Cala il sipario sul convegno al Teatro Manzoni, in archivio una lunga giornata di confronto e dibattito sul presente e futuro del club di Formello. Sul palco sono intervenuti anche Massimo Maestrelli, Matteo D’Amico e Gabriele Pulici, Vincenzo Cerracchio, Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio e l'ex sindaco Francesco Rutelli
Il Teatro Manzoni, oggi, 11 luglio, ha ospitato gli Stati Generali della Lazio. Un appuntamento cerchiato in rosso sul calendario dei tifosi biancocelesti, nel quale si sono susseguiti gli interventi grazie ai quali si è dibattuto del presente e il futuro della società. Il convegno è stato presentato dalla giornalista Francesca Turco e sul palco sono intervenuti Renzo Giannantonio, Massimo Maestrelli, Matteo D’Amico e Gabriele Pulici, Marco Anselmi, Vincenzo Cerracchio, Luigi Bisignani, Mauro Masi, Tullio Camiglieri e Alfredo Parisi, con Walter Sabatini in collegamento video, Gianmarco Dottori e Federico Scrima, Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, Michele Plastino e Guido De Angelis, ideatori del termine e della rivista “Lazialità”, Briga, Maurizio Alfano, portavoce della Meloni, e fondatore del primo Lazio club parlamento, Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio e l'ex sindaco Francesco Rutelli. E tanti altri. Presenti oltre 500 supporters in platea: molti altri sono stati costretti a rimanere fuori a causa dell'eccessiva affluenza. Quattro ore di dibattito, a due passi dalla storica sede del club, in via Col di Lana hanno caratterizzato il pomeriggio di confronto. Da parte degli organizzatori è arrivata anche una "proposta concreta" circa il ruolo dei laziali nel destino della squadra con la presentazione del "manifesto della lazialità". Si è parlato, inoltre, dei progetti relativi allo stadio Flaminio e di come si intende portare avanti la protesta contro Lotito. Rivivi la diretta.
STATI GENERALI DELLA LAZIALITA'. RIVEDI LA DIRETTA STREAMING
Ringraziamenti di fine serata, saluti e applausi da parte di tutti i presenti. Si è concluso l'evento al Teatro Manzoni, cala il sipario sugli Stati Genarali della Lazio.
Il direttore del Tempo, Capezzone: «C’è un presidente sicuramente meno autorevole di Lotito, si chiamava Abramo Lincoln, e lui, che non aveva visto Lotito e Floridi, disse una frase che ognuno di noi nella nostra vita privata e pubblica dovrebbe tenersi lì: il sentimento pubblico è tutto, con esso ogni risultato può essere raggiunto, senza di esso nessuna realizzazione può essere compiuta”. Come fa l’attuale presidente a non capire che se il sentimento pubblico era importante per Lincoln, forse può esserlo per Lotito? Come fa a non capire che mettersi in sintonia con il sentimento pubblico non è una cosa contro lui, ma una cosa per chi è pro tempore titolare di un diritto di proprietà? Se lo capisci lo capisci, se non lo capisci lo capirà il prossimo».
Alfredo Parisi di Federsupporter: «Noi siamo interlocutori istituzionali del Comune di Roma sull’impiantistica sportiva. Abbiamo mandato le nostre osservazioni critiche sul progetto dello stadio Flaminio spiegando che è irrealizzabile dal punto di vista giuridico e finanziario».
L'intervento di Mauro Masi: «Consentitemi di dire che sono qui come titolo personale, non ho dietro nessuno. Sono qui perché laziale come tutti voi e cerco di dare il mio contributo alla squadra del mio cuore. Non ho dietro nessuno, non ci sono dietrologie folli. Se posso fare qualcosa come Mauro Masi lo faccio volentieri, ma a titolo personale. Tutti potrebbero trovarsi in una situazione come la nostra, il fatto che i tifosi della Lazio si sappiano gestire ha un forte valore anche economico. Il fatto che i tifosi siano così vicini alla società aumenta l’appetibilità come diceva Luigi».
Luigi Bisignani: «Sono stato una miccia possibile grazie a un direttore come Capezzone che l’ha resa possibile. Possiamo dire che il re è nudo, finora aveva più vestiti quello della Figc, della Lega e della politica. Ora è nudo perché lo abbiamo spogliato. La Lazio grazie ai tifosi è diventata appetibile per tutti i fondi che stanno guardando con interesse. La Lazio è un grandissimo esempio perché lo abbiamo fatto tutti insieme noi che abbiamo marciato. Di Rocca voglio ricordare che quando era presidente Mondiale della Crocerossa e andava dove c’erano le tragedie, non dormiva negli hotel a 5 stelle ma nelle tende lì dive c’era il disagio. Lui il disagio qui lo ha percepito».
Ancora Bisignani: «Dobbiamo tenere altissima la tensione, perché se lo facciamo qualcosa succede. Abbiamo visto tante pagine nere, ma anche una luce azzurra che ci ha sempre protetto. A Bologna saremo sicuramente in tanti, dimostreremo che la Lazio il tifo ce l’ha ed è grande, ma non a Roma adesso».
Walter Sabatini, ex ds della Lazio: «Player trading non vuol dire ridimensionamento, ma entrate e uscite. Con un po’ di fortuna, capacità di giudizio e analisi, si potrebbero cedere giocatori per prenderne degli altri. Poi bisogna vedere tra dare e avere chi perde e chi vince. Io l’ho sempre fatta e con parecchia fortuna. Certo, non sempre quando vai a prendere un giocatore hai già le risorse perché ne hai venduto un altro. Io ho sempre acquistato alle condizioni dei miei club e venduto bene. Un giudizio sulla Lazio? Ha fatto delle buone cose, la squadra però non è mai decollata, nonostante pensassi che con Sarri ce la potesse fare. Non ho visto grandi lacune, forse poca profondità in attacco. Avrebbe dovuto essere integrato il reparto con almeno un giocatore che sapesse attaccare la profondità e giocatori esterni che procurassero la superiorità numerica con qualche dribbling, lo strumento più semplice ed efficace. Se hai un ragazzo che fa l’uno contro uno e lo vince, spesso sei in superiorità numerica negli ultimi 20-30 metri».
