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Дата публикации: 28-07-2026 08:34:28

Nintendo rompe gli schemi e porta Splatoon dove nessuno avrebbe immaginato di trovarlo. Splatoon Raiders abbandona le arene competitive per costruire un’avventura PvE basata su esplorazione, loot e personalizzazione, trasformando l’inchiostro in una nuova arma con cui dipingere il futuro della serie. Sviluppatore / Publisher: Nintendo Prezzo: 69,99 € Localizzazione: Testi PEGI: 7 Multiplayer: Cooperativa Disponibile Su: Switch 2 Data di Lancio: già disponibile Sì, certo, modalità secondarie e parentesi dedicate al single player le abbiamo già viste ma, nel cuore e per quasi dieci anni, Splatoon è stato sinonimo di competizione. Nintendo ha costruito uno degli sparatutto multiplayer più originali del panorama videoludico, dominato da minigun e AK-47, trasformando l’inchiostro in una meccanica brillante, dove mobilità, controllo della mappa e gioco di squadra contano molto più della semplice precisione nel mirino. Cosa succederebbe, però, se almeno per una volta Splatoon smettesse di rincorrere il multiplayer competitivo? Perché scavare tra i segreti di un universo narrativo che prende il via dall’estinzione della razza umana, attraversa catastrofi ambientali, esperimenti biologici e arriva perfino a scomodare un gatto immortale emerso dalla criostasi (sì, esiste davvero un gioco Nintendo con tutta questa roba nel calderone!) è un’idea tutt’altro che campata in aria. Ancora di più se a tutto questo si innesta la pericolosissima dinamica di un looter shooter: proprio quei giochi da “un’altra partita e poi smetto”, giusto il tempo di ottenere il nuovo potenziamento… salvo poi accorgersi che dalle tapparelle stanno già filtrando le prime luci dell’alba. Prima ancora che uno spin-off, dunque, Splatoon Raiders è un esperimento. Un titolo che prende il DNA della serie e lo trasporta in un contesto completamente diverso, mettendo da parte il PvP come fulcro dell’esperienza per costruire un’avventura PvE incentrata sull’esplorazione, sulla progressione del personaggio e sul recupero di tesori nelle misteriose Isole Spirhalite. Una scelta coraggiosa, soprattutto per Nintendo, che raramente decide di reinterpretare in maniera così radicale una delle proprie serie di punta. SPLATOON RAIDERS NON VI LASCIA ANDARE A DORMIRE! Inutile girarci attorno: Splatoon Raiders è uno di quei giochi che divorano il tempo senza chiedere il permesso. Fin dai primi minuti si percepisce come gli sviluppatori non abbiano semplicemente adattato Splatoon a un altro genere, ma abbiano cercato di capire quali fossero gli elementi davvero imprescindibili della serie. Il risultato è un gameplay che conserva intatta la straordinaria fluidità che l’ha resa celebre: nuotare nell’inchiostro continua a essere una delle migliori meccaniche di movimento mai concepite per uno shooter e, anche in un contesto più esplorativo, rimane il fulcro dell’intera esperienza. Ogni scontro alterna fasi offensive e ritirate strategiche, trasformando il terreno circostante in una risorsa da amministrare piuttosto che in un semplice scenario. La differenza più evidente rispetto ai capitoli principali risiede però nella struttura. Come anticipato, Raiders abbraccia apertamente la filosofia dei looter shooter, costruendo un ciclo di gioco fatto di spedizioni, bottino, potenziamenti e inevitabili ritorni alla base operativa. È una formula semplice da assimilare ma sorprendentemente efficace, perché ogni missione restituisce la concreta sensazione di aver compiuto un ulteriore passo avanti nella crescita del proprio personaggio. Nintendo prende in prestito meccaniche tipiche di produzioni come Destiny, alleggerendole però di quella macchinosità che spesso rende il genere poco accessibile e nascondendo, sotto una pioggia di coloratissimo inchiostro, un sistema di progressione decisamente più profondo di quanto ci si potrebbe aspettare. Le numerosissime armi vengono distribuite secondo il classico sistema di rarità, identificato da una a cinque stelle, mentre gadget e configurazioni dei tre serbatoi d’inchiostro – Rapido, Potente e Tattico, ciascuno accompagnato da congegni secondari votati rispettivamente al controllo del campo di battaglia, all’offensiva diretta e al rushdown – permettono di costruire stili di gioco sensibilmente diversi, incentivando