Presley Gerber, figlio della supermodella Cindy Crawford e dell’imprenditore Rande Gerber, è morto a soli 27 anni. Modello come la madre e la sorella Kaia, negli ultimi anni aveva scelto di parlare pubblicamente dei suoi problemi di salute mentale e […]
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Presley Gerber, figlio della supermodella Cindy Crawford e dell’imprenditore Rande Gerber, è morto a soli 27 anni. Modello come la madre e la sorella Kaia, negli ultimi anni aveva scelto di parlare pubblicamente dei suoi problemi di salute mentale e del suo percorso contro la dipendenza. Una storia difficile che aveva coinvolto profondamente tutta la famiglia e che Presley aveva deciso di non nascondere.
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Presley Gerber è morto domenica 20 settembre 2026, a 27 anni. La notizia è stata confermata da un rappresentante della famiglia all’Associated Press. Secondo i registri online del Los Angeles County Medical Examiner, il giovane è deceduto in una struttura di riabilitazione. Al momento la causa della morte non è stata resa nota e, secondo quanto riportato da People, l’autopsia non risulta ancora completata. La famiglia, attraverso un portavoce, ha chiesto che venga rispettata la propria privacy «in questo momento molto difficile e doloroso». È un elemento essenziale per leggere correttamente ciò che è accaduto: allo stato attuale non ci sono informazioni che permettano di stabilire un legame tra la morte di Presley e la dipendenza, i farmaci che aveva raccontato di assumere o i trattamenti ai quali si era sottoposto. La causa del decesso dovrà essere stabilita dagli accertamenti del medico legale.
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Nato in California nel 1999, Presley era il primogenito di Cindy Crawford e Rande Gerber e il fratello maggiore della modella e attrice Kaia Gerber. Come la madre e la sorella, aveva iniziato giovanissimo a lavorare nella moda. Aveva debuttato in passerella nel 2016 per Moschino e successivamente aveva lavorato per grandi marchi internazionali, tra cui Celine, Calvin Klein e Dolce & Gabbana, come ricorda The Guardian.
Dietro l’immagine di una delle famiglie più note della moda americana, però, Presley aveva deciso negli ultimi anni di raccontare pubblicamente anche una parte molto più difficile della propria vita.
La lunga battaglia contro la dipendenzaPresley aveva parlato apertamente delle sue difficoltà con la dipendenza e con la salute mentale, scegliendo anche di utilizzare la propria notorietà per sensibilizzare su questi temi. La dimensione del problema era stata raccontata pubblicamente anche dalla sorella. In un’intervista a Vogue pubblicata l’11 agosto 2026, Kaia Gerber aveva parlato della lotta contro la dipendenza da droghe che il fratello portava avanti da circa dieci anni. Un percorso lungo, quindi, che negli ultimi tempi Presley aveva scelto di rendere sempre più visibile.
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Nel marzo 2026 Presley aveva documentato sui social uno dei tentativi compiuti per affrontare la dipendenza. Come ricostruisce People, il giovane aveva raccontato di essersi sottoposto a un trattamento con ibogaina, una sostanza psichedelica sulla quale esistono ricerche nell’ambito delle dipendenze, ma che non è approvata negli Stati Uniti come trattamento terapeutico. Presley aveva descritto la paura provata prima dell’esperienza, ma anche la speranza di riuscire finalmente a cambiare direzione. Nel post aveva scritto di pregare perché quella fosse l’ultima volta in cui avrebbe avuto bisogno di tornare in una struttura per affrontare la propria dipendenza.
Anche Cindy Crawford e Kaia Gerber avevano commentato pubblicamente quel post manifestando il proprio sostegno. È importante, ancora una volta, evitare qualsiasi sovrapposizione tra questa esperienza e ciò che è accaduto mesi dopo: non esistono al momento elementi che permettano di mettere in relazione il trattamento con ibogaina con la morte di Presley Gerber.
Depressione e attacchi di panico: Presley aveva deciso di parlarneLa dipendenza non era l’unica difficoltà di cui Presley aveva parlato.
Già nel 2023, durante il podcast Studio 22, aveva raccontato di aver sofferto di problemi di salute mentale e depressione e aveva spiegato di voler utilizzare la propria esperienza per aiutare altre persone che si trovavano nella stessa situazione. Quelle dichiarazioni sono state riprese oggi anche da People. Per Presley parlare di salute mentale era diventato una sorta di impegno. Aveva creato sui social anche una serie di contenuti chiamata Mental Health Mondays, attraverso la quale affrontava pubblicamente questi temi. Il suo obiettivo dichiarato era far capire a chi viveva difficoltà simili di non essere solo.
