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– Recensione

Дата публикации: 24-06-2026 12:00:53

A quasi trent’anni dalla sua uscita originale, Star Fox 64 torna in una veste completamente rinnovata grazie al lavoro di Velan Studios, con una rilettura che punta a valorizzare uno dei capisaldi dell’era Nintendo 64, preservandone l’identità arcade e adattandola alle aspettative del pubblico moderno. Sviluppatore / Publisher: Velan Studios / Nintendo Prezzo: 59,99 € Localizzazione: Completa Multiplayer: Competitivo online PEGI: 7 Disponibile su: Nintendo Switch 2 Data di uscita: 25 giugno C’è un’intervista concessa da Shigeru Miyamoto a Nintendo Power, pubblicata in chiusura della guida strategica di Star Fox 64 (o Lylat Wars, per gli integralisti del software PAL), in cui il papà di Mario espone un importante principio di game design. Produttore del gioco, Miyamoto si prese la briga di modificare lo stage iniziale ambientato sul pianeta Corneria e il campo stellare di Meteo, sostenendo che i primi trenta minuti di un videogioco siano fondamentali per conquistare il giocatore e che sia compito del produttore renderli memorabili. Oggi come allora, è facile comprendere la portata di quelle parole. Corneria si apre con un volo radente sopra un mare incontaminato, per poi rivelare una zona di guerra in cui navette e robot giganti fanno a pezzi il paesaggio mentre cercano di abbattere la Star Fox: una squadra di mercenari composta da animali antropomorfi amanti dell’avventura, sempre pronti a raddrizzare i torti purché il compenso sia adeguato. È un contrasto fondamentale, perché costruisce immediatamente contesto e motivazione: per un istante il giocatore può ammirare ciò che sta cercando di proteggere, prima di confrontarsi con la spietatezza dell’esercito dello scienziato pazzo Andross, autoproclamato tiranno del sistema di Lylat. Il tutto, beninteso, al netto dei limiti del Nintendo 64: l’orizzonte visivo era quello che era e, più che su Corneria, a volte sembrava di sorvolare la Val Padana. Credo che la visione di Miyamoto sia stata accolta e valorizzata come mai prima d’ora in questo remake – di un reboot, visto che Star Fox 64 era già una rilettura dell’episodio originale per Super Famicom – realizzato dai newyorkesi di Velan Studios. Cieli sconfinati e acque cristalline che si riflettono sulla carlinga dell’Arwing durante il volo radente lasciano progressivamente spazio a uno scenario bellico, dove il cielo è soffocato da fumo, morte e torri sventrate. Ne nasce un contrasto visivo e sensoriale di enorme efficacia. LA (NUOVA?) RINASCITA DI STAR FOX Star Fox appartiene al genere dei rail shooter, quei “tiro a segno” in cui il movimento dell’avatar è gestito automaticamente e il giocatore può concentrarsi esclusivamente sulla mira, sul fuoco e sull’interazione con lo scenario. Oggi si tratta di una tipologia poco diffusa, ma in passato veniva spesso impiegata per esibire la potenza dell’hardware e offrire una scarica di adrenalina arcade immediata e coinvolgente. Una formula semplice ma appagante che, dai tempi di Space Harrier, ha contribuito al successo di opere come Panzer Dragoon e Sin and Punishment. Inquadrarlo esclusivamente in questi termini, tuttavia, sarebbe riduttivo. Il gioco propone infatti anche arene a movimento libero, dove destreggiarsi tra inversioni, virate e giri della morte per portarsi alle spalle degli inseguitori, oltre a sezioni alternative ai comandi di un mezzo corazzato terrestre, il Landmaster, o del sottomarino Blue-Marine, ognuno con armamenti, fisica e sistema di controllo peculiari, che ne modificano sensibilmente la gestione rispetto al ben più agile caccia Arwing. Non a caso, la sua genesi è il risultato di un profondo processo di reimmaginazione nato dalle ceneri di Star Fox 2, progetto cancellato per Super Famicom dal quale furono recuperate e rielaborate numerose idee destinate a trovare piena espressione in Star Fox 64. Sotto la patina di una veste grafica splendida e tirata a lucido, di un doppiaggio che nei nuovi intermezzi tra uno stage e l’altro contribuisce a conferire maggiore pathos e immedesimazione alla vicenda, e di una fluidità a 60 fotogrammi al secondo che lo rende più divertente da giocare che mai, Star Fox resta fedele alla propria natura originaria: un’esperienza arcade pensata per completisti e cacciatori di