Poi sullo scouting: «Il talento non si coltiva, o c’è o non c’è. Lo puoi incrementare attraverso meccanismi che ne agevolino la funzionalità, ma un allenatore non può dare talento al giocatore. Gli può dare destrezza, ma non è tecnica. Il talento è una dota naturale. In una piazza come Roma, mi sorprendo a pensare che non si trovino giocatori. La Lazio, lavorando non solo con la scuola calcio a pagamento, ma anche con le iscrizioni spontanee. Anzi dovrebbero essere fatte delle selezioni. Ci sono bambini di 8-9 anni predisposti per giocare a calcio, altri no. Ci sono altre società che lo fanno da tanti anni e con molto acume. Le società giovanili di Roma sono molto valide. Io nella Lazio di Cragnotti ho lavorato nella Primavera, l’ho fatto con passione, perché senza quella è meglio cambiare mestiere».
In collegamento Mauro Mazza: «Ne ho viste tante, ma penso che il punto che attraversiamo sia uno dei più bassi della nostra storia, secondo solo alla vicenda del calcio scommesse. È più brutto della Lazio in Serie B, più brutto della Lazio del -9, perché da lì è nata la Lazio più bella. Non so come si possa uscire da questa situazione, ma so che ne usciremo. La prima soluzione è che arrivi un investitore. A Lisbona invece si formò un azionato popolare molto importante in una situazione analoga, ma è molto lungo come processo e non è quello che serve. So che la politica può contare, perché nasce in democrazia sul consenso popolare. E quando la politica si rivolge a esponenti della società civile lo fa perché portano consensi. In questo caso è il contrario, chi è in politica sottrae consensi alla parte politica che l’ha ospitato. Un passo indietro è fondamentale, necessario e urgente come un decreto legge. Il tifoso soffre, c’è ed è la parte buona, l’unica a proiettare un’immagine positiva. Tutto il resto è devastante. La figura del senatore è devastante. Le ironie e il sarcasmo fanno soffrire per lui. Se fossi stato a Formello avrei fatto una domanda: “Ma perché dopo tanti anni hai buttato alle ortiche un patrimonio che poteva essere tuo e lo hai ridotto alla mediocrità”. E a Gattuso avrei chiesto “mister ma perché?”. Questa notte passerà e la dobbiamo far passare».
«La conseguenza di più lungo periodo è stata un'eccessiva dipendenza dei ricavi dei diritti TV che appunto ha messo in crisi il sistema quando nel periodo COVID, come accennavo prima, c'è stato questo venir meno della della crescita dei contratti con i broadcaster, il cambiamento negli assetti proprietari della Serie A. Tutto ciò ha innescato un circolo vizioso, quindi c'è stata una riduzione del costo della rosa, quindi degli investimenti sportivi. A mio avviso, i mezzi e il modello di gestione attuale non sono purtroppo in grado di interrompere questo circolo vizioso. La Lazio rischia un impoverimento tecnico, perché sappiamo per definizione la Lazio è una società che ha un bilancio solido stabile, però abbiamo anche appreso a nostre spese che poi dinanzi ad un calo dei ricavi la reazione della gestione attuale è quello di tagliare i costi, alimentando questo circolo vizioso che ci porterà, se le cose non cambiano, ad attestarci a un livello medio basso di club in Serie A».
«Parliamo di valore della Lazio, che osserviamo nelle stime di football benchmark assolutamente credibili. Un operatore che dal 2016 annualmente fornisce delle stime sul valore complessivo dei grandi club calcistici e mostriamo questi questi grafici perché inevitabilmente l'andamento negativo della performance sportiva che abbiamo sottolineato e anche quello dei ricavi si riflette sul valore del club che tiene conto di tanti aspetti, tra cui il valore della rosa, l'andamento dei ricavi, il valore del brand. La capacità di ingaggiare i tifosi. Le stime ci dicono che per il il 2026 viene evidenziato un calo del valore complessivo della Lazio e questo calo è evidenziato per la prima volta, se togliamo il periodo COVID che è un periodo sui generis, da quando Fotball Benchmark produce questi dati. La Lazio vale un miliardo come dice Lotito? Siamo lontanissimi da quella cifra. Per invertire il trend bisognerà osservare la capacità della Lazio di investire in in aree cruciali, come appunto quelle del brand, del marketing, il settore giovanile, lo scouting, tutte cose che sono mancate oggi proprio a causa di un modello gestionale miope, che ha delle caratteristiche molto evidenti, in particolare quella dei vincoli finanziari, perché abbiamo un'assenza quasi totale di aumenti di capitale. Questo ha comportato come prima conseguenza un rigido equilibrio tra costi e ricavi. E anche soprattutto l'indisponibilità di risorse necessarie per finanziare investimenti».
