Nello stesso giorno in cui vanno in scena gli Stati Generali del mondo biancoceleste, il club presenta a Formello il nuovo tecnico
Mentre il mondo biancoceleste ribolle e ormai da settimane si mobilita per mostrare tutto il suo dissenso nei confronti della gestione Lotito con la convocazione degli Stati Generali, la Lazio presenta il suo nuovo allenatore, Gennaro Gattuso. L'ex ct della Nazionale subentra a Sarri in piena tempesta, ma ha esperienza, spalle larghe e temperamento. Ecco le sue prime parole da tecnico biancoceleste durante la conferenza stampa di Formello. Da lunedì a parlare sarà invece il campo, con il ritiro precampionato che prenderà il via proprio nel quartier generale dei biancocelesti.
Prima ancora di rispondere alle domande dei giornalisti, è Gattuso a prendere la parola: "Sono orgoglioso di essere qui, mi hanno spiegato la situazione e so tutto, ma io non ci posso fare niente, c'è da mettersi l'elmetto e lavorare al meglio per rispettare la gloriosa storia della Lazio, le sensazioni sono buonissime".
"Sono stato vicino alla Lazio più volte in passato, ora sono qui e so che sarà una sfida, ma al presidente e al direttore ho detto che se riesco a lavorare come voglio io sono pronto. L'obiettivo è creare un clima familiare e riuscire a costruire una squadra che diverta la gente, anche quella che resterà a casa, e che la renda orgogliosa".
"Speriamo che la nostra forza diventi l'attacco. Non voglio parlare adesso di moduli, ma a me piace una linea di difesa che rompe e che non lavori di reparto come con Sarri. Gila è partito e dovremo fare qualcosa, ma prendere tanto per prendere non mi piace, abbiamo pochi soldi e quei pochi vanno spesi bene".
"Che ci sia da fare un centrale di difesa è il segreto di Pulcinella, ma per il resto dovremo valutare. Ratkov la scorsa stagione ha avuto difficoltà, ma la base c'è perché a centrocampo ci sono buoni giocatori, sui terzini a destra e a sinistra siamo tanti, in porta ho perso Provedel ma è tornato Mandas, Vediamo cosa si potrà fare, ma il senso di appartenenza non dovrà mai mancare".
"Se parliamo sempre di questa problematica rischia di diventare un alibi. I giocatori e Sarri hanno già vissuto questa situazione l'anno scorso e sono stati bravi. Ma i tifosi hanno già detto da tempo che saranno con noi in trasferta. In casa pagheremo la loro assenza e dovremo essere bravi noi a lavorare al meglio".
"Devo essere sincero ci sono almeno 7-8-9 squadre che partono davanti a noi. A maggior ragione non possiamo sbagliare quelle poche cose che dobbiamo fare per completare la rosa. Anche a me sarebbe piaciuto già avere a disposizione subito un paio di elementi, ma quando vai a prendere i giocatori non è facile".
"Quando sono arrivato alcune amichevoli erano già state decise, ma sono stato io a chiedere di non organizzare viaggi, a metà agosto abbiamo la Coppa Italia, preferisco ridurre gli spostamenti e stare una giornata in più sul campo a lavorare".
"Fosse stato per Lotito e Fabiani il giocatore sarebbe ancora qua. Sono io ad aver spinto per lasciarlo andare, ci ho parlato, mi ha spiegato la situazione ed era giusto lasciarlo partire. Per la Lazio ha dato tutto, ma non poteva più rimanere".
"Io con Lotito ho un rapporto franco e sincero, se gli devo dire qualcosa lo faccio, anzi l'ho già fatto. Lui sa come sono e che non guardo in faccia a nessuno. Gli ho spiegato che se ha qualcosa da dire alla squadra lo dice prima al direttore e a me e poi ai giocatori. Il problema del presidente è che ha troppi telefonini e diventa ingestibile, ma deve capire che noi dobbiamo stare bene insieme e lavorare, anche se siamo suoi dipendenti le cose si devono dire con educazione. La sua assenza oggi credo sia una forma di rispetto nei miei confronti, anziché dei problemi si parla dell'allenatore, il presidente deve parlare di meno è questa la linea".