record. I livelli sono sedici, ma è impossibile vederli tutti nel corso di una singola partita, composta da appena sette stage. Saranno la curiosità e l’esperienza maturata sul campo a spingere il giocatore alla ricerca delle condizioni necessarie per sbloccare rotte alternative, visitare nuovi pianeti e settori stellari, spesso più impegnativi, e infine raggiungere il vero finale. È un percorso che difficilmente vi terrà occupati per più di una manciata di giorni, dopodiché inizia la vera sfida: ottenere il massimo da ogni missione per conquistare le medaglie necessarie ad accedere alla tostissima Modalità Pro. Più facile a dirsi che a farsi, perché ogni riconoscimento richiede il raggiungimento di una soglia di punteggio ben precisa e il completamento del livello senza che i compagni di squadriglia siano costretti al ritiro per via di un Arwing ridotto in avaria. Ciò significa proteggerli dai nemici che li inseguono, intervenire tempestivamente quando chiedono aiuto e prestare costante attenzione al fuoco amico. Fortunatamente, gli strumenti per migliorarsi sono sempre a disposizione, perché Star Fox, oggi come ieri, è un’autentica gioia da giocare. Il sistema di controllo è immediato da apprendere, ma lascia ampi margini di crescita a chi decide di approfondirlo. Con l’esperienza e la conoscenza dei percorsi, ogni livello diventa un palcoscenico su cui esibirsi attraverso manovre perfette, sfruttando frenate, accelerazioni e acrobazie. Ognuna di queste azioni è soggetta a un breve tempo di recupero, un dettaglio che aggiunge una componente strategica alla gestione degli spazi e impone sangue freddo nel movimento continuo tipico dei rail shooter, soprattutto quando si punta alle medaglie più ambite. Anche l’armamento dell’Arwing riflette questa filosofia. Il suo arsenale è essenziale ma estremamente funzionale: il laser frontale può essere potenziato senza alterarne il comportamento di base, mentre smart bomb e colpi caricati a ricerca permettono di gestire le situazioni più affollate massimizzando il punteggio. Al tempo stesso, subire danni particolarmente pesanti comporta la perdita di un’ala e una drastica riduzione della potenza di fuoco. È una soluzione che, curiosamente, richiama quella adottata da Silpheed, il titolo con cui il primo Star Fox veniva spesso confrontato ai tempi della sfida tecnologica tra Super FX e Mega CD. Tutto ciò che serve per eccellere viene affidato al giocatore fin dall’inizio, senza abilità da sbloccare o progressioni artificiali. La stessa filosofia si riflette negli scontri con i boss: giganteschi e spettacolari, raramente possono essere abbattuti con la sola forza bruta: al contrario, richiedono osservazione, pratica e la capacità di individuarne i punti deboli per colpire con decisione e ottenere un maggior punteggio. Dietro l’apparente semplicità di Star Fox si nasconde un lavoro di game design sorprendentemente raffinato, figlio della scuola arcade di altri tempi. Ed èproprio qui che risiede anche il suo principale limite: se siete soliti raggiungere i titoli di coda e passare immediatamente al gioco successivo, avrei più di una riserva nel consigliarvelo. Se invece trovate irresistibile la ricerca della partita perfetta e del punteggio ideale, allora potrebbe rivelarsi uno dei titoli più interessanti della vostra estate su Switch 2. SEMPRE GALANTE, SEMPRE ATTUALE Sotto questo aspetto, il gioco offre davvero pane per i vostri denti. Alla campagna principale si affianca una Modalità Sfida in cui ogni livello completato sblocca sei prove di abilità, capaci di spaziare dal discretamente impegnativo al genuinamente machiavellico. Anche in questo caso è presente una Modalità Pro da conquistare a suon di prestazioni impeccabili, a conferma della natura profondamente arcade dell’intera esperienza. Come per la campagna, è inoltre possibile affrontare le missioni in cooperativa locale, con due giocatori chiamati a spartirsi i Joy-Con: uno nei panni del pilota e l’altro in quelli del cannoniere, che sfrutta la modalità mouse per gestire il fuoco. La funzione è compatibile anche con Gameshare, sebbene non sia stato possibile testarla durante il periodo di prova. Lo stesso schema di controllo può essere utilizzato anche in solitaria, opportunamente rimappato per adattarsi a un unico giocatore. È una soluzione curiosa ma sorprendentemente