L'analisi prosegue: «Come è possibile questo crollo negli ultimi tre anni? Nel post-covid sono cambiate molte cose, che hanno in qualche modo messo in crisi il modello di gestione della Lazio con un modello miope e anacronistico che riguarda essenzialmente un peggioramento del trend di delle difficoltà del broadcaster, ma anche l'ingresso in Serie A di tanti proprietari stranieri nordamericani. La Lazio è rimasta ferma mentre il mondo andava avanti. Allora, come come spieghiamo questo andamento? Guardando il fatturato, che nel tempo è prima cresciuto poco e poi ha cominciato a flettere. E questo andamento sconfortante del fatturato riflette soprattutto l'eccessivo peso dei diritti di TV nei ricavi della Lazio. Con le altre linee di di business che restano sostanzialmente molto marginali e piatte. Parliamo quindi dei ricavi da sponsor, pubblicità, merchandising, botteghino che è cresciuto solo negli ultimi anni. Gli ultimi dati a disposizione, stagione 2024/25, collocano la Lazio al nono posto per fatturato in Serie A, con 158 milioni di euro siamo praticamente appena sopra l'Udinese, dietro il Bologna e la Fiorentina. E questo è è un dato che deve far riflettere molto, perché la Lazio è sesta per numero di tifosi in Serie A, quindi siamo lontanissimi dal potenziale».
L'analisi dell'economista anonimo LeastSquares71: «Partiamo dal costo della rosa, ovvero il costo che un club sostiene annualmente per ingaggi e valori dei calciatori. Per tanti anni, come vedete nella slide, la Lazio si è piazzata tra il quinto e il sesto posto in Serie A per costo della rosa, quindi c'è un lungo lunghissimo periodo di stabilità. Dal 2023 però la situazione è peggiorata rapidamente. La Lazio in poco tempo è passata dal sesto all'ottavo posto. E i dati più recenti e che, tengo a sottolineare, sono ovviamente di natura previsionale, indicano un ulteriore peggioramento per il prossimo anno, in cui la Lazio dovrebbe attestarsi al nono posto per costo della rosa. Perché ci interessa il costo della rosa? Perché è un ottimo predittore del piazzamento del campionato ed effettivamente se andate a vedere il grafico più piccolino di destra, in Italia, mostrano proprio come nelle ultime tre stagioni che hanno appunto visto un peggioramento del costo rosa, il piazzamento medio della Lazio sia peggiorata sensibilmente».
In platea al Teatro Manzoni per gli Stati Generali della Lazialità anche il direttore de Il Tempo Daniele Capezzone.
Torna sul palco Ciapparoni, che ospita Luigi Bisignani, Mauro Masi, Tullio Camiglieri e Alfredo Parisi, con Walter Sabatini in collegamento video.
Entriamo nella sezione “calcio e business”, con Franco Spicciariello sul palco. In collegamento l’economista anonimo LeastSquares71.
Francesco Rutelli in collegamento video: “Sono laziale perché sono romano e questo flusso ininterrotto di passione è un’esperienza meravigliosa di tutta una vita. Da quando bambino sono andato al Flaminio nel 1961 in Serie B, da quando andavo a vedere in bicicletta la Lazio di Maestrelli, da sindaco quando ho avuto la felicità della Coppa delle Coppe, delle varie coppe italia, Supercoppe, del secondo Scudetto. I funzionari del Campidoglio romanisti erano disperati per tutti i festeggiamenti. Con mia moglie ho messo le cose in chiaro subito, ci siamo sposati, poi dopo 3 ore sono andato all’Olimpico a tifare la Lazio. Oggi viviamo un momento molto negativo, non è il primo. All’attuale presidente abbiamo dato atto di un risanamento molti anni fa, ma ora attenzione: chi non rispetta questo amore e passione disinteressata non ha capito perché il sogno biancoceleste va avanti da 126 anni. Tutti insieme, mentre qualcuno immagina che si crei valore mentre si distrugge, abbiamo la forza pacifica e vibrante di voltare pagina una volta di più. Forza».
Le parole di Francesco Rocca: «Stasera siete riusciti a emozionarmi e non mi capita tanto spesso. Sono venuto per dire pubblicamente che dietro di me non c’è nessuno, non ho mandanti. Che questo sia chiaro, nonostante il tentativo di delegittimare. È un dovere istituzionale ascoltare, stare in mezzo alla gente. E questi giorni la riflessione che mi è venuta spontanea è “ma se fosse successo dall’altra parte del Tevere, che cosa sarebbe accaduto?”. Siccome sto esercitando il mio mandato in modo trasparente e non voglio essere votato o no per quello che to facendo qua, ma per quello che farà da presidente della Regione. Ovvio che dietro c’è il cuore laziale, in questo periodo mi sono ripassati nella mente tanti momenti della mia vita da tifoso. Quello che vedo a rischio è lo spegnersi dell’amore e questo non deve accadere. Era importante esserci, far vedere che le istituzioni ci sono, tenera alta la tensione perché siamo in presenza di una frattura. Il calcio è un elemento di coesione sociale e non può essere a corrente alternata. Ho apprezzato molto le dieci domande di Bisignani e una l’ho posta personalmente “Ma perché non chiedi scusa?”. Quella è la madre di tutte le domande. L’assenza di dialogo è la frattura che deve essere ricomposta. Totale assenza di dialogo con la società. Il 2 luglio ho scelto di esserci per questo, la mia Lazialità non la tocca nessuno. Racconto questo aneddoto, in questi giorni ho chiamato il presidente Stirpe dopo che ha ceduto. Lui scrisse una lettera pubblica chiedendo scusa ai tifosi dopo l’ultima retrocessione. Mi ha detto che dopo aver riconquistato la Serie A per la terza volta non voleva più vedere il Frosinone retrocedere e ha trovato un aiuto nel fondo americano, perché lui non ce l’avrebbe più fatta».