la sperimentazione. La progressione, però, non si limita a un semplice aumento delle statistiche, ma cambia concretamente il modo di affrontare gli scontri. Se una spedizione finisce male, viene quasi naturale ripartire dopo aver equipaggiato un’arma diversa, installato qualche modificatore nei congegni, creato un nuovo gadget o investito le risorse accumulate per migliorare il proprio arsenale. Oppure, più semplicemente, salendo di livello e distribuendo i punti abilità guadagnati per ripensare completamente il proprio approccio. E se la soluzione non fosse semplicemente cambiare equipaggiamento? La mappa stessa offre nuove possibilità: basta seguire le bussole, prestare attenzione agli obiettivi nascosti e cercare la spedizione più adatta al proprio stile di gioco. Raid a tempo in cui recuperare uova di Salmonoide per progredire, esplorazione libera e prove di abilità che mescolano puzzle e destrezza ampliano il ventaglio delle attività, regalando una varietà fondamentale per mantenere fresco un ciclo di gioco potenzialmente infinito. Ogni fallimento diventa così uno stimolo a rimettere mano alla build e tornare immediatamente in azione, nella convinzione che la strategia successiva possa finalmente essere quella giusta. È una profondità che probabilmente nessuno avrebbe immaginato di trovare in uno spin-off di Splatoon e che rappresenta una delle sorprese più piacevoli dell’intero progetto. UN PO’ DI OGGETTIVITÀ, PERBACCO! Di certo, una struttura di questo tipo deve risuonare con il vostro modo di vivere il tempo libero. La formula a missioni, costruita attorno a un gameplay loop ben definito, finisce inevitabilmente per mostrare il fianco a una certa ripetitività nel medio-lungo periodo. Alcuni obiettivi tendono ad assomigliarsi più del dovuto e il ritmo rallenta quando il gioco richiede di accumulare risorse e potenziamenti prima di affrontare le spedizioni successive. È un limite comune a molti esponenti del genere e Raiders non sempre riesce ad aggirarlo, soprattutto nella seconda metà dell’avventura, dove la progressione appare meno naturale e lascia spazio a qualche fase di grinding di troppo. La possibilità di rivedere completamente il proprio equipaggiamento offre nuovi modi di interpretare l’azione, ma non sempre basta. Entrare in una missione infestata da Salmonoidi di livello particolarmente elevato – senza contare le micidiali varianti Piccanti e quelle ancora più estreme che popolano l’endgame, evitando qualsiasi spoiler – significa spesso andare incontro a una sconfitta annunciata, consumando nel giro di pochi istanti le tre vite concesse per ogni sortita. È uno di quei momenti in cui Raiders ricorda al giocatore che la preparazione conta tanto quanto l’abilità. Anche la narrazione rimane volutamente leggera. I personaggi del Trio Triglio, il gruppo idol introdotto in Splatoon 3, svolgono bene il proprio ruolo, mantenendo viva la personalità dell’universo di gioco e affiancando il giocatore durante le missioni a bordo di un robot antropomorfo che non sfigurerebbe in un hangar della Red Ribbon. Ciascuno dei tre mette a disposizione una personale variante di smart bomb, utile per ribaltare anche le situazioni più disperate, mentre il mech permette di effettuare un super salto con cui guadagnare rapidamente una posizione sopraelevata, riprendere fiato e pianificare la mossa successiva dall’alto. La storia, però, non rappresenta mai il vero motore dell’esperienza. Più che raccontare una vicenda memorabile – sebbene il background continui ad arricchirsi attraverso pergamene, reperti e collezionabili realizzati con la cura che da sempre contraddistingue la serie – Raiders utilizza la componente narrativa come collante tra una spedizione e l’altra. È una scelta coerente con la natura del progetto, anche se chi sperava in un salto di qualità sul fronte della scrittura, considerando che si tratta di un’esperienza prevalentmente single player, potrebbe rimanere con qualche aspettativa disattesa. Sul fronte artistico Nintendo continua a dimostrare una sicurezza impressionante. Pur cambiando ambientazione e tono, Splatoon Raiders conserva quell’identità visiva immediatamente riconoscibile che ha reso iconica la serie. Le animazioni sono eccellenti, gli effetti dell’inchiostro mantengono un impatto spettacolare e il design dei nemici riesce ancora una volta a trovare