efficace: particolarmente riuscita l’idea di affidare accelerazione e frenata allo stick del mouse, quasi a simulare la manetta di un vero velivolo. Questa configurazione è disponibile esclusivamente attraverso la visuale in prima persona dalla cabina di pilotaggio, una prospettiva che beneficia enormemente del formato panoramico 16:9 e della grafica ad alta risoluzione. Si tratta di un’aggiunta tutt’altro che marginale, perché altera sensibilmente la percezione delle distanze e potrebbe trasformarsi nell’ennesima sfida da affrontare per i giocatori più esperti. Dove però Velan Studios ha compiuto il salto più evidente è nella modalità VS, completamente ripensata rispetto all’originale. All’epoca rappresentava uno degli aspetti meno riusciti del pacchetto, limitandosi a scontri tra quattro giocatori umani all’interno di una porzione di schermo poco più grande di un francobollo. In questa nuova versione, invece, possono partecipare fino a otto contendenti, con i posti vacanti affidati a bot controllati dall’intelligenza artificiale, una comodità che sembra essersi persa nel tempo e che fa piacere ritrovare. Le partite vedono contrapposte la Star Fox e il team rivale Star Wolf all’interno di tre ampie arene caratterizzate da regole speciali, e possono essere disputate sia in locale sia online, con amici tramite Gameshare o contro perfetti sconosciuti. Una volta scelto il pilota e impostate, se lo si desidera, opzioni come handicap e livello di abilità dei bot, non resta che decollare. Ogni arena propone obiettivi specifici che ne caratterizzano profondamente il ritmo: su Corneria occorre conquistare e presidiare torri satellitari per richiedere il supporto degli alleati; su Ficina una pericolosa pioggia di meteoriti dissemina preziose risorse energetiche da raccogliere prima degli avversari; nel Settore Y, invece, i pirati spaziali – no, la Gunship di Samus non è nei paraggi – attendono soltanto che qualche asso li alleggerisca del loro carico, da riportare poi alla base il più rapidamente possibile. I punti necessari per ottenere la vittoria non derivano quindi esclusivamente dagli abbattimenti, ma soprattutto dalla capacità di coordinarsi con la propria squadra e perseguire gli obiettivi della mappa. Le arene sono abbastanza ampie da sostenere senza problemi gli scontri tra due squadriglie complete, mentre la presenza di potenziamenti casuali – teletrasporti, mine di prossimità, jammer e altre diavolerie – aggiunge una gradita dose di imprevedibilità a ogni partita. Il risultato è una modalità multiplayer sorprendentemente solida ma, proprio per questo, lascia un po’ di amaro in bocca constatare come tutto si esaurisca in appena tre arene: con una base così promettente, sarebbe bastato davvero poco per ampliare l’offerta con qualche scenario aggiuntivo o persino una classica modalità Deathmatch a squadre. Un peccato, perché dietro questi scontri si intravedono potenzialità che meriterebbero di essere esplorate più a fondo. Chissà se il futuro ha in serbo qualche DLC… In Breve: Velan Studios firma un remake rispettoso ma non timido, capace di valorizzare una delle opere più importanti della storia Nintendo senza snaturarne l’essenza. La nuova veste grafica, la fluidità impeccabile, le modalità aggiuntive e un comparto multiplayer finalmente all’altezza contribuiscono a rendere questa la migliore incarnazione mai vista del buon vecchio Star Fox 64. Rimane però un titolo figlio della filosofia arcade degli anni Novanta: breve da completare, severo da padroneggiare e costruito attorno alla ripetizione consapevole delle stesse missioni alla ricerca della prestazione perfetta. Chi cerca un’avventura da consumare una volta sola potrebbe non comprenderne il fascino; chi invece ama i giochi che premiano studio, dedizione e miglioramento costante troverà un classico intramontabile ancora perfettamente in grado di dire la sua. Piattaforma di Prova: Nintendo Switch 2 Com’è, Come Gira: Star Fox utilizza il motore proprietario VIPER Engine di Velan Studios, progettato per garantire una fluidità costante di 60 fotogrammi al secondo durante tutte le fasi di gioco, sia in modalità docked sia portatile. Il colpo d’occhio in entrambe le modalità è assolutamente incantevole, grazie a una pulizia grafica convincente anche nelle situazioni più affollate e a un uso del colore impeccabile.