Si entra nel quarto ed ultimo panel con Alberto Ciapparoni che torna sul palco, insieme al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
Salgono sul palco Yuri Alviti e Giovanni Valente a rappresentare il tifo organizzato della Lazio: «Tutto questo nasce la sera di Lazio-Cagliari, perché avevamo preparato la scenografia per ricordare Vincenzo Paparelli e volevamo fare un dono grande alla nipote di Vincenzo, Giulia, e farle dare il via alla scenografia, cosa che solitamente faccio io. Quella sera non c’era Gabriele, febbricitante, c’era Giulia con la mamma insieme a noi. Ci avvicina il dirigente della Lazio e ci dice che non possiamo scendere in campo per avviare la scenografia. Mi danno una motivazione stupida, dico subito che non c’è nessun problema, io non entro in campo, ma fate entrare la nipote, è una serata dedicata alla famiglia Paparelli e vogliamo che il nonno di questa bambina venga ricordato in modo unico. Dopo diverse discussioni riceviamo un altro no, chiediamo di far entrare un’altra persona per accompagnare la bambina e dare il voi alla scenografia. In quel momento il dirigente richiama qualcuno e quel qualcuno dall’altra parte dice “no, neanche la nipote di Paparelli”. Prendiamo Giulia, ce la portiamo dentro la Curva e da lì le diciamo cosa deve fare. Lei contentissima, si è commossa, abbiamo regalato questo a lei, ma sarebbe stato più bello vederlo dall’interno del campo, che è qualcosa di stupendo. Lì abbiamo capito che era iniziata una guerra diversa. Noi siamo intelligenti e maturi, non cadiamo più in certi tranelli. Se fossimo stati più giovani e ingenui sarebbe successo l’inferno fuori dallo stadio, ma ormai abbiamo capito quali sono le trappole. Ho raccontato ai ragazzi del gruppo cosa fosse successo solo il giorno dopo per evitare che la curva si svuotasse. La partita dopo abbiamo fatto questo sciopero con un comunicato. Quasi nessuno ci credeva alle parole scritte in quel comunicato. Qualche radio addirittura disse che la Lazio aveva smentito, ma non era mai successo. Successe un episodio ancora più grave. La figlia di Gabriele fu portata in Tribuna Monte Mario successivamente, chiese da mangiare e non le fu dato da mangiare, perché non era stata inserita nella zona hospitality. Per noi ci dovrebbe essere un palco d’onore per la famiglia Paparelli, come per la famiglia Sandri, come per tutti quelli del ’74. La società non si dovrebbe nemmeno interessare dei costi. Gabriele confermò tutto e la notizia divenne “vera”. Invitai pubblicamente la società a querelarmi o a fare un confronto, ma non successe mai niente. Da lì è partita questa cosa. La partita dopo abbiamo fatto lo sciopero, ma lì ci fu un’adesione parziale. Dovevamo prendere una decisione importante per decidere se entrare o meno in maniera definitiva. Noi come tifo organizzato abbiamo un direttivo di dieci persone e in quel momento eravamo abbastanza spaccati, perché le nostre decisioni coinvolgono sempre almeno 10-12mila persone. A quel punto ho detto “la Lazio ci dirà quale decisione prendere in quel momento”. Esce il comunicato della Lazio e il direttivo si è convinto all’unanimità di non entrare più allo stadio».
Al Teatro Manzoni è arrivato anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, accolto da applausi e ovazioni da tutti i presenti.
"Cari laziali sono Vincenzo Cerracchio.
Ho intervistato nel corso del mio percorso giornalistico almeno un centinaio tra allenatori e giocatori che hanno rappresentato la Lazio in momenti svariati della sua lunga storia. E che con questa maglia hanno vinto, hanno partecipato, hanno sudato o hanno semplicemente vissuto parentesi deludenti o addirittura turbolente della loro carriera.
Gente che ha lasciato il segno o un semplice scarabocchio, gente che si è realizzata qui, ha dovuto accontentarsi o ha avuto alla fin fine maggior successo altrove, in squadre decisamente più forti e prestigiose.
Vi ho letto sorrisi e intravisto lacrime, momenti di commozione e ricordi divertiti, ho sentito in tutti loro un sottofondo di malinconia, di qualcosa che è già stato tanto ma che poteva essere di più, l'orgoglio della partecipazione a un'avventura che crea inevitabilmente il senso di appartenenza.
Noi la chiamiamo lazialità, perché la sentiamo così, così l'abbiamo sentita chiamare da chi ci ha preceduto in questa sorta di percorso dello spirito. Ma come definirla a un estraneo, a un ateo di questa fede?
Facessimo un sondaggio, vi abbineremmo concetti come unicità, indipendenza, diversità, originalità, l'andare orgogliosamente controcorrente fin dal giorno in cui quei ragazzi, quegli universitari, quegli atleti si incontrarono all'alba del Novecento in una piazza lungo l'argine del Tevere dal nome evocativo, Libertà. E si dissero che avrebbero fatto tutto da soli, senza dipendere da un circolo, da un clan, senza protettori, solo gli schiaffi del vento sulla faccia.
Non è mai cambiato niente in 126 anni, ve lo assicuro. Restiamo tanti pezzi unici in un puzzle che fa di certo fatica a contenerci. Diversi l'uno dall'altro, sempre, anche in questi giorni di una passione storica, di una protesta, di una presa d'atto unica al mondo.
Siamo come Chinaglia e Frustalupi, e poi come Veron e Simeone. Wilson non a tutti piaceva e Mancini nemmeno. Ma chi se ne importava allora e ora. Loro hanno vinto scudetti senza amarsi del tutto, ma in campo è diverso, lì rispettandosi sempre, l'uno per l'altro, come se non ci fosse altro obiettivo accettabile.
Contro tutti perché quasi sempre soli".
Ma soli, in tanti, si diventa della Lazio. Forse ci si ammala come diceva Giorgio.
E tanto meglio se non si guarisce...