il perfetto equilibrio tra ironia e stralunata inquietudine. Non è un caso che in Giappone esista perfino un termine per descrivere questo tipo di estetica: kimokawaii, letteralmente “disgustosamente carino”. Ed è una definizione che calza a pennello ai nuovi e vecchi Salmonoidi, un vero e proprio esercito di mostri grotteschi che alterna semplice carne da cannone, minacciosi mid-boss e giganteschi cattivi capaci di occupare lo schermo come mai era accaduto nella serie. Gestibili se presi singolarmente, machiavellici quando attaccano in gruppo. L’INCHIOSTRO NON È MAI STATO COSÌ FLUIDO. È difficile ricordare un’altra produzione Nintendo capace di mettere in scena una simile quantità di nemici contemporaneamente, mantenendo al tempo stesso una fluidità così stabile. Non è un’iperbole: il fatto che Splatoon Raiders sia un’esclusiva Switch 2 si rivela una vera benedizione. La nuova piattaforma permette agli sviluppatori di liberare un’azione incessante dai limiti tecnologici che avrebbero inevitabilmente frenato il progetto sulla precedente generazione. Non capita spesso di vedere così tanti nemici animare contemporaneamente lo schermo in una produzione Nintendo e, ancora meno, di farlo mantenendo una fluidità ancorata ai 60 fotogrammi al secondo. Che si giochi in modalità portatile o collegando la console alla TV, il comparto tecnico convince senza esitazioni e lavora in perfetta sintonia con la direzione artistica, contribuendo in maniera decisiva sia alla precisione dei controlli sia al puro piacere che si prova pad alla mano. L’intera campagna può essere affrontata in compagnia di altri tre giocatori, senza che il gioco perda la propria identità single player. La scelta più intelligente riguarda il sistema di power scaling: ogni partecipante mantiene il proprio livello, ottiene ricompense personali e affronta nemici calibrati sulla propria crescita. In questo modo è possibile aiutare un amico agli inizi senza trasformare ogni spedizione in una passeggiata, continuando al tempo stesso a ottenere bottino utile per il proprio equipaggiamento. È una soluzione elegante, che elimina uno dei problemi più comuni dei giochi cooperativi basati sul loot e incoraggia a tornare online anche dopo aver completato la campagna. Ancora più importante, però, è il fatto che Splatoon Raiders non dia mai l’impressione di costringere il giocatore a cercare una squadra: la cooperativa rappresenta un valore aggiunto, non un requisito. È lì quando serve: può essere richiesta prima di affrontare una missione troppo ardua o si possono attendere richieste di SOS mentre ci facciamo i fatti nostri sulla mappa. Il sistema così pensato funziona come dovrebbe e arricchisce una formula che, anche affrontata completamente in solitaria, riesce a reggersi sulle proprie gambe. In Breve: Splatoon Raiders è una scommessa riuscita. Nintendo prende una delle sue serie più riconoscibili e ha il coraggio di spingerla in una direzione completamente diversa, senza tradirne l’identità. L’inchiostro, il movimento e il caos degli scontri rimangono il cuore dell’esperienza, ma attorno a questi elementi nasce un sistema di progressione sorprendentemente profondo, capace di catturare anche chi normalmente guarda con diffidenza ai looter shooter. Qualche fase di grinding di troppo, una struttura che può mostrare il fianco alla ripetitività e una componente narrativa meno ambiziosa rispetto alle potenzialità dell’universo di gioco impediscono al titolo di raggiungere la perfezione. Ma Raiders dimostra una cosa importante: Splatoon non è soltanto una brillante arena competitiva, bensì un mondo ancora pieno di possibilità. E questo spin-off è la dimostrazione più concreta che Nintendo abbia fatto bene a esplorarle. Piattaforma di Prova: Switch 2 Com’è, Come Gira: Splatoon Raiders sfrutta un’evoluzione del motore proprietario Nintendo già utilizzato per la serie, compiendo un deciso salto in avanti grazie all’hardware di Switch 2. L’azione rimane ancorata a 60 fotogrammi al secondo sia in modalità TV sia in portatile, anche durante gli scontri più concitati, con una pulizia dell’immagine che valorizza gli effetti dell’inchiostro e mantiene sempre leggibile il campo di battaglia. La direzione artistica continua a fare la differenza, consegnando uno dei titoli più solidi e convincenti visti finora sulla nuova console Nintendo.

