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Perché le donne eterosessuali raggiungono meno spesso l’orgasmo? Tra stimolazione clitoridea, comunicazione, sex toy e stereotipi, ecco cosa emerge dagli studi sul piacere femminile

Дата публикации: 31-07-2026 14:41:25

Il 31 luglio si celebra la Giornata mondiale dell’orgasmo, una ricorrenza informale diffusa soprattutto nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. Le sue origini non sono documentate con precisione, ma il senso della giornata è chiaro: […]
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Il 31 luglio si celebra la Giornata mondiale dell’orgasmo, una ricorrenza informale diffusa soprattutto nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. Le sue origini non sono documentate con precisione, ma il senso della giornata è chiaro: parlare apertamente di piacere e salute sessuale, due temi ancora circondati da imbarazzo, stereotipi e molta disinformazione.

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Del resto, anche l’Organizzazione mondiale della sanità ricorda che la salute sessuale non coincide soltanto con l’assenza di malattie. Comprende il benessere fisico, emotivo, mentale e sociale, insieme alla possibilità di vivere esperienze piacevoli, sicure e libere da coercizioni e discriminazioni. L’orgasmo rientra in questa dimensione, ma non è un esame da superare né il certificato di qualità di un rapporto. Può essere piacevole e importante, oppure non arrivare. Il problema nasce quando la sua assenza non è una scelta, ma il risultato di una sessualità costruita quasi esclusivamente intorno ai tempi, ai gesti e al piacere maschile.

Che cosa succede al corpo durante l’orgasmo

L’orgasmo coinvolge il sistema nervoso, il cervello, i muscoli del pavimento pelvico e diversi sistemi neurochimici legati al piacere e alla ricompensa. Una recente revisione scientifica, Orgasms, sexual pleasure, and opioid reward mechanisms, ha esaminato il ruolo di dopamina, ossitocina e oppioidi endogeni durante l’eccitazione e l’orgasmo, evidenziando come questi sistemi contribuiscano alle sensazioni di piacere, motivazione e gratificazione. La revisione è stata pubblicata nel 2025 su Sexual Medicine Reviews.

Non significa, però, che ogni orgasmo produca automaticamente serenità, benessere emotivo o un legame più forte con il partner: l’esperienza resta influenzata dal contesto, dalla relazione e dalla percezione personale. La revisione è pubblicata su Sexual Medicine Reviews.

È quindi meglio evitare la formula semplicistica secondo cui l’orgasmo sarebbe una sorta di farmaco naturale capace di “abbassare il cortisolo”. Può essere associato a rilassamento e benessere, ma non esiste una risposta identica per tutte e tutti.

Falsi miti che complicano il piacere femminile

Il primo mito è quello dell’orgasmo simultaneo, spesso rappresentato come la prova definitiva dell’intesa di coppia. In realtà, i tempi dell’eccitazione cambiano da persona a persona e persino da un incontro all’altro. Trasformare la sincronia in un obiettivo rischia di rendere il sesso una prestazione da controllare con il cronometro.

Un altro equivoco riguarda la contrapposizione tra orgasmo “vaginale” e “clitorideo”, come se il primo fosse più adulto, profondo o autentico. La risposta orgasmica femminile può essere associata a forme di stimolazione differenti o combinate, ma non esiste una graduatoria biologica del piacere.

Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Sexual Medicine ha rilevato differenze nell’intensità percepita a seconda del tipo di stimolazione riferito dalle partecipanti. Questo non permette però di stabilire che un orgasmo sia “migliore” di un altro: intensità, soddisfazione e significato dell’esperienza sono dimensioni soggettive, influenzate anche da fattori psicologici, culturali e relazionali.

La distinzione rigida è inoltre fuorviante dal punto di vista anatomico. La clitoride non coincide soltanto con la piccola parte visibile all’esterno, ma è una struttura più estesa, con componenti interne che partecipano alla risposta sessuale.

Fingere l’orgasmo non risolve il problema

Fingere può servire a proteggere l’autostima del partner, evitare discussioni, ridurre l’imbarazzo o concludere un rapporto che non sta dando piacere. Può anche essere legato alla paura di apparire “difficili” o inadeguate.

Una ricerca su 360 donne che avevano dichiarato di aver finto almeno una volta ha collegato questo comportamento a insicurezza, difficoltà orgasmiche, qualità della relazione e comunicazione sessuale. Gli autori sottolineano che, per chi desidera smettere di fingere, è utile affrontare sia la paura di essere giudicata sia la possibilità di comunicare più chiaramente durante il rapporto. Lo studio è consultabile su PubMed.

