Doinksoft riapre il cassetto dei gettoni, soffia via quarant’anni di polvere e ci catapulta in un platformer che sembra uscito da una sala giochi degli anni Ottanta, senza costringerci a inalare dieci metri cubi di fumo passivo: Dark Scrolls. Sviluppatore / Publisher: Doinksoft / Devolver Digital Prezzo: ND Localizzazione: Assente Multiplayer: Coop online + local PEGI: ND Disponibile su: PC (Steam), Nintendo Switch Data di uscita: già disponibile Chi si ricorda di quei vecchi platformer arcade nei quali non eravamo noi a dettare il ritmo, bensì il gioco stesso a trascinarci in avanti senza la minima pietà? Tra i pionieri del genere troviamo SonSon di Capcom, datato 1984, ma il ricordo più vivido appartiene probabilmente a Wonder Boy: bastava saltare sullo skateboard e il biondo Tom-Tom partiva come un missile, trasformando ogni livello in una corsa contro i propri riflessi. Negli ultimi anni questa filosofia è stata riscoperta soprattutto dagli endless runner per dispositivi mobili, raramente però con lo stesso spirito dei vecchi cabinati. Dark Scrolls tenta di far breccia nei nostri cuori aggiungendo a quel sistema di avanzamento forzato anche una mappa del mondo che, in puro stile Ghosts ’n Goblins, ci indica la prossima tappa prima di spedirci nuovamente al massacro, con biomi che cambiano volto passando da foreste rigogliose a lande innevate, pixel orgogliosamente extra size, boss mastodontici con pattern da imparare a memoria e soprattutto la gioia antica di giocare “in doppio”, gomito a gomito sullo stesso schermo. Non di sola nostalgia vive il gamer, però, e sotto l’estetica da coin-op pulsa anche un cuore decisamente moderno: progressione roguelite a base di personaggi e potenziamenti da sbloccare, e livelli disegnati a mano ma assemblati proceduralmente, anche se bisogna sottolineare che i percorsi finiscono per assomigliarsi un po’ tutti. La trama, dal canto suo, è poco più di un pretesto per premere Start: un cavaliere troppo debole per cavarsela da solo recluta un’improbabile compagnia, abbatte un’idra a tre teste e, da consumato galantuomo, ruba la pergamena appena recuperata per poi barricarsi nella propria fortezza. Agli sventurati appena traditi non resta che inseguirlo e presentargli il conto. SI CHIAMA DARK SCROLLS PERCHÉ SCROLLA Il gioco si chiama Dark Scrolls perché scrolla. Ditelo pure con fierezza al vostro esaminatore del Cambridge C2 Proficiency: una domanda in meno da temere. Iniziata la run, lo schermo avanza inesorabile e la regola è una sola: non restare indietro. Se rimaniamo incastrati e finiamo oltre il bordo sinistro del monitor, è game over immediato. Più clemente, invece, la gestione delle collisioni con i nemici, che ci sottrae soltanto una manciata di punti vita, prontamente recuperabili consumando le immancabili pozioni rosse. Di tanto in tanto lo scrolling si concede una pausa, proponendo ondate particolarmente intense, scontri con i boss o soste rigeneranti dai vendor, sempre pronti a intascarsi le nostre monete raccolte sul campo in cambio di potenziamenti di ogni sorta: effetti elementali da applicare alle armi, fatine curative, cadenza di fuoco moltiplicata o maggiore velocità di movimento. La vera particolarità, però, sta nel modo nel quale questi bonus entrano in gioco: non si attivano a comando, ma vanno associati alle cinque stelline che compongono la barra Rage. A ogni tacca riempita scatta in automatico il relativo potere, permettendoci di pianificare una vera e propria escalation distruttiva e prevedere, colpo dopo colpo, cosa stiamo per scatenare. Completata la barra, infine, entra in scena l’abilità speciale, cucita su misura per ciascun personaggio: c’è chi rovescia sullo schermo una pioggia di asce, chi immobilizza di colpo ogni avversario in vista, chi si avvolge in una barriera scintillante capace di assorbire i proiettili. UN ROSTER DI PERSONAGGI ECCENTRICI Nelle prime run dovremo accontentarci di un terzetto composto da un irascibile boscaiolo, un ladro dalle spiccate doti ninja e