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Nintendo rompe gli schemi e porta Splatoon dove nessuno avrebbe immaginato di trovarlo. Splatoon Raiders abbandona le arene competitive per costruire un’avventura PvE basata su esplorazione, loot e personalizzazione, trasformando l’inchiostro in una nuova arma con cui dipingere il futuro della serie.

Sviluppatore / Publisher: Nintendo Prezzo: 69,99Localizzazione: Testi PEGI: Multiplayer: Cooperativa Disponibile Su: Switch 2 Data di Lancio: già disponibile

Sì, certo, modalità secondarie e parentesi dedicate al single player le abbiamo già viste ma, nel cuore e per quasi dieci anni, Splatoon è stato sinonimo di competizione. Nintendo ha costruito uno degli sparatutto multiplayer più originali del panorama videoludico, dominato da minigun e AK-47, trasformando l’inchiostro in una meccanica brillante, dove mobilità, controllo della mappa e gioco di squadra contano molto più della semplice precisione nel mirino. Cosa succederebbe, però, se almeno per una volta Splatoon smettesse di rincorrere il multiplayer competitivo? Perché scavare tra i segreti di un universo narrativo che prende il via dall’estinzione della razza umana, attraversa catastrofi ambientali, esperimenti biologici e arriva perfino a scomodare un gatto immortale emerso dalla criostasi (sì, esiste davvero un gioco Nintendo con tutta questa roba nel calderone!) è un’idea tutt’altro che campata in aria. Ancora di più se a tutto questo si innesta la pericolosissima dinamica di un looter shooter: proprio quei giochi da “un’altra partita e poi smetto”, giusto il tempo di ottenere il nuovo potenziamento… salvo poi accorgersi che dalle tapparelle stanno già filtrando le prime luci dell’alba.

Prima ancora che uno spin-off, dunque, Splatoon Raiders è un esperimento. Un titolo che prende il DNA della serie e lo trasporta in un contesto completamente diverso, mettendo da parte il PvP come fulcro dell’esperienza per costruire un’avventura PvE incentrata sull’esplorazione, sulla progressione del personaggio e sul recupero di tesori nelle misteriose Isole Spirhalite. Una scelta coraggiosa, soprattutto per Nintendo, che raramente decide di reinterpretare in maniera così radicale una delle proprie serie di punta.

SPLATOON RAIDERS NON VI LASCIA ANDARE A DORMIRE!

Inutile girarci attorno: Splatoon Raiders è uno di quei giochi che divorano il tempo senza chiedere il permesso. Fin dai primi minuti si percepisce come gli sviluppatori non abbiano semplicemente adattato Splatoon a un altro genere, ma abbiano cercato di capire quali fossero gli elementi davvero imprescindibili della serie. Il risultato è un gameplay che conserva intatta la straordinaria fluidità che l’ha resa celebre: nuotare nell’inchiostro continua a essere una delle migliori meccaniche di movimento mai concepite per uno shooter e, anche in un contesto più esplorativo, rimane il fulcro dell’intera esperienza. Ogni scontro alterna fasi offensive e ritirate strategiche, trasformando il terreno circostante in una risorsa da amministrare piuttosto che in un semplice scenario. La differenza più evidente rispetto ai capitoli principali risiede però nella struttura.

La differenza più evidente rispetto ai capitoli principali risiede nella struttura.

Come anticipato, Raiders abbraccia apertamente la filosofia dei looter shooter, costruendo un ciclo di gioco fatto di spedizioni, bottino, potenziamenti e inevitabili ritorni alla base operativa. È una formula semplice da assimilare ma sorprendentemente efficace, perché ogni missione restituisce la concreta sensazione di aver compiuto un ulteriore passo avanti nella crescita del proprio personaggio. Nintendo prende in prestito meccaniche tipiche di produzioni come Destiny, alleggerendole però di quella macchinosità che spesso rende il genere poco accessibile e nascondendo, sotto una pioggia di coloratissimo inchiostro, un sistema di progressione decisamente più profondo di quanto ci si potrebbe aspettare. Le numerosissime armi vengono distribuite secondo il classico sistema di rarità, identificato da una a cinque stelle, mentre gadget e configurazioni dei tre serbatoi d’inchiostro – Rapido, Potente e Tattico, ciascuno accompagnato da congegni secondari votati rispettivamente al controllo del campo di battaglia, all’offensiva diretta e al rushdown – permettono di costruire stili di gioco sensibilmente diversi, incentivando la sperimentazione.

Non lasciatevi distrarre dall’uragano di colori: il bersaglio è quel becco lì al centro!