L’introduzione per questo terzo panel - condotto da Danilo Galdino - è ad opera del professore Piero Sandulli, in video: «Non c’è nessun obbligo di andare allo stadio, quindi non c’è nemmeno l’obbligo di non andare. Se uno spettacolo non piace, uno può non andare anche se ha già comprato il biglietto. Ma bisogna creare un circolo virtuoso per una critica costruttiva capace di migliorare il sistema. Il nostro non è il sistema spagnolo, dove i club sono letteralmente posseduti dai tifosi, ma il problema non può essere legato al fatto che siccome la società è quotata in borsa, devo per forza essere d’accordo con ciò che la società fa. Il diritto al dissenso è costituzionalmente garantito».
Momento molto emozionante con lettera di Vincenzo Cerracchio in cui viene spiegata la Lazialità, letta da Mino Caprio.
Gianmarco Dottori e Federico Scrima hanno cantato l'inno "Sto qua per te" prima dell'inizio degli Stati Generali della Lazialità.
Troppa affluenza al Teatro Manzoni: è intervenuto il direttore del teatro per chiedere di fermare gli ingressi.
In collegamento, Angelo Adamo Gregucci: "Lazialità è emozione e passione. Io non mi innamoro della Lazio perché mio padre mi porta allo stadio e mi fa vedere una partita. Non ho avuto quell’impatto, mio padre era un umile signore pugliese. La prima mia esperienza con la Lazio è quella della Banda Fascetti, quelli del -9, con tanti motivi di passione ed emozione. Lì ho cominciato a riempire il mio cassetto emotivo, incontrando gente meravigliosa, impossibile nominarli tutti, ma ognuno aveva senso di appartenenza. La radice era impiantata per terra. La Lazio è la rappresentazione dei figli di quei giocatori e di quell’allenatore, che visti insieme mandano un messaggio potentissimo. Io ho cambiato tante squadre, ma ogni volta che mi vedevano mi dicevano quello è Gregucci, è il laziale. Non sapete quanto orgoglio e appartenenza mi ha dato. Di questo vi sarò sempre grato".
Si chiude il secondo panel con l'intervento in video collegamento di Stefano Re Cecconi: «Una società senza anima è niente e l’anima la danno i tifosi, un senso di appartenenza e della sua storia. La società non ha fatto niente per alimentarlo, facendoci arrivare a questo punto. La nostra dimensione è un’altra e dobbiamo ambire ad essere là, dove il nostro popolo dice di stare, all’altezza di una storia come quella della Lazio». Prende parola poi Gabriele Paparelli: «Se non fosse successo quello che è successo, stasera sarei lì con papà. Lui metteva la Lazio davanti a tutti. La Lazialità e l’amore che sento ogni volta che partecipo a questi eventi e lo faccio con tutto il cuore. La Lazialità è avere amici come voi che ogni volta mi trattano come se fossi un loro fratello. Mi sento in dovere di contraccambiare con tutto l’amore che posso questo popolo immenso che ci riempie d’amore e ce lo fa sentire ogni giorno. Questo ci dà una carica incredibile. Un amore infinito e incondizionato che ci riempire la vita. Non so come ringraziare il popolo laziale».
I tifosi biancocelesti hanno riempito il Teatro Manzoni, anche più del dovuto: presenti nel teatro 500 persone quando il teatro solitamente ne contiene 440.
Agli Stati Generali della Lazialità, partecipano in video collegamento anche Gabriele Paparelli e Stefano Re Cecconi.
Tocca adesso a Gabriele Pulici: «Questa è una Polisportiva nata il 9 gennaio 1900, lo sappiamo tutti. Lo sottolineo perché hanno svilito anche questo mettendo sulla maglia SS Lazio 900. Tralasciando mio padre, voglio ricordare come sono state trattate persone come Bob Lovati, Vincenzo D’Amico, ma anche quelli recenti come Senad Lulic, Stefan Radu e tutti gli altri. Io do un consiglio e spero che lo possa sentire: Spero che il presidente faccia una cosa a favore di noi laziali. Si metta seduto e vende la società. Io sono molto appassionato di storia, il 20 giugno 1789, 237 anni fa, ci fu il giuramento della Pallacorda che trovo molto simile a quello che sta succedendo alla Lazio. Il Terzo Stato, si unì con clero e nobiltà, firmò trattato per dare futuro alla Francia. Io sono convinto che l’11 luglio 2026 verrà ricordato come un giorno fondamentale per la rinascita della nostra Lazio». Un Intervento che ha scatenato parecchie ovazioni da parte del pubblico.
I tifosi presenti al Teatro Manzoni per gli Stati Generali della Lazialità hanno fatto partire il coro Lazio Alé coinvolgendo tutti.
Prende parola Matteo D’Amico: «Chiedermi cosa è la Lazialità è come dire cosa è per me questo braccio, ci sono nato. Fa parte di te, soprattutto come nel mio caso ci nasci e non devi a una certa età scegliere una squadra. Ne sono fiero ed orgoglioso. Per me non è mai difficile essere laziali, è sempre un privilegio. Se non sei laziale non puoi percepire cosa significhi, perché non lo puoi provare. Ti perdi qualcosa, ma la differenza si vede tra chi è laziale e chi non lo è. Un ricordo di papà? Lui per la Lazio ha rinunciato a qualsiasi cosa. Ad altre squadre, a contratti più ricchi e già firmati, soldi non guadagnati, messe in mora non fatte. Ha sempre voluto legare il suo nome e la sua vita alla Lazio. Quando è dovuto andare via dalla Lazio ha fatto di tutto per tornare, a Torino lo hanno preso per matto. Lui non è mai stato uno di grandi discorsi, ma di grande esempio sì. Racconto una cosa, il 1° luglio 2023 mio padre se ne va alle 17.15. Giornata un po’ particolare, mille cose in testa, telefonate, persone. Poi arriva un momento la sera in cui ti trovi da solo. Non sapevo cosa fare e me ne sono andato a Piazza della Libertà, su una panchina, di notte, da solo. Questa era una delle tante cose che ci univa, ho pensato. Magari ci può essere lui a fare un ultimo giro, ma anche se non c’è, sarà presente quella lazialità che ci ha sempre unito».