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A quasi trent’anni dalla sua uscita originale, Star Fox 64 torna in una veste completamente rinnovata grazie al lavoro di Velan Studios, con una rilettura che punta a valorizzare uno dei capisaldi dell’era Nintendo 64, preservandone l’identità arcade e adattandola alle aspettative del pubblico moderno.

Sviluppatore / Publisher: Velan Studios / Nintendo Prezzo: 59,99 € Localizzazione: Completa Multiplayer: Competitivo online PEGI:Disponibile su: Nintendo Switch 2 Data di uscita: 25 giugno

C’è un’intervista concessa da Shigeru Miyamoto a Nintendo Power, pubblicata in chiusura della guida strategica di Star Fox 64 (o Lylat Wars, per gli integralisti del software PAL), in cui il papà di Mario espone un importante principio di game design. Produttore del gioco, Miyamoto si prese la briga di modificare lo stage iniziale ambientato sul pianeta Corneria e il campo stellare di Meteo, sostenendo che i primi trenta minuti di un videogioco siano fondamentali per conquistare il giocatore e che sia compito del produttore renderli memorabili. Oggi come allora, è facile comprendere la portata di quelle parole.

Corneria si apre con un volo radente sopra un mare incontaminato, per poi rivelare una zona di guerra in cui navette e robot giganti fanno a pezzi il paesaggio mentre cercano di abbattere la Star Fox: una squadra di mercenari composta da animali antropomorfi amanti dell’avventura, sempre pronti a raddrizzare i torti purché il compenso sia adeguato. È un contrasto fondamentale, perché costruisce immediatamente contesto e motivazione: per un istante il giocatore può ammirare ciò che sta cercando di proteggere, prima di confrontarsi con la spietatezza dell’esercito dello scienziato pazzo Andross, autoproclamato tiranno del sistema di Lylat. Il tutto, beninteso, al netto dei limiti del Nintendo 64: l’orizzonte visivo era quello che era e, più che su Corneria, a volte sembrava di sorvolare la Val Padana. Credo che la visione di Miyamoto sia stata accolta e valorizzata come mai prima d’ora in questo remake – di un reboot, visto che Star Fox 64 era già una rilettura dell’episodio originale per Super Famicom – realizzato dai newyorkesi di Velan Studios. Cieli sconfinati e acque cristalline che si riflettono sulla carlinga dell’Arwing durante il volo radente lasciano progressivamente spazio a uno scenario bellico, dove il cielo è soffocato da fumo, morte e torri sventrate. Ne nasce un contrasto visivo e sensoriale di enorme efficacia.

