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Epidemia colposa e frode. Nuovi reati nell'esposto Covid

Дата публикации: 06-07-2026 10:00:02

La commissione parlamentare presenterà gli atti in Procura, E tra gli illeciti configurati riemerge anche il contrabbando

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La commissione parlamentare presenterà gli atti in Procura, E tra gli illeciti configurati riemerge anche il contrabbando

Epidemia colposa e frode. I nuovi reati nell'esposto per il Covid

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Ci sono inchieste che nascono sui giornali e muoiono nei tribunali. Altre che nascono nelle Procure e muoiono sui giornali proprio perché non finiscano in aula. Come tutti o quasi i filoni sulla pandemia Covid, dove reati gravissimi sono stati fatti sbriciolare senza fare troppo rumore. Non bisognava disturbare il manovratore: quello che invece ha fatto la commissione Covid, che è andata a riaprire cassetti che si preferiva lasciare chiusi, vasi di Pandora i cui miasmi sono ormai dappertutto. L'altro giorno il capogruppo Fdi in commissione, Alice Buonguerrieri, ha anticipato che alle conclusioni dell'organismo parlamentare verrà allegato un malloppo di esposti da consegnare in Procura. Perché alcune archiviazioni possono, anzi devono, diventare il seme di nuove indagini alla luce delle audizioni di questi mesi.

C'è stata una fuga di notizie sul Fatto quotidiano che ha bruciato l'inchiesta di Bergamo su Giuseppe Conte e Roberto Speranza per un reato allora impraticabile di "epidemia colposa in forma omissiva", la stessa fuga di notizie da Palazzo Chigi ha vanificato gli effetti del lockdown, misura che sarebbe stata presa in una riunione carbonara di cui nulla in più si riesce a sapere. Il filone monoclonali e gli accordi milionari tra Domenico Arcuri, il Mise, Cdp e Toscana Life Sciences che hanno portato Aifa a rifiutare le dosi che Eli Lilly ci avrebbe regalato hanno risvegliato le coscienze di qualche parlamentare ex grillina come la senatrice Marinella Pacifico, che già il 29 dicembre 2020 aveva presentato un'interrogazione parlamentare.

Uno dei filoni più interessanti è quello delle mascherine cinesi farlocche, su cui ieri il direttore del Fatto Marco Travaglio ha scritto diverse balle. Come sappiamo, non è stato possibile per il pm accertare tecnicamente la conformità, perché i dispositivi erano scaduti e sono stati dissequestrati. Il Giornale ha letto la sentenza del giudice Mara Mattioli del 20 giugno 2023 che ha restituito i dispositivi sequestrati al ministero della Sanità, declassandoli a suo dire a "mascherine di comunità", non più Dpi né presidi medico-chirurgici su cui non bisognava pagare l'Iva. Da qui nasce l'insorgenza del debito tributario . Riscuoterla dal giorno successivo al dissequestro è quello che andava fatto - parliamo di circa 300 milioni - anche perché lo 0,5% dell'Iva finisce alla Ue. E dunque potrebbero entrare in scesa sia la Procura europea Olaf sia Eppo, perché l'Unione Europea è competente sul dazio che è risorsa propria, con la cifra mancante che potrebbe lievitare a 500 milioni. E anche se non sono più periziabili, sappiamo che facevano schifo perché lo dicono numerosi produttori, i dispositivi erano già risultati "non conformi". E i documenti falsi che li accompagnavano rendono questa merce un sostanziale contrabbando, reato che nessuno finora ha perseguito, che si materializza con il loro ingiustificabile sdoganamento a Fiumicino e Malpensa contrario anche alle deroghe sull'assenza di marchio CE previste dall'articolo 15 del decreto legge 18/2020 previa validazione dell'Inail, con la competenza di Civitavecchia e Busto Arsizio su cui già un fascicolo potrebbe essere stato aperto.

Soldi da chiedere a chi? Le aziende cinesi sono sparite prima dell'uscita di scena del dominus del consorzio Cai Zhongkai, a cui anche la procura contesta la frode in pubbliche forniture (che si sarebbe prescritta a marzo 2027) aggravata dall'aver "ingannato" il Cts (secondo l'articolo 479 del Codice penale). Entrambi i reati sono documentali, né la scadenza delle mascherine e l'assenza della prova che fossero dannose le ha rese buone, da qui il declassamento.

Quindi non è vero che "il fatto non sussiste", manca la prova che non fossero false ma questo non significa renderle idonee, anzi. La marcatura CE falsa rafforza l'ipotesi del falso e della frode in una fornitura da 1,251 miliardi - la più grande senza gara - e apre a una nuova ipotesi di epidemia colposa attiva. Con nomi e cognomi.

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