Queste le parole di Massimo Maestrelli: «Io non sarò mai abbastanza grato a mio padre per quella scelta che fece, quando arrivarono le proposte della Roma che era in Serie A e della Lazio in Serie B. Ci ha reso la vita colma d’amore, non so se sarebbe stato lo stesso. Da grandi glielo chiedemmo perché ricominciare dalla B, nella stessa città. Ci disse “un giorno capirete”. Lo abbiamo capito, perché per lui la Lazio era un punto d’arrivo, ha rinunciato a tante altre opportunità. Noi siamo diversi, è difficile da spiegare». E ancora: «La settimana scorsa 30.000 persone erano presenti, non so quante tifoserie sarebbero in grado di fare una cosa del genere. Tendenzialmente cose così capitano quando si vince qualcosa, non in un momento di disaffezione. Noi abbiamo uno stellone in cielo e sono convinto che prima o poi riprenderà a splendere».
Si passa alla seconda parte degli Stati Generali della Lazialità, condotta da Marco Anselmi, dedicata agli eroi del 1974. Marco Anselmi ha chiamato sul palco Massimo Maestrelli, Matteo D'Amico e Gabriele Pulici.
Sul palco del Teatro Manzoni è salito lo speaker radiofonico Marco Anselmi che ha emozionato tutti con un discorso sulle grandi tappe del passato e del presente della Lazialità.
Sale sul palco il cantante Mattia Briga. Briga, prima di cantare il suo ultimo singolo, “Pioverà”: «La Lazialità siamo noi, sono i tifosi della Lazio, tutte le persone in questo teatro, le famiglie, la gente che ci ha lasciato. Questa è la Lazialità». Standing ovation e applausi dopo il suo intervento.
Così Guido De Angelis sul termine “Lazialità” e sul perché i bambini adesso dovrebbero tifare Lazio: «I genitori sono una parte importante, lo slogan “di padre in figlio” lo dice. Mio padre mi portava a vedere le partite della Lazio dicendomi che era in Serie A, anche se eravamo in B. Quando me l’ha detto ci sono rimasto male, ma lì ho capito quanto fosse importante e ho deciso di diventare della Lazio, a patto che mi portasse sempre allo stadio ogni partita». Poi l’aggiunta di Plastino: «Mi fa ricordare le lacrime di mio papà. Ero piccolo, eravamo in tribuna Tevere a vedere la finale di Coppa Italia che la Lazio vinse 1-0, la prima del dopoguerra. Lui mi disse: “Michi, ricordati, chissà quando ci riabbracceremo piangendo”. Papà mi ha fatto capire quanto fosse importante».
Salgono sul palco Michele Plastino e Guido De Angelis, ideatori del termine “Lazialità”: "Mi è venuto questo termine che significava appartenenza e sofferenza. L'ho coniato ma poi l'ho lasciato in eredità a questo signore [Guido De Angelis, ndr], non avrei potuto sperare di meglio. Guido lo ha diffuso con amore e professionalità".
Salgono sul palco Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, gli ideatori della lettera a Lotito, poi diventata una petizione con oltre 40.000 adesioni. «Il primo obiettivo - ha detto Ciapparoni - era quello di porre delle domande al momento ancora inevase. Poi in secondo luogo volevamo creare un movimento d’opinione che mettesse al centro del dialogo la Lazio. Ci siamo riusciti, la palla di neve è diventata una valanga. Terzo obiettivo è il futuro, c’è da costruire qualcosa. Il nostro futuro, la Lazio, i tifosi laziali devono avere diritto di parola. Contiamo di iniziare il percorso con questo evento».
Si aprono gli Stati Generali della Lazio, sul palco Francesca Turco e Renzo Giannantonio introducono i cantanti Gianmarco Dottori e Federico Scrima, autori dell’inno “Sto qua per te”. Grande partecipazione da parte del pubblico per un momento emozionante che ha aperto l’iniziativa.
Non sono volute mancare tante celebrità del mondo biancoceleste agli Stati Generali al Teatro Manzoni.
Al Teatro Manzoni si discuterà del presente e del futuro del club biancoceleste: tantissimi tifosi all'evento.
Tutto pronto al Teatro Manzoni di Roma per gli Stati Generali della Lazialità: si inizierà tra cinque minuti.
Stanno per iniziare gli Stati Generali della Lazialità al Teatro Manzoni. Tanti i tifosi presenti già entrati in attesa dell’inizio, programmato per le 17: tra gli altri, presenti il cantante Briga, il giornalista Michele Plastino e Maurizio Alfano, portavoce della Meloni e fondatore del primo Lazio club parlamento. Presenti anche Matteo D’Amico, Gabriele Pulici e Massimo Maestrelli, figli di Vincenzo D’Amico, Felice Pulici e Tommaso Maestrelli, vincitori dello Scudetto del 1974.
È un giorno speciale per i supporter biancocelesti: a Roma parte il convegno sul futuro del club di Formello. Ecco le prime immagini.
Meno di un quarto d'ora all'inizio dell'evento degli Stati Generali della Lazio, organizzato nella splendida cornice del Teatro Manzoni. Tanti gli interventi attesi.