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Nel dicembre 2025 Presley aveva deciso di essere ancora più esplicito. In un video pubblicato su Instagram aveva raccontato di assumere diversi farmaci per affrontare depressione e attacchi di panico. Tra quelli da lui citati c’erano buprenorfina, Xanax e Valium. Aveva inoltre parlato apertamente delle proprie paure rispetto alla dipendenza fisica e ai possibili sintomi di astinenza.
Il racconto era stato riportato in Italia da Vanity Fair, che ricostruiva anche le difficoltà espresse dal giovane nel gestire indicazioni ricevute da specialisti diversi. Presley aveva raccontato di utilizzare Xanax nei momenti in cui gli attacchi di panico diventavano particolarmente intensi e di assumere Valium al mattino. Ma soprattutto aveva espresso il bisogno di avere indicazioni terapeutiche più precise, spiegando quanto lo spaventasse l’idea di dover assumere farmaci che non potevano essere semplicemente interrotti. Anche queste dichiarazioni non permettono di formulare alcuna ipotesi sulle cause della sua morte. Documentano però quanto complesso fosse diventato il percorso che il giovane stesso aveva scelto di raccontare pubblicamente.
Kaia Gerber: «Quando succede in una famiglia, cambia tutti»Forse il racconto più significativo sull’effetto che la dipendenza di Presley aveva avuto sulla famiglia era arrivato proprio da Kaia Gerber, appena poche settimane prima della morte del fratello. Nell’intervista di copertina di Vogue del settembre 2026, Kaia aveva spiegato che quando un problema di dipendenza entra in una famiglia finisce per modificare gli equilibri di tutti. E aveva raccontato qualcosa di molto personale. La lunga difficoltà del fratello l’aveva portata a identificarsi come la figlia “facile”, quella che cercava di non creare problemi e soprattutto di non chiedere aiuto. «Mi sembrava fosse troppo avere due figli che avevano bisogno», aveva spiegato a Vogue. Un meccanismo che racconta quanto la sofferenza di una persona possa inevitabilmente modificare anche il ruolo assunto dagli altri componenti della famiglia.
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Presley Gerber, Kaia Gerber, Cindy Crawford e Rande Gerber a Los Angeles, California, lo scorso maggio 2026. (Photo by Gilbert Flores/WWD via Getty Images)
Nella stessa intervista a Vogue, Kaia aveva sottolineato anche un altro aspetto del percorso del fratello. Cindy Crawford e Rande Gerber avevano sempre protetto molto la propria vita privata. Presley, al contrario, negli ultimi anni aveva scelto di mostrare apertamente la propria vulnerabilità. Kaia aveva definito il fratello quasi un “maestro” per la famiglia proprio per questa capacità di esporsi e mostrarsi umano davanti agli altri.
Cercare di nascondere una difficoltà, aveva osservato la modella parlando del fratello, può infatti far sentire la persona che ne soffre come se gli altri si vergognassero di lei.
Quando la dipendenza coinvolge tutta la famigliaLa storia raccontata da Kaia Gerber porta alla luce un aspetto importante delle dipendenze: la sofferenza non rimane confinata alla persona che ne è direttamente coinvolta. Genitori, fratelli e partner possono trovarsi per anni dentro percorsi fatti di tentativi di cura, speranze, possibili ricadute, paura e ricerca continua di un equilibrio tra il desiderio di aiutare e la necessità di non assumere il controllo della vita dell’altro.
La stessa Kaia ha raccontato come la dipendenza del fratello abbia influenzato il proprio modo di crescere e persino la propria capacità di chiedere aiuto. Un’esperienza che Vogue colloca all’interno di una battaglia durata molti anni. Per questo i percorsi di trattamento delle dipendenze possono prevedere anche interventi rivolti ai familiari, non soltanto alla persona che ne soffre.
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Negli ultimi anni Presley aveva scelto di raccontare dipendenza, depressione, attacchi di panico, farmaci e riabilitazione senza presentare il proprio percorso come semplice o lineare. Aveva spiegato pubblicamente di sperare che la propria esperienza potesse aiutare altre persone e, nel 2023, aveva detto che anche riuscire ad aiutare una sola persona a uscire da una situazione simile a quella vissuta da lui sarebbe stato sufficiente. Le sue parole sono state riprese da People nel ricostruire oggi la sua storia.
Ora, davanti alla morte di Presley Gerber a soli 27 anni, rimane fondamentale non trasformare la sua storia di dipendenza in una spiegazione della sua morte. La causa del decesso non è stata ancora resa pubblica e saranno gli accertamenti del medico legale a stabilirla. Quello che è già documentato è invece il lungo e difficile percorso di un ragazzo che aveva scelto di raccontare pubblicamente le proprie fragilità e i tentativi di uscirne. E, attraverso le parole della sorella Kaia, anche quanto quella battaglia avesse finito per coinvolgere e cambiare tutta la sua famiglia.