Fingere, quindi, può proteggere momentaneamente da una conversazione scomoda, ma sottrae alla coppia un’informazione fondamentale: che cosa piace davvero e che cosa, invece, non sta funzionando. E non è un comportamento esclusivamente femminile. Anche gli uomini possono fingere un orgasmo, soprattutto quando pensano che non arriverà, vogliono terminare il rapporto o temono di deludere il partner.

Orgasm gap: perché le donne eterosessuali ne hanno meno

Il cosiddetto orgasm gap è la differenza nella frequenza con cui persone di generi e orientamenti sessuali diversi raggiungono l’orgasmo durante i rapporti.

Una rassegna pubblicata nel 2024 sul Journal of Sex Research ha analizzato trent’anni di studi sul divario tra uomini e donne nei rapporti eterosessuali. Il quadro che emerge non indica una semplice incapacità biologica femminile, ma il peso di comportamenti sessuali, aspettative di genere, scarsa comunicazione e minore attenzione alle pratiche che favoriscono il piacere delle donne.

La differenza, in altre parole, non sta soltanto nei corpi. Sta in ciò che si fa con quei corpi.

La stimolazione clitoridea aumenta la probabilità di raggiungere l’orgasmo per molte donne. Eppure, nei copioni eterosessuali più tradizionali, viene spesso relegata ai preliminari, mentre la penetrazione è trattata come il rapporto “vero”, quello intorno al quale tutto dovrebbe iniziare e finire.

Il risultato è una sorta di paradosso: sappiamo quali pratiche sono più spesso associate al piacere femminile, ma continuiamo a organizzare il sesso intorno a quelle che favoriscono maggiormente l’orgasmo maschile.

L’orgasmo maschile come certezza, quello femminile come lavoro

Una ricerca qualitativa dal titolo significativo, Climax as Work, ha analizzato il modo in cui le coppie eterosessuali parlano dell’orgasmo. Quello maschile tende a essere considerato naturale, spontaneo e quasi inevitabile. Quello femminile, invece, viene rappresentato come qualcosa di complesso, che richiede abilità, tempo e un impegno particolare.

Questa differenza di linguaggio ha conseguenze concrete. Se il piacere di lui è il punto di arrivo implicito del rapporto, mentre quello di lei è un risultato facoltativo, tutte le attività sessuali finiscono per essere organizzate secondo quella gerarchia.

Uno studio con diario pubblicato nel 2025 sul Journal of Social and Personal Relationships ha seguito 127 persone in relazioni eterosessuali per tre settimane, raccogliendo informazioni su 566 episodi sessuali. Gli uomini hanno riferito l’orgasmo nel 90 per cento degli incontri, contro il 54 per cento delle donne. In quel campione, le probabilità maschili di raggiungerlo erano circa quindici volte più alte. La ricerca ha introdotto anche il concetto di orgasm pursuit gap: non conta soltanto che cosa si fa, ma quanto entrambi i partner sembrano realmente interessati e impegnati affinché anche la donna raggiunga il piacere.

Il campione era relativamente piccolo e non rappresentativo di tutta la popolazione, ma il risultato è coerente con la letteratura più ampia: l’orgasmo femminile diventa più probabile quando viene considerato un obiettivo condiviso, non un evento fortunato.

Perché il divario cambia con il genere del partner

Le differenze legate all’orientamento sessuale offrono un altro indizio importante. In una ricerca su oltre 52 mila adulti, gli uomini eterosessuali hanno riferito orgasmi più frequenti delle donne eterosessuali. Tra le donne, quelle lesbiche dichiaravano una frequenza più alta rispetto alle partecipanti eterosessuali e bisessuali. Lo studio è stato pubblicato su Archives of Sexual Behavior.

Questo non significa che tutte le relazioni tra donne siano sessualmente soddisfacenti né che l’orientamento determini automaticamente la qualità del piacere. Suggerisce però che il modo in cui viene costruito il rapporto conta molto.

Un esperimento pubblicato nel 2025 ha mostrato che le donne bisessuali e pansessuali, quando immaginavano un rapporto con una partner donna, si aspettavano una maggiore stimolazione clitoridea, un maggiore impegno della partner verso il loro orgasmo e, di conseguenza, una probabilità più alta di raggiungerlo. La ricerca è apparsa sul Journal of Sex Research.

Non è quindi una questione di “corpi più compatibili”, ma anche di copioni sessuali differenti.

Masturbazione o sesso di coppia: quando l’orgasmo arriva più facilmente

Una delle ricerche più ampie e recenti sul tema è stata pubblicata nel giugno 2026 su Archives of Sexual Behavior. Lo studio ha coinvolto 27.931 utenti dell’app Flo, per il 96 per cento donne.

