Le Big Tech danneggiano salute mentale dei minori, dice la presidente della Commissione Ue, invocando una risposta comune europea al problema. Perchè i rischi non conoscono confini
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Le Big Tech danneggiano salute mentale dei minori, dice la presidente della Commissione Ue, invocando una risposta comune europea al problema. Perchè i rischi non conoscono confini
“Vorrei essere molto chiara: i social media non sono un giocattolo”. A dirlo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, presentando le linee guida del panel di esperti per la tutela dei minori online.
Le responsabilità delle Big tech“Se continuiamo a consentire alle Big Tech un accesso illimitato ai nostri figli, non faremo altro che condannare un’altra generazione a ulteriori danni psicologici, dipendenza e sofferenza”, è stata la presa di posizione di Von der Leyen.
“E i dati lo dimostrano: in tutta Europa, i giovani trascorrono ormai dalle 4 alle 6 ore al giorno davanti agli schermi, sei ore ogni giorno. Questo equivale a 20 anni della loro vita. Allo stesso tempo, in tutta Europa, quasi il 60% dei bambini piccoli ha sperimentato problemi emotivi e psicosociali online. E giorno e notte, anche i genitori ne vedono le conseguenze: perdita di sonno, depressione, ansia, cyberbullismo”.
“L’esposizione a contenuti dannosi e tutto questo sta accadendo mentre il cervello dei nostri figli è ancora in fase di sviluppo. Non possiamo aspettarci che i bambini abbiano successo in un sistema che non è mai stato progettato tenendo conto del loro benessere proprio nel momento in cui sono più vulnerabili” ha aggiunto.
“Noi in Europa crediamo che siano i genitori a crescere i nostri figli, non algoritmi predatori. In definitiva spetta ai genitori decidere quando i bambini possono iniziare a usare lo smartphone”, ha detto, spiegando che il primo elemento comune, da cui partire è che serva un’età minima “a partire dalla quale i bambini possano iscriversi ai social media”.
Passaggio successivo è anche l’idea di “un accesso graduale e scaglionato per le diverse fasce d’età” ai social e ad altre piattaforme online. “Se partiamo dai bambini più piccoli: niente schermi. Poi per i bambini sotto i 13 anni accesso ai social media solo sotto la supervisione di genitori, tutori, insegnanti e per un tempo limitato. Dai 13 anni in poi c’è un accesso graduale, a seconda della prova fornita dalle piattaforme, che siano appropriate all’età. E lo stesso vale per gli adolescenti”.
La tutela dei minori online richiede una risposta comune europea perché “i rischi che corrono i nostri bambini online non conoscono confini, né nazionalità”, ha aggiunto, rispondendo a una domanda sulle iniziative avviate da diversi Stati membri per limitare l’accesso dei giovani ai social media.
“È stato molto utile seguire i dibattiti nei diversi Stati membri, perché siamo di fronte a un cambiamento sociale e a una crescente presa di coscienza dei rischi”, ha osservato, sottolineando che “la sicurezza dei bambini online è la nostra priorità assoluta”.
Von der Leyen ha spiegato che Bruxelles intende “esaminare con grande attenzione tutte le diverse proposte avanzate dai vari Stati membri, integrarle e poi presentare una proposta – come spesso facciamo in Unione europea – per armonizzare l’approccio e trovare una soluzione comune”.
Secondo la presidente della Commissione, dalle iniziative nazionali emerge comunque un consenso di fondo: “Tutti concordano sulla necessità di una regolamentazione delle piattaforme di social media”, in particolare per definire “a quale età e in quali circostanze” i minori possano accedervi e quali requisiti le piattaforme debbano rispettare “per dimostrare di garantire la sicurezza e offrire contenuti adeguati all’età”.
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