"Non è tutto da buttar via", parola di Gennaro Gattuso. Nel giorno degli Stati Generali, il neo tecnico biancoceleste ha parlato così del clima che si respira dalle parti di Formello: "Sappiamo che è un ambiente che oggi non è ideale. Abbiamo solo la strada del lavoro e del senso di appartenenza. Starà a noi far cambiare qualcosina, ma la voglia e il senso di appartenenza non devono mai mancare".
A pochi passi dall'evento degli Stati Generali, è ufficialmente iniziata la conferenza stampa di presentazione di Gennaro Gattuso. TUTTE LE NOTIZIE SULLA LAZIO
Ognuno è libero di fare la sua mossa, ma certe sovrapposizioni e combinazioni non possono non sembrare provocatorie, di sfida. Lotito resta nella parte del presidente antipatizzante e non aggregante. La campagna abbonamenti, senza slogan dopo un ventennio, senza foto di tifosi, con un gelido format, è stata decisa per chi volesse abbonarsi nonostante la protesta. Questa la versione. La campagna propone gli stessi prezzi e le stesse modalità di un anno fa. Niente sconti, niente slanci, niente inviti, niente di niente. È plausibile (eufemismo) che i 29.918 abbonati dell’anno scorso non torneranno, ma scelte così sono l’esatto opposto di quello che servirebbe.
A breve le prime dichiarazioni di Gattuso, da allenatore della Lazio, mentre fra meno di un'ora andrà in scena al Teatro Manzoni l'attesissimo evento degli Stati Generali.
Lotito guarda il borsellino vuoto, dovrà cavarsela con ciò che conserva nella dispensa. E adesso, per il secondo anno consecutivo, viene bacchettato per non avere fatto bene i conti e essere costretto al mercato delle pulci. Lontana l’ipotesi che possa ricostruire una rosa ambiziosa, una squadra in grado di competere per le coppe internazionali. La sua Lazio è destinata alla parte destra della classifica. LEGGI QUI
Alle ore 16 è prevista la conferenza stampa di presentazione di Gennaro Gattuso, nuovo allenatore della Lazio. Al suo fianco ci sarà sicuramente il ds Angelo Fabiani.
Inutile girarci attorno, la Lazio sta morendo. E sta morendo perché un contenitore, svuotato dal sentimento, non è altro che una scatola. Non so se Claudio Lotito abbia compreso di che gravità e portata è la frattura che si è prodotta con la parte di città che tifa per la squadra che fu di Pulici, Chinaglia, Maestrelli e Beppe Signori. LEGGI IL COMMENTO DEL DIRETTORE IVAN ZAZZARONI
Qui di seguito il programma degli interventi degli Stati Generali della Lazio, in programma oggi alle ore 17:
I gruppi organizzati boicottano l’Olimpico, ogni forma di abbonamento e merchandising, venticinquemila laziali sfilano col passo rivoluzionario e il presidente risponde con autoreferenzialità, presentando le maglie nel giorno della protesta, riaprendo Formello ai tifosi per la seconda fase del ritiro, lanciando la campagna abbonamenti 2026-27 (con la squadra smontata) e non sembra casuale che la conferenza di presentazione di Gattuso cada nello stesso giorno degli Stati Generali della Lazialità annunciati dagli organizzatori.
Due parole, per finire, sugli abbonamenti. Lotito ha aperto la campagna quasi di nascosto, con gli stessi prezzi e le stesse modalità dell’anno scorso. Come se niente fosse cambiato. Di questo passo la Lazio va in frantumi e il suo presidente assiste al disastro col sorriso sulle labbra, come Nerone davanti a Roma che brucia. LA REAZIONE ALLA CAMPAGNA ABBONAMENTI
La marcia dei 25.000 e il "no grazie" di Angelo Peruzzi hanno scavato un solco ancor più profondo fra il popolo laziale e l’ineffabile Lotito. Il quale ad ogni tentativo di riavvicinamento ai tifosi altro non ottiene che allargare la forbice del dissenso. LEGGI IL COMMENTO
Niente Peruzzi e niente Lulic. Salvo sorprese non ci saranno inserimenti nell’organigramma dirigenziale. Il club manager resterà Alberto Bianchi, anche uomo mercato e braccio destro del diesse Fabiani.
Mancano tre ore all'appuntamento tanto atteso dai tifosi della Lazio, figlio dell'iniziativa portata avanti da Alberto Ciaparroni e Federico Marconi, autori della petizione contro Lotito e firmata da circa 50mila persone. Nel corso dell'evento, in programma alle ore 17, verrà lanciata una proposta concreta sul ruolo dei laziali circa il destino della propria squadra.
Nel giorno degli Stati Generali della Lazio e della conferenza stampa di presentazione di Gattuso, riemerge un dato di fatto: in casa biancoceleste, per ogni cessione si può chiudere un acquisto e la spesa va quantificata entro la somma di incassi e risparmi per acquisire cartellini e sottoscrivere contratti. È il saldo zero. Lotito ha un’impellenza morale: rinforzare la Lazio. La paura è che il futuro sia passato.
La Lazio che non c’è. Quel che resta è affidato a Gattuso, quarto allenatore degli ultimi due anni. È una Lazio sperduta, degradata in classifica, svuotata delle sue prerogative, da una fuga senza fine. Non ha simboli, non ha campioni. Ha perso Romagnoli, Gila e Provedel dopo Castellanos, Guendouzi, Felipe Anderson, Immobile, Luis Alberto e Milinkovic. L’esodo degli ultimi tre anni. Ha perso i tifosi, gli orizzonti, le ambizioni rendendo insostenibile l’impotenza di chi la tifa e di chi la allena. Gattuso, dopo il Sarri 1 e 2, dopo Tudor e Baroni, non può essere anche lui carne sacrificale.