un mago pittore, ma la compagnia si popolerà ben presto di figuri sempre più improbabili: un cane che, abbaiando, emette onde sonore capaci di colpire i nemici acquattati dietro gli ostacoli; un topo sassofonista con diversi tipi di attacco a seconda della melodia suonata; un’angioletta armata di arco e frecce e perfino un cuoco dall’aria poco raccomandabile. Limitarsi a saltare e sparare, tuttavia, nel 2026 sarebbe stato un po’ poco persino per un titolo che dell’arcade più puro fa la propria ragion d’essere; così Doinksoft ha messo mano al sacro doppio salto e, con una certa eleganza, lo ha reinterpretato per ciascun personaggio. C’è chi si schianta al suolo con uno stomp, chi si libra nell’aria come un cherubino, chi rotola in perfetto stile Sonic e chi scatta in un dash fulmineo. Il risultato è che ogni eroe è caratterizzato da mobilità e ritmo completamente differenti, costringendoci ad adattarci ai punti di forza e ai talloni d’Achille di ciascuno. Con un party del genere a disposizione, la sobrietà sembrava essere stata cortesemente accompagnata all’uscita; peccato che a protagonisti tanto sopra le righe non si contrappongano nemici altrettanto ispirati. Ci ritroveremo quindi ad affrontare i soliti noti: zombie che sbucano dal terreno, pipistrelli che calano dal soffitto e pesci che balzano fuori dall’acqua. Il déjà vu è poco: qui siamo al “ma questi non li avevo già ammazzati nel 1986?”. MORIRE, RIPARTIRE, RIPETERE Quando ci lasciamo le penne, progressi, monete e potenziamenti accumulati svaniscono nel nulla. Tutti, tranne quelli che avremo avuto la lungimiranza di mettere al sicuro nel bancomat, naturalmente dopo averlo sbloccato. Torneremo così all’hub con un gruzzolo di diamanti proporzionato alla distanza percorsa prima della disfatta. Saranno proprio loro ad alimentare la progressione permanente, permettendoci di sbloccare nuovi personaggi e nuovi poteri destinati a comparire negli empori delle partite successive. Ogni eroe, inoltre, porta con sé una serie di missioni personali che ricompensano con diamanti extra e ulteriori bonus. È proprio questa la dolce e perfida promessa di ogni roguelite che si rispetti: la sensazione che la prossima run sarà quella buona. In fondo abbiamo appena sbloccato un nuovo personaggio. Oppure ci manca un solo diamante per comprare quel potenziamento. O magari vogliamo semplicemente vedere cosa ci aspetta nel prossimo bioma. Poi alziamo gli occhi dall’orologio. Sono le due e mezza di notte. E all’improvviso ci rendiamo conto che i vecchi coin-op avevano una certa eleganza: quando finivano le monete, almeno, ci obbligavano ad andare a dormire. Dark Scrolls, invece, non ha questa cortesia. In Breve: Dark Scrolls recupera la filosofia dei vecchi platform arcade a scorrimento forzato alla SonSon e la arricchisce con una struttura roguelite moderna. Lo schermo avanza senza pietà, costringendoci a restare sempre in movimento mentre affrontiamo ondate di nemici e boss giganteschi, raccogliendo monete da investire in potenziamenti che si attivano progressivamente tramite una particolare barra Rage. Il roster di eroi, tutti caratterizzati da abilità e movimenti differenti, garantisce una buona varietà e il co-op locale è una gioia per nostalgici. Peccato per una certa ripetitività dei livelli generati proceduralmente e per nemici fin troppo convenzionali. Un riuscito incontro tra passato e presente, capace di regalare più di una notte insonne. Piattaforma di Prova: PC Configurazione di Prova: AMD Ryzen 9 6900HS, 16GB RAM, GeForce RTX 3080, SSD Com’è, Come Gira: Leggero anche per gli hardware più datati, ma non prevede nessuna opzione extra: niente livello di difficoltà, niente calibrazione gamma, niente ridefinizione controlli, solo regolazione volume e risoluzione.
Doinksoft riapre il cassetto dei gettoni, soffia via quarant’anni di polvere e ci catapulta in un platformer che sembra uscito da una sala giochi degli anni Ottanta, senza costringerci a inalare dieci metri cubi di fumo passivo: Dark Scrolls.