La progressione, però, non si limita a un semplice aumento delle statistiche, ma cambia concretamente il modo di affrontare gli scontri. Se una spedizione finisce male, viene quasi naturale ripartire dopo aver equipaggiato un’arma diversa, installato qualche modificatore nei congegni, creato un nuovo gadget o investito le risorse accumulate per migliorare il proprio arsenale. Oppure, più semplicemente, salendo di livello e distribuendo i punti abilità guadagnati per ripensare completamente il proprio approccio. E se la soluzione non fosse semplicemente cambiare equipaggiamento? La mappa stessa offre nuove possibilità: basta seguire le bussole, prestare attenzione agli obiettivi nascosti e cercare la spedizione più adatta al proprio stile di gioco.

Pur cambiando ambientazione e tono, Splatoon Raiders conserva quell’identità visiva immediatamente riconoscibile che ha reso iconica la serie.

Raid a tempo in cui recuperare uova di Salmonoide per progredire, esplorazione libera e prove di abilità che mescolano puzzle e destrezza ampliano il ventaglio delle attività, regalando una varietà fondamentale per mantenere fresco un ciclo di gioco potenzialmente infinito. Ogni fallimento diventa così uno stimolo a rimettere mano alla build e tornare immediatamente in azione, nella convinzione che la strategia successiva possa finalmente essere quella giusta. È una profondità che probabilmente nessuno avrebbe immaginato di trovare in uno spin-off di Splatoon e che rappresenta una delle sorprese più piacevoli dell’intero progetto.

UN PO’ DI OGGETTIVITÀ, PERBACCO!

Di certo, una struttura di questo tipo deve risuonare con il vostro modo di vivere il tempo libero. La formula a missioni, costruita attorno a un gameplay loop ben definito, finisce inevitabilmente per mostrare il fianco a una certa ripetitività nel medio-lungo periodo. Alcuni obiettivi tendono ad assomigliarsi più del dovuto e il ritmo rallenta quando il gioco richiede di accumulare risorse e potenziamenti prima di affrontare le spedizioni successive. È un limite comune a molti esponenti del genere e Raiders non sempre riesce ad aggirarlo, soprattutto nella seconda metà dell’avventura, dove la progressione appare meno naturale e lascia spazio a qualche fase di grinding di troppo. La possibilità di rivedere completamente il proprio equipaggiamento offre nuovi modi di interpretare l’azione, ma non sempre basta.

Ecco cosa succede ad essere troppo avidi. Tocca ripartire da zero per tornare alla civiltà.

Entrare in una missione infestata da Salmonoidi di livello particolarmente elevato – senza contare le micidiali varianti Piccanti e quelle ancora più estreme che popolano l’endgame, evitando qualsiasi spoiler – significa spesso andare incontro a una sconfitta annunciata, consumando nel giro di pochi istanti le tre vite concesse per ogni sortita. È uno di quei momenti in cui Raiders ricorda al giocatore che la preparazione conta tanto quanto l’abilità. Anche la narrazione rimane volutamente leggera. I personaggi del Trio Triglio, il gruppo idol introdotto in Splatoon 3, svolgono bene il proprio ruolo, mantenendo viva la personalità dell’universo di gioco e affiancando il giocatore durante le missioni a bordo di un robot antropomorfo che non sfigurerebbe in un hangar della Red Ribbon. Ciascuno dei tre mette a disposizione una personale variante di smart bomb, utile per ribaltare anche le situazioni più disperate, mentre il mech permette di effettuare un super salto con cui guadagnare rapidamente una posizione sopraelevata, riprendere fiato e pianificare la mossa successiva dall’alto. La storia, però, non rappresenta mai il vero motore dell’esperienza.

Sul fronte artistico Nintendo continua a dimostrare una sicurezza impressionante.

Più che raccontare una vicenda memorabile – sebbene il background continui ad arricchirsi attraverso pergamene, reperti e collezionabili realizzati con la cura che da sempre contraddistingue la serie – Raiders utilizza la componente narrativa come collante tra una spedizione e l’altra. È una scelta coerente con la natura del progetto, anche se chi sperava in un salto di qualità sul fronte della scrittura, considerando che si tratta di un’esperienza prevalentmente single player, potrebbe rimanere con qualche aspettativa disattesa. Sul fronte artistico Nintendo continua a dimostrare una sicurezza impressionante. Pur cambiando ambientazione e tono, Splatoon Raiders conserva quell’identità visiva immediatamente riconoscibile che ha reso iconica la serie.

Dai, fai il ruttino!