Oggi la Lazio è una tappa da evitare, per lo meno fino a quando al comando ci sarà l’uomo che la sta demolendo. La quotazione in borsa non lo disturba, il malcontento dei pochi soci neanche: Lotito ha il 67% delle azioni, comanda lui e basta. Compratori all’orizzonte non se ne vedono, tenuti a distanza dalla prospettiva di dover trattare con una controparte così spinosa. Qualsiasi voce di possibili acquirenti si infrange comunque sul muro della quotazione di Lotito: un miliardo ed è tua. LEGGI IL COMMENTO
Il presidente della Lazio è atteso a New York la prossima settimana per partecipare a due impegni in agenda: il primo riguarda un appuntamento al Nasdaq; il secondo, invece, fa riferimento alla finale del Mondiale prevista domenica 19 luglio al MetLife Stadium, dove sarà ospite del suo amico Gianni Infantino, numero uno della FIFA.
Agli Stati Generali, evento in programma al Teatro Manzoni oggi, 11 luglio, sarà presentato il Manifesto della Lazialità. Questo quanto annunciato da Luigi Bisignani, il quale ha scritto su Il Tempo: "Il documento riprenderà anche alcune delle dieci domande poste da Il Tempo sul presente e sul futuro della Lazio e raccoglierà il significato delle quasi cinquantamila firme della petizione da cui ha preso avvio questo percorso".
Da giocatori che hanno scritto pagine di storia del club a eredi di grandi bandiere, passando per personalità della cultura, del giornalismo e voci storiche. Questi tra i protagonisti che saranno presenti al convegno che avrà inizio alle 17:00. Presenti anche dei videomessaggi. Testimonianze e immagini al fine di raccontare cosa significhi essere laziali.
La Lazio, intanto, continua a lavorare sul campo. Terzo giorno di lavoro a Formello per la squadra guidata da Gennaro Gattuso. Dal 13 luglio inizierà il ritiro, che si svolgerà sempre nel quartier generale biancoceleste e durerà fino al 9 agosto.
I tifosi della Lazio si sono dichiarati furiosi della scelta della società di presentare Gennaro Gattuso nel giorno in cui sono in programma gli Stati Generali. Soprattutto, non credono più alla coincidenza. Già lo scorso 2 luglio, giorno della manifestazione contro Lotito alla quale hanno partecipato oltre 25mila persone, la società decise di lanciare in concomitanza all'evento la nuova divisa.
Per un ruolo, probabilmente, di raccordo con i tifosi più che da club manager, Lotito aveva pensato a Senad Lulic. I contatti, però, non hanno portato a nulla. Non ci sono stati i presupposti per chiudere. LEGGI QUI
Aldo Mazzolani è uno tra gli organizzatori del convegno in programma oggi. Una "riflessione sul futuro della Lazio" ha dichiarato lo stesso a Il Tempo: "Noi laziali non siamo tifosi viziati. [...]. Sappiamo bene cosa significhino le sconfitte, le stagioni difficili, i tradimenti e le attese interminabili. Proprio per questo, però, sappiamo anche riconoscere il rispetto quando esiste e percepirne la mancanza quando viene meno. Nel corso della nostra storia abbiamo avuto pochi, straordinari presidenti vincenti come Sergio Cragnotti e Umberto Lenzini, ma anche uomini che non hanno raggiunto alcun trofeo come Gian Chiarion Casoni, o una Coppa Italia, come Ugo Longo, ma che sono stati amati perché hanno rappresentato la Lazio con eleganza, stile e senso delle istituzioni. Nessuno di loro avrebbe mai apostrofato i tifosi nel modo in cui lo ha fatto Claudio Lotito".
L'evento degli Stati Generali segue di pochi giorni la manifestazione tenutasi lo scorso 2 luglio che ha visto oltre 20mila tifosi della Lazio sfilare contro Lotito. A spiccare tra gli striscioni, uno con scritto: "Libertà". LEGGI QUI
Gli Stati Generali della Lazio si terranno oggi pomeriggio. L'appuntamento al Teatro Manzoni avrà inizio alle ore 17:00.
L'evento in programma oggi al Teatro Manzoni vedrà l'intervento di molti tifosi. Tra questi, il dibattito godrà della partecipazione di molte personalità importanti attorno al mondo Lazio.
La decisione della società di presentare ufficialmente in conferenza stampa Gattuso oggi, proprio nel giorno degli Stati Generali, non è stata affatto gradita dai tifosi della Lazio. È "l'ennesima provocazione di una società allo sbando, un tentativo disperato e inutile di creare un diversivo mediatico per oscurare la voce dei tifosi", hanno scritto i gruppi organizzati. LEGGI QUI
Proprio oggi, 11 luglio, la Lazio ha indetto la conferenza stampa di presentazione di Gennaro Gattuso. Una scelta, quella del presidente Lotito, volta a provare a ridurre la visibilità e l'attenzione verso l'evento in programma al Teatro Manzoni. Una scelta che ha portato solamente a far aumentare la rabbia dei tifosi, sempre più furiosi con il presidente.
Nei giorni scorsi gli organizzatori dell'evento hanno dichiarato che nel corso della giornata lanceranno una proposta concreta sul ruolo dei laziali circa il destino della propria squadra.
Gli Stati Generali sono un appuntamento attesissimo dai tifosi biancocelesti. Per lo svolgimento dell'evento è stato scelto il Teatro Manzoni, sito a pochi passi da via Col di Lana, che ha ospitato la sede del club dal 1966 fino ai primi anni 2000.
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Presso il Teatro Manzoni è in programma oggi l'evento "Gli stati generali della lazialità". Fautori dell'iniziativa Alberto Ciaparroni e Federico Marconi, autori della petizione contro Lotito, firmata da circa 50mila persone.