Le attività in solitaria associate alle frequenze orgasmiche più alte erano la stimolazione clitoridea con vibratori o altri dispositivi, l’uso di contenuti erotici e la stimolazione manuale. Nel sesso di coppia, le probabilità più alte erano invece associate all’uso di sex toy, alla penetrazione accompagnata dalla stimolazione clitoridea e alla masturbazione con il partner presente.

Lo studio ha rilevato anche che una maggiore varietà nelle attività di coppia era collegata sia a una frequenza orgasmica più elevata sia a una maggiore soddisfazione sessuale. Gli orgasmi ottenuti durante il sesso con un partner risultavano inoltre più strettamente associati alla soddisfazione complessiva rispetto a quelli raggiunti in solitaria.

Questo non significa che il sesso di coppia sia superiore alla masturbazione. Le due esperienze rispondono a bisogni diversi. Da sole si può avere più controllo sui tempi, sull’intensità e sul tipo di stimolazione, senza il timore di essere giudicate o di dover soddisfare aspettative altrui. Con un partner entrano invece in gioco reciprocità, intimità, fiducia e connessione emotiva.

Va considerato anche un limite importante: le partecipanti erano utenti di un’app per la salute femminile e non costituiscono un campione rappresentativo di tutte le donne. I risultati descrivono associazioni, non regole universali.

Sex toy e piacere: nessuna scorciatoia, nessun fallimento

L’uso di un sex toy non è il segnale che un partner “non basta”. Può essere semplicemente uno strumento in più per conoscere il proprio corpo o introdurre una forma di stimolazione desiderata.

Uno studio del 2025 ha associato l’utilizzo di dispositivi sessuali durante i rapporti di coppia a una maggiore intensità orgasmica, a una maggiore eccitazione e a una migliore soddisfazione nelle partecipanti. La ricerca non dimostra che i sex toy producano da soli questi risultati, ma non ha neppure trovato un legame con indicatori di psicopatologia, smentendo implicitamente l’idea che il loro uso sia il segnale di un problema personale o relazionale.

Il punto resta lo stesso: non esiste uno strumento giusto per tutte, ma esiste il diritto di capire quali stimolazioni risultino piacevoli senza sentirsi sbagliate.

L’orgasmo non arriva per magia

La comunicazione è una delle leve più concrete per migliorare la soddisfazione sessuale. Uno studio italiano pubblicato su Healthcare, al quale hanno partecipato ricercatori della Sapienza Università di Roma, ha rilevato un legame tra qualità della comunicazione sessuale di coppia, soddisfazione e percezione delle differenze nel desiderio.

Comunicare non significa soltanto fornire istruzioni tecniche. Significa riuscire a dire che cosa piace, che cosa non piace, quando fermarsi, quando cambiare ritmo e che cosa serve in quel momento. Significa anche poter ammettere di non avere voglia o di non voler raggiungere necessariamente l’orgasmo, senza che questo venga letto come un giudizio sul partner.

La difficoltà orgasmica può inoltre dipendere da molti fattori diversi: stress, ansia, eccitazione insufficiente, dolore, immagine corporea, farmaci, cambiamenti ormonali, condizioni mediche o problemi nella relazione. Una ricerca sulle spiegazioni fornite dalle donne ha individuato tra le cause riferite più spesso proprio stress, mancanza di tempo ed eccitazione non sufficiente.

Quando la difficoltà è persistente, nuova, provoca sofferenza o si accompagna a dolore, è utile parlarne con una ginecologa, un ginecologo o un professionista della sessuologia clinica. Non tutto si risolve con “più impegno” e non ogni problema sessuale ha origine psicologica.

Students relaxing in hammock on college campus

Il piacere femminile non è complicato: è stato raccontato male

Per anni il piacere delle donne è stato descritto come enigmatico, capriccioso e difficile da ottenere. Ma la scienza mostra che, quando si presta attenzione alla stimolazione desiderata, alla comunicazione e all’interesse reciproco, una parte consistente del mistero scompare.

La Giornata mondiale dell’orgasmo ha senso soprattutto per questo. Non per imporre un traguardo da raggiungere entro la mezzanotte e neppure per trasformare l’orgasmo nell’unica misura di un buon rapporto.

Serve, piuttosto, a ricordare che il piacere non dovrebbe essere dato per scontato per alcuni e considerato opzionale per altre. Non si indovina e non si finge. Si conosce, si comunica e si costruisce insieme.

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