Le animazioni sono eccellenti, gli effetti dell’inchiostro mantengono un impatto spettacolare e il design dei nemici riesce ancora una volta a trovare il perfetto equilibrio tra ironia e stralunata inquietudine. Non è un caso che in Giappone esista perfino un termine per descrivere questo tipo di estetica: kimokawaii, letteralmente “disgustosamente carino”. Ed è una definizione che calza a pennello ai nuovi e vecchi Salmonoidi, un vero e proprio esercito di mostri grotteschi che alterna semplice carne da cannone, minacciosi mid-boss e giganteschi cattivi capaci di occupare lo schermo come mai era accaduto nella serie. Gestibili se presi singolarmente, machiavellici quando attaccano in gruppo.

L’INCHIOSTRO NON È MAI STATO COSÌ FLUIDO.

È difficile ricordare un’altra produzione Nintendo capace di mettere in scena una simile quantità di nemici contemporaneamente.

È difficile ricordare un’altra produzione Nintendo capace di mettere in scena una simile quantità di nemici contemporaneamente, mantenendo al tempo stesso una fluidità così stabile. Non è un’iperbole: il fatto che Splatoon Raiders sia un’esclusiva Switch 2 si rivela una vera benedizione. La nuova piattaforma permette agli sviluppatori di liberare un’azione incessante dai limiti tecnologici che avrebbero inevitabilmente frenato il progetto sulla precedente generazione. Non capita spesso di vedere così tanti nemici animare contemporaneamente lo schermo in una produzione Nintendo e, ancora meno, di farlo mantenendo una fluidità ancorata ai 60 fotogrammi al secondo. Che si giochi in modalità portatile o collegando la console alla TV, il comparto tecnico convince senza esitazioni e lavora in perfetta sintonia con la direzione artistica, contribuendo in maniera decisiva sia alla precisione dei controlli sia al puro piacere che si prova pad alla mano. L’intera campagna può essere affrontata in compagnia di altri tre giocatori, senza che il gioco perda la propria identità single player.

Esperienza, bottino e tante migliorie su cui lavorare: ogni ritorno alla base è una festa.

La scelta più intelligente riguarda il sistema di power scaling: ogni partecipante mantiene il proprio livello, ottiene ricompense personali e affronta nemici calibrati sulla propria crescita. In questo modo è possibile aiutare un amico agli inizi senza trasformare ogni spedizione in una passeggiata, continuando al tempo stesso a ottenere bottino utile per il proprio equipaggiamento. È una soluzione elegante, che elimina uno dei problemi più comuni dei giochi cooperativi basati sul loot e incoraggia a tornare online anche dopo aver completato la campagna. Ancora più importante, però, è il fatto che Splatoon Raiders non dia mai l’impressione di costringere il giocatore a cercare una squadra: la cooperativa rappresenta un valore aggiunto, non un requisito. È lì quando serve: può essere richiesta prima di affrontare una missione troppo ardua o si possono attendere richieste di SOS mentre ci facciamo i fatti nostri sulla mappa. Il sistema così pensato funziona come dovrebbe e arricchisce una formula che, anche affrontata completamente in solitaria, riesce a reggersi sulle proprie gambe.

In Breve: Splatoon Raiders è una scommessa riuscita. Nintendo prende una delle sue serie più riconoscibili e ha il coraggio di spingerla in una direzione completamente diversa, senza tradirne l’identità. L’inchiostro, il movimento e il caos degli scontri rimangono il cuore dell’esperienza, ma attorno a questi elementi nasce un sistema di progressione sorprendentemente profondo, capace di catturare anche chi normalmente guarda con diffidenza ai looter shooter. Qualche fase di grinding di troppo, una struttura che può mostrare il fianco alla ripetitività e una componente narrativa meno ambiziosa rispetto alle potenzialità dell’universo di gioco impediscono al titolo di raggiungere la perfezione. Ma Raiders dimostra una cosa importante: Splatoon non è soltanto una brillante arena competitiva, bensì un mondo ancora pieno di possibilità. E questo spin-off è la dimostrazione più concreta che Nintendo abbia fatto bene a esplorarle.

Piattaforma di Prova: Switch 2
Com’è, Come Gira: Splatoon Raiders sfrutta un’evoluzione del motore proprietario Nintendo già utilizzato per la serie, compiendo un deciso salto in avanti grazie all’hardware di Switch 2. L’azione rimane ancorata a 60 fotogrammi al secondo sia in modalità TV sia in portatile, anche durante gli scontri più concitati, con una pulizia dell’immagine che valorizza gli effetti dell’inchiostro e mantiene sempre leggibile il campo di battaglia. La direzione artistica continua a fare la differenza, consegnando uno dei titoli più solidi e convincenti visti finora sulla nuova console Nintendo.

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