluck”, il sentiero dello gnomo che vive in un larice di 400 anni. «Massaroul è il nome di un folletto dispettoso che si aggira nei pressi del villaggio di Tintai e se riesce a entrare in una stalla, può causare danni» sorride Laura Fagioli, guida innamorata della storia di questi luoghi. Inoltrandosi sulla mulattiera fra abeti e faggi antichi, sembra infatti che Massaroul possa saltare fuori improvvisamente, seguito dalla sua compagna Ridusela, nota per la sua gelosia. Vivono in simbiosi con la natura, nutrendosi di fragole ed erbe selvatiche.
Tra antichi borghi e resti di necropoliUna sapienza, quella delle erbe, che è stata portata in questa valle da popolazioni celtiche giunte da nord nel IV secolo a.C. e mai più dimenticata. Tanto che, ai primi del ’900, Fortunato De Santa, prete erborista di Forni poi divenuto vescovo, terminava le sue omelie consigliando ai fedeli rimedi officinali con le erbe – ben 1.500 – da lui catalogate.
Il villaggio degli gnomi a Forni di Sotto. (foto di Pierino Picco)
Le leggende si confondono dunque con la storia, che sembra scorrere sotto le scarpe e davanti agli occhi sull’Anello di Forni, 15 km nella foresta, a mezza costa. Conduce all’antico borgo di Andrazza, che conserva le tracce di una necropoli del VI-VII secolo d.C.: tombe e corredi funebri – fibule, bracciali, anelli – che testimoniano presenze longobarde. Poco oltre, l’antico fortilizio di Cuol di Ciastiel del IV-V secolo d.C. parla della presenza romana; i ruderi del castello di Sacuidic del XII secolo raccontano, invece, cupe storie di potere, quando fu incendiato dai nobili Savorgnan, proprietari dei Forni (di Sopra e di Sotto), per porre fine ad un’attività di zecca clandestina. È storia dentro una natura animata dal canto del torrente Ruodia e da incontri casuali con marmotte, caprioli, aquile e, più in alto, stambecchi. Questi luoghi fanno oggi parte dell’Ecomuseo Fornese, una rete di itinerari di varia lunghezza studiato dagli abitanti per raccontare ambiente, leggende, cultura del loro territorio.
Una rete di sentieri molto ampia«Il nostro territorio è altamente incontaminato e, per così dire, si autoprotegge» spiega Graziano Danelin, direttore del Parco naturale regionale delle Dolomiti Friulane, di quasi 37mila ettari. «È infatti Parco regionale dal 1996, è Sito d’importanza comunitaria Natura 2000 e Patrimonio Unesco, come Dolomiti, dal 2009». Tutte tutele fondamentali: «La scarsa presenza di strade asfaltate, di impianti sciistici invasivi e di centri abitati, fa di questa parte della Carnia un paradiso naturalistico» conclude orgoglioso Danelin.
Courtesy Ufficio Stampa Friuli Venezia Giulia
Basta guardarsi attorno: questa valle non soffre di overtourism come altrove sulle Alpi. Anche per questo rapisce, grazie alla maestosità solitaria della cima del Cridola, delle guglie dei Monfalconi, del Campanile di Val Montanaia e, all’orizzonte, in Veneto, il Pelmo, l’Antelao, il Civetta.
È un ambiente dove si va esclusivamente a piedi, con una rete sentieristica molto ampia, rifugi e semplici bivacchi, per cui l’Ente Parco consiglia di rivolgersi a guide alpine e naturalistiche in grado di far godere appieno delle meraviglie del bosco, in tutta sicurezza.
L’origine del “gugjet”Se la salita al rifugio Flaiban Pacherini pretende buon passo (per 700 metri di dislivello) attraverso la selvaggia Val Suola dove si dice abitasse un drago, il rifugio Giaf richiede solo un’oretta a piedi o ciaspole e 350 metri di dislivello. Per la Casera Tartoi, aperta nei weekend anche in inverno, si può “barare” e prendere gli impianti del piccolo comprensorio sciistico di Varmost (13 km di piste molto panoramiche) per poi godersi 45 minuti di sentiero nel bosco.