Sviluppatore / Publisher: Doinksoft / Devolver Digital Prezzo: ND Localizzazione: Assente Multiplayer: Coop online + local PEGI: ND Disponibile su: PC (Steam), Nintendo Switch Data di uscita: già disponibile
Chi si ricorda di quei vecchi platformer arcade nei quali non eravamo noi a dettare il ritmo, bensì il gioco stesso a trascinarci in avanti senza la minima pietà? Tra i pionieri del genere troviamo SonSon di Capcom, datato 1984, ma il ricordo più vivido appartiene probabilmente a Wonder Boy: bastava saltare sullo skateboard e il biondo Tom-Tom partiva come un missile, trasformando ogni livello in una corsa contro i propri riflessi. Negli ultimi anni questa filosofia è stata riscoperta soprattutto dagli endless runner per dispositivi mobili, raramente però con lo stesso spirito dei vecchi cabinati.
Dark Scrolls tenta di far breccia nei nostri cuori aggiungendo a quel sistema di avanzamento forzato anche una mappa del mondo che, in puro stile Ghosts ’n Goblins, ci indica la prossima tappa prima di spedirci nuovamente al massacro, con biomi che cambiano volto passando da foreste rigogliose a lande innevate, pixel orgogliosamente extra size, boss mastodontici con pattern da imparare a memoria e soprattutto la gioia antica di giocare “in doppio”, gomito a gomito sullo stesso schermo.
Tanti protagonisti fuori di testa, meno memorabili i nemici che affronteremo
Non di sola nostalgia vive il gamer, però, e sotto l’estetica da coin-op pulsa anche un cuore decisamente moderno: progressione roguelite a base di personaggi e potenziamenti da sbloccare, e livelli disegnati a mano ma assemblati proceduralmente, anche se bisogna sottolineare che i percorsi finiscono per assomigliarsi un po’ tutti. La trama, dal canto suo, è poco più di un pretesto per premere Start: un cavaliere troppo debole per cavarsela da solo recluta un’improbabile compagnia, abbatte un’idra a tre teste e, da consumato galantuomo, ruba la pergamena appena recuperata per poi barricarsi nella propria fortezza. Agli sventurati appena traditi non resta che inseguirlo e presentargli il conto.
SI CHIAMA DARK SCROLLS PERCHÉ SCROLLAIl gioco si chiama Dark Scrolls perché scrolla. Ditelo pure con fierezza al vostro esaminatore del Cambridge C2 Proficiency: una domanda in meno da temere. Iniziata la run, lo schermo avanza inesorabile e la regola è una sola: non restare indietro. Se rimaniamo incastrati e finiamo oltre il bordo sinistro del monitor, è game over immediato. Più clemente, invece, la gestione delle collisioni con i nemici, che ci sottrae soltanto una manciata di punti vita, prontamente recuperabili consumando le immancabili pozioni rosse. Di tanto in tanto lo scrolling si concede una pausa, proponendo ondate particolarmente intense, scontri con i boss o soste rigeneranti dai vendor, sempre pronti a intascarsi le nostre monete raccolte sul campo in cambio di potenziamenti di ogni sorta: effetti elementali da applicare alle armi, fatine curative, cadenza di fuoco moltiplicata o maggiore velocità di movimento.
La vera particolarità, però, sta nel modo nel quale questi bonus entrano in gioco: non si attivano a comando, ma vanno associati alle cinque stelline che compongono la barra Rage. A ogni tacca riempita scatta in automatico il relativo potere, permettendoci di pianificare una vera e propria escalation distruttiva e prevedere, colpo dopo colpo, cosa stiamo per scatenare. Completata la barra, infine, entra in scena l’abilità speciale, cucita su misura per ciascun personaggio: c’è chi rovescia sullo schermo una pioggia di asce, chi immobilizza di colpo ogni avversario in vista, chi si avvolge in una barriera scintillante capace di assorbire i proiettili.
