Libertà di espressione | In pochi giorni le firme a sostegno di Keshet Italia sono raddoppiate. Da mille a oltre duemila. La lettera consegnata al sindaco Roberto Gualtieri chiede che l’associazione LGBTQIA+ ebraica possa partecipare al Roma Pride in condizioni di piena sicurezza e uguaglianza. Non è soltanto una questione organizzativa. Non è soltanto una […]
In pochi giorni le firme a sostegno di Keshet Italia sono raddoppiate. Da mille a oltre duemila. La lettera consegnata al sindaco Roberto Gualtieri chiede che l’associazione LGBTQIA+ ebraica possa partecipare al Roma Pride in condizioni di piena sicurezza e uguaglianza. Non è soltanto una questione organizzativa. Non è soltanto una polemica politica. È una richiesta di protezione.
Nel frattempo, a Bologna, alcuni partecipanti al Pride che esponevano una bandiera rainbow con la Stella di David sono stati contestati, aggrediti verbalmente e allontanati dal corteo. Un episodio che si aggiunge a quanto accaduto l’anno scorso a Roma, quando fu necessario l’intervento delle forze dell’ordine per mettere in sicurezza il gruppo di Keshet. Si può discutere all’infinito delle responsabilità del governo israeliano a Gaza. Si può essere favorevoli o contrari alle scelte degli organizzatori del Roma Pride. Ma esiste una domanda che precede tutte le altre.
Che cosa sta accadendo quando cittadini ebrei che partecipano a una manifestazione per i diritti hanno paura di manifestare apertamente la propria identità?
La lettera consegnata al Campidoglio insiste su un principio molto semplice: nessuna associazione ebraica italiana dovrebbe essere chiamata a rispondere delle decisioni di un governo straniero per poter partecipare alla vita pubblica del proprio Paese. È un principio che riguarda gli ebrei, ma non solo gli ebrei.
Perché la tentazione di attribuire responsabilità collettive è sempre una tentazione pericolosa. Gli individui smettono di essere persone e diventano simboli. Non vengono più giudicati per ciò che fanno o pensano, ma per il gruppo a cui appartengono. La storia europea dovrebbe averci insegnato prudenza proprio su questo terreno.
I Pride sono nati per rendere visibili persone che per troppo tempo erano state costrette a nascondersi. Per questo la vicenda Keshet riguarda tutti, indipendentemente dalle opinioni sulla guerra in Medio Oriente.
Se una persona deve scegliere tra la propria sicurezza e la manifestazione della propria identità, qualcosa si è incrinato.
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