Il Campanile di Val Montanaia. (foto di Michele Marello)
Tutti questi sentieri erano percorsi, spesso con gerle pesanti, dalle donne fornesi. «Mentre camminavano, sferruzzavano ininterrottamente» racconta Elvia Schiaulini, curatrice del Museo Rurale Fornese e memoria storica locale. «Per questo s’inventarono il “gugjet”, un piccolo cuore di stoffa o di metallo, da appendere sui fianchi, per proteggerli nel punto dove i ferri battono. Nei campi, per non scivolare, infilavano zoccoli chiodati sopra le “scarpèts”». Sono le babbucce che oggi chiamiamo genericamente “friu- lane” e vanno tanto di moda. Avevano la suola fatta con 16 strati di stoffe di recupero e infinite cuciture a mano. Sono tutte cose che s’imparano in un commovente Museo Etnografico realizzato bussando di casa in casa, una sorta di “amarcord” friulano fatto di abiti delle nozze, scal- dini e letti a barca, macchine Singer e tantissimi splendidi corredi ricamati.
Il passato prende vita grazie a una cantastorieSono gli stessi meticolosi ricami che oggi si acquistano a Forni di Sopra nel Ricamificio delle donne della famiglia Coradazzi, che realizzano elegante biancheria per la casa e insegnano le tecniche del ricamo, a chi voglia imparare (ilricamificio.net).
Le fornesi di oggi, infatti, con passione mantengono vive le storie. Graziella Urso è una cantastorie che accompagna fra i palazzi nobiliari e a “leggere” la storia locale sui murales del pittore Marino Spadavecchia. Le case parlano e cantano, per bocca di Graziella e del suo mandolino, di storie di vita quotidiana, dal casaro alla produzione del pane, dai boscaioli alla partenza dell’emigrante. L’orgoglio di appartenenza traspare nei vestiti tradizionali, nei gesti, nei racconti. Diventa però evidente poco più in basso, entrando ad Ampezzo, borgo che chiude la vallata, quando si è accolti dal cartello stradale “Repubblica libera della Carnia”. Ricorda un’entità politicamente autonoma costituita dai partigiani nel 1944, ma sembra valere anche oggi.
Un’escursione nella Valle dei sassi viola, sul letto del torrente Auza. (Ufficio Stampa)
Hotel Due Cime
A Forni di Sopra, è frutto di un’ottima ristrutturazione. Moderno e raffinato, con un tocco di gentilezza del personale. Camera doppia in B&B da 136 €. hotelduecime.it
Albergo Diffuso Dolomiti
A Forni di Sotto, gestita da donne, una società cooperativa dell’Associazione Alberghi Diffusi del Friuli Venezia Giulia consente di fare un’esperienza in case, tutte molto gradevoli. Da 40 € a notte a persona e sconti su permanenze più lunghe. albergodiffuso-dolomiti.it
Agriturismo La Palote
Cenare come a casa lungo il Tagliamento, nel calore della stufa. Ha piatti tradizionali, cjarsons e frico con polenta da 30 €. A Forni di Sotto. Tel: 327-9289098.
Zwar Bar
Molto più del bar dei campi da sci. Ottimi risotti alle erbe o ai funghi, frico, gnocchi e pasta fatta in casa. A Forni di Sopra. Tel: 333-2399039.
Ristorante AriaPura
Ad Ampezzo, moderno e gradevole, fa piatti della tradizione sapientemente rivisitati. Ottimi lo stinco di cinghiale e il risotto al radicchio rosso e lardo di Sauris. Tel: 339-1378897.
Antica Osteria La Speranza
Nuova gestione giovane per un’osteria tradizionale in cui si mangia intorno al fogolâr. Ottimi gnocchi burro e ricotta e la zuppa d’orzo. A Forni di Sopra. Tel: 0433-786291.
Bar Cella Cicchetteria
Non solo fantasiosi cicchetti ma ottimi taglieri di prodotti locali, zuppe saporite e cjarsons alle erbe. A Forni di Sopra. Tel: 392-3685184.
Cantina 837
I vitigni PIWI (acronimo per Pilzwiderstandsfähig, ovvero resistenti ai funghi), consentono di coltivare l’uva in modo naturale, in un territorio incontaminato. Ottimi i bianchi. A Forni di Sotto. cantina837.it
Azienda Agricola Petris
Formaggi da latte crudo di animali della famiglia allevati a pascolo o fieno. A 1.800 metri in alpeggio producono il Çuç di Mont, Presidio Slow Food. Ma anche burro, ricotta, yogurt. Ad Ampezzo. famigliapetris.com
Sito ufficiale del turismo del Friuli Venezia Giulia, turismofvg.it.