UN ROSTER DI PERSONAGGI ECCENTRICINelle prime run dovremo accontentarci di un terzetto composto da un irascibile boscaiolo, un ladro dalle spiccate doti ninja e un mago pittore, ma la compagnia si popolerà ben presto di figuri sempre più improbabili: un cane che, abbaiando, emette onde sonore capaci di colpire i nemici acquattati dietro gli ostacoli; un topo sassofonista con diversi tipi di attacco a seconda della melodia suonata; un’angioletta armata di arco e frecce e perfino un cuoco dall’aria poco raccomandabile. Limitarsi a saltare e sparare, tuttavia, nel 2026 sarebbe stato un po’ poco persino per un titolo che dell’arcade più puro fa la propria ragion d’essere; così Doinksoft ha messo mano al sacro doppio salto e, con una certa eleganza, lo ha reinterpretato per ciascun personaggio.
Dark Scrolls è un omaggio ai coin-op anni Ottanta con qualche trucco roguelite ben assestato
C’è chi si schianta al suolo con uno stomp, chi si libra nell’aria come un cherubino, chi rotola in perfetto stile Sonic e chi scatta in un dash fulmineo. Il risultato è che ogni eroe è caratterizzato da mobilità e ritmo completamente differenti, costringendoci ad adattarci ai punti di forza e ai talloni d’Achille di ciascuno. Con un party del genere a disposizione, la sobrietà sembrava essere stata cortesemente accompagnata all’uscita; peccato che a protagonisti tanto sopra le righe non si contrappongano nemici altrettanto ispirati. Ci ritroveremo quindi ad affrontare i soliti noti: zombie che sbucano dal terreno, pipistrelli che calano dal soffitto e pesci che balzano fuori dall’acqua. Il déjà vu è poco: qui siamo al “ma questi non li avevo già ammazzati nel 1986?”.
MORIRE, RIPARTIRE, RIPETEREQuando ci lasciamo le penne, progressi, monete e potenziamenti accumulati svaniscono nel nulla. Tutti, tranne quelli che avremo avuto la lungimiranza di mettere al sicuro nel bancomat, naturalmente dopo averlo sbloccato. Torneremo così all’hub con un gruzzolo di diamanti proporzionato alla distanza percorsa prima della disfatta. Saranno proprio loro ad alimentare la progressione permanente, permettendoci di sbloccare nuovi personaggi e nuovi poteri destinati a comparire negli empori delle partite successive. Ogni eroe, inoltre, porta con sé una serie di missioni personali che ricompensano con diamanti extra e ulteriori bonus.
È proprio questa la dolce e perfida promessa di ogni roguelite che si rispetti: la sensazione che la prossima run sarà quella buona. In fondo abbiamo appena sbloccato un nuovo personaggio. Oppure ci manca un solo diamante per comprare quel potenziamento. O magari vogliamo semplicemente vedere cosa ci aspetta nel prossimo bioma. Poi alziamo gli occhi dall’orologio. Sono le due e mezza di notte. E all’improvviso ci rendiamo conto che i vecchi coin-op avevano una certa eleganza: quando finivano le monete, almeno, ci obbligavano ad andare a dormire. Dark Scrolls, invece, non ha questa cortesia.
In Breve: Dark Scrolls recupera la filosofia dei vecchi platform arcade a scorrimento forzato alla SonSon e la arricchisce con una struttura roguelite moderna. Lo schermo avanza senza pietà, costringendoci a restare sempre in movimento mentre affrontiamo ondate di nemici e boss giganteschi, raccogliendo monete da investire in potenziamenti che si attivano progressivamente tramite una particolare barra Rage. Il roster di eroi, tutti caratterizzati da abilità e movimenti differenti, garantisce una buona varietà e il co-op locale è una gioia per nostalgici. Peccato per una certa ripetitività dei livelli generati proceduralmente e per nemici fin troppo convenzionali. Un riuscito incontro tra passato e presente, capace di regalare più di una notte insonne.
Piattaforma di Prova: PC
Configurazione di Prova: AMD Ryzen 9 6900HS, 16GB RAM, GeForce RTX 3080, SSD
Com’è, Come Gira: Leggero anche per gli hardware più datati, ma non prevede nessuna opzione extra: niente livello di difficoltà, niente calibrazione gamma, niente ridefinizione controlli, solo regolazione volume e risoluzione.
| # | Наименование новости | Тональность | Информативность | Дата публикации |
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