LA (NUOVA?) RINASCITA DI STAR FOX

Star Fox appartiene al genere dei rail shooter, quei “tiro a segno” in cui il movimento dell’avatar è gestito automaticamente e il giocatore può concentrarsi esclusivamente sulla mira, sul fuoco e sull’interazione con lo scenario. Oggi si tratta di una tipologia poco diffusa, ma in passato veniva spesso impiegata per esibire la potenza dell’hardware e offrire una scarica di adrenalina arcade immediata e coinvolgente. Una formula semplice ma appagante che, dai tempi di Space Harrier, ha contribuito al successo di opere come Panzer Dragoon e Sin and Punishment. Inquadrarlo esclusivamente in questi termini, tuttavia, sarebbe riduttivo. Il gioco propone infatti anche arene a movimento libero, dove destreggiarsi tra inversioni, virate e giri della morte per portarsi alle spalle degli inseguitori, oltre a sezioni alternative ai comandi di un mezzo corazzato terrestre, il Landmaster, o del sottomarino Blue-Marine, ognuno con armamenti, fisica e sistema di controllo peculiari, che ne modificano sensibilmente la gestione rispetto al ben più agile caccia Arwing. Non a caso, la sua genesi è il risultato di un profondo processo di reimmaginazione nato dalle ceneri di Star Fox 2, progetto cancellato per Super Famicom dal quale furono recuperate e rielaborate numerose idee destinate a trovare piena espressione in Star Fox 64.

1) Nella modalità di volo libera a tutto campo un utile radar nella parte inferiore tiene d’occhio minacce e alleati.

La genesi del gioco è il risultato di un profondo processo di reimmaginazione nato dalle ceneri di Star Fox 2.

Sotto la patina di una veste grafica splendida e tirata a lucido, di un doppiaggio che nei nuovi intermezzi tra uno stage e l’altro contribuisce a conferire maggiore pathos e immedesimazione alla vicenda, e di una fluidità a 60 fotogrammi al secondo che lo rende più divertente da giocare che mai, Star Fox resta fedele alla propria natura originaria: un’esperienza arcade pensata per completisti e cacciatori di record. I livelli sono sedici, ma è impossibile vederli tutti nel corso di una singola partita, composta da appena sette stage. Saranno la curiosità e l’esperienza maturata sul campo a spingere il giocatore alla ricerca delle condizioni necessarie per sbloccare rotte alternative, visitare nuovi pianeti e settori stellari, spesso più impegnativi, e infine raggiungere il vero finale. È un percorso che difficilmente vi terrà occupati per più di una manciata di giorni, dopodiché inizia la vera sfida: ottenere il massimo da ogni missione per conquistare le medaglie necessarie ad accedere alla tostissima Modalità Pro. Più facile a dirsi che a farsi, perché ogni riconoscimento richiede il raggiungimento di una soglia di punteggio ben precisa e il completamento del livello senza che i compagni di squadriglia siano costretti al ritiro per via di un Arwing ridotto in avaria. Ciò significa proteggerli dai nemici che li inseguono, intervenire tempestivamente quando chiedono aiuto e prestare costante attenzione al fuoco amico.

Fortunatamente, gli strumenti per migliorarsi sono sempre a disposizione, perché Star Fox, oggi come ieri, è un’autentica gioia da giocare. Il sistema di controllo è immediato da apprendere, ma lascia ampi margini di crescita a chi decide di approfondirlo. Con l’esperienza e la conoscenza dei percorsi, ogni livello diventa un palcoscenico su cui esibirsi attraverso manovre perfette, sfruttando frenate, accelerazioni e acrobazie. Ognuna di queste azioni è soggetta a un breve tempo di recupero, un dettaglio che aggiunge una componente strategica alla gestione degli spazi e impone sangue freddo nel movimento continuo tipico dei rail shooter, soprattutto quando si punta alle medaglie più ambite. Anche l’armamento dell’Arwing riflette questa filosofia. Il suo arsenale è essenziale ma estremamente funzionale: il laser frontale può essere potenziato senza alterarne il comportamento di base, mentre smart bomb e colpi caricati a ricerca permettono di gestire le situazioni più affollate massimizzando il punteggio. Al tempo stesso, subire danni particolarmente pesanti comporta la perdita di un’ala e una drastica riduzione della potenza di fuoco. È una soluzione che, curiosamente, richiama quella adottata da Silpheed, il titolo con cui il primo Star Fox veniva spesso confrontato ai tempi della sfida tecnologica tra Super FX e Mega CD.

2) La visuale dal cockpit di Ficina imbratta il vetro con cristalli di neve. La sensazione di velocità è rimarchevole.

Dove però Velan Studios ha compiuto il salto più evidente è nella modalità VS.

Tutto ciò che serve per eccellere viene affidato al giocatore fin dall’inizio, senza abilità da sbloccare o progressioni artificiali. La stessa filosofia si riflette negli scontri con i boss: giganteschi e spettacolari, raramente possono essere abbattuti con la sola forza bruta: al contrario, richiedono osservazione, pratica e la capacità di individuarne i punti deboli per colpire con decisione e ottenere un maggior punteggio. Dietro l’apparente semplicità di Star Fox si nasconde un lavoro di game design sorprendentemente raffinato, figlio della scuola arcade di altri tempi. Ed èproprio qui che risiede anche il suo principale limite: se siete soliti raggiungere i titoli di coda e passare immediatamente al gioco successivo, avrei più di una riserva nel consigliarvelo. Se invece trovate irresistibile la ricerca della partita perfetta e del punteggio ideale, allora potrebbe rivelarsi uno dei titoli più interessanti della vostra estate su Switch 2.

SEMPRE GALANTE, SEMPRE ATTUALE

Sotto questo aspetto, il gioco offre davvero pane per i vostri denti. Alla campagna principale si affianca una Modalità Sfida in cui ogni livello completato sblocca sei prove di abilità, capaci di spaziare dal discretamente impegnativo al genuinamente machiavellico. Anche in questo caso è presente una Modalità Pro da conquistare a suon di prestazioni impeccabili, a conferma della natura profondamente arcade dell’intera esperienza. Come per la campagna, è inoltre possibile affrontare le missioni in cooperativa locale, con due giocatori chiamati a spartirsi i Joy-Con: uno nei panni del pilota e l’altro in quelli del cannoniere, che sfrutta la modalità mouse per gestire il fuoco. La funzione è compatibile anche con Gameshare, sebbene non sia stato possibile testarla durante il periodo di prova. Lo stesso schema di controllo può essere utilizzato anche in solitaria, opportunamente rimappato per adattarsi a un unico giocatore. È una soluzione curiosa ma sorprendentemente efficace: particolarmente riuscita l’idea di affidare accelerazione e frenata allo stick del mouse, quasi a simulare la manetta di un vero velivolo.

3) Occorre raccogliere continuamente anelli per ripristinare gli scudi con questo caldo.

Star Fox resta fedele alla propria natura originaria: un’esperienza arcade pensata per completisti e cacciatori di record.

Questa configurazione è disponibile esclusivamente attraverso la visuale in prima persona dalla cabina di pilotaggio, una prospettiva che beneficia enormemente del formato panoramico 16:9 e della grafica ad alta risoluzione. Si tratta di un’aggiunta tutt’altro che marginale, perché altera sensibilmente la percezione delle distanze e potrebbe trasformarsi nell’ennesima sfida da affrontare per i giocatori più esperti. Dove però Velan Studios ha compiuto il salto più evidente è nella modalità VS, completamente ripensata rispetto all’originale. All’epoca rappresentava uno degli aspetti meno riusciti del pacchetto, limitandosi a scontri tra quattro giocatori umani all’interno di una porzione di schermo poco più grande di un francobollo. In questa nuova versione, invece, possono partecipare fino a otto contendenti, con i posti vacanti affidati a bot controllati dall’intelligenza artificiale, una comodità che sembra essersi persa nel tempo e che fa piacere ritrovare. Le partite vedono contrapposte la Star Fox e il team rivale Star Wolf all’interno di tre ampie arene caratterizzate da regole speciali, e possono essere disputate sia in locale sia online, con amici tramite Gameshare o contro perfetti sconosciuti.

Una volta scelto il pilota e impostate, se lo si desidera, opzioni come handicap e livello di abilità dei bot, non resta che decollare. Ogni arena propone obiettivi specifici che ne caratterizzano profondamente il ritmo: su Corneria occorre conquistare e presidiare torri satellitari per richiedere il supporto degli alleati; su Ficina una pericolosa pioggia di meteoriti dissemina preziose risorse energetiche da raccogliere prima degli avversari; nel Settore Y, invece, i pirati spaziali – no, la Gunship di Samus non è nei paraggi – attendono soltanto che qualche asso li alleggerisca del loro carico, da riportare poi alla base il più rapidamente possibile. I punti necessari per ottenere la vittoria non derivano quindi esclusivamente dagli abbattimenti, ma soprattutto dalla capacità di coordinarsi con la propria squadra e perseguire gli obiettivi della mappa. Le arene sono abbastanza ampie da sostenere senza problemi gli scontri tra due squadriglie complete, mentre la presenza di potenziamenti casuali – teletrasporti, mine di prossimità, jammer e altre diavolerie – aggiunge una gradita dose di imprevedibilità a ogni partita.

4) Forza, manca ancora poco e consegneremo il carico nella stiva della Great Fox, intascando un sacco di punti.

Dietro l’apparente semplicità si nasconde un lavoro di game design raffinato, figlio della scuola arcade di altri tempi.

Il risultato è una modalità multiplayer sorprendentemente solida ma, proprio per questo, lascia un po’ di amaro in bocca constatare come tutto si esaurisca in appena tre arene: con una base così promettente, sarebbe bastato davvero poco per ampliare l’offerta con qualche scenario aggiuntivo o persino una classica modalità Deathmatch a squadre. Un peccato, perché dietro questi scontri si intravedono potenzialità che meriterebbero di essere esplorate più a fondo. Chissà se il futuro ha in serbo qualche DLC…

In Breve: Velan Studios firma un remake rispettoso ma non timido, capace di valorizzare una delle opere più importanti della storia Nintendo senza snaturarne l’essenza. La nuova veste grafica, la fluidità impeccabile, le modalità aggiuntive e un comparto multiplayer finalmente all’altezza contribuiscono a rendere questa la migliore incarnazione mai vista del buon vecchio Star Fox 64. Rimane però un titolo figlio della filosofia arcade degli anni Novanta: breve da completare, severo da padroneggiare e costruito attorno alla ripetizione consapevole delle stesse missioni alla ricerca della prestazione perfetta. Chi cerca un’avventura da consumare una volta sola potrebbe non comprenderne il fascino; chi invece ama i giochi che premiano studio, dedizione e miglioramento costante troverà un classico intramontabile ancora perfettamente in grado di dire la sua.

Piattaforma di Prova: Nintendo Switch 2
Com’è, Come Gira: Star Fox utilizza il motore proprietario VIPER Engine di Velan Studios, progettato per garantire una fluidità costante di 60 fotogrammi al secondo durante tutte le fasi di gioco, sia in modalità docked sia portatile. Il colpo d’occhio in entrambe le modalità è assolutamente incantevole, grazie a una pulizia grafica convincente anche nelle situazioni più affollate e a un